Trump ancora contro la Cina: “Attacco peggiore di Pearl Harbor e dell’11 settembre”

Coronavirus: Trump rincara la dose contro la Cina e definisce la pandemia il peggior attacco subito dagli USA nella storia recente.

Peggio di Pearl Harbor e dell’11 settembre” così ha descritto la pandemia di coronavirus il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornando ad attaccare la Cina.

Nei giorni scorsi erano riemerse le accuse di insabbiamento nei confronti di Pechino, con relativo dietrofront del segretario di Stato USA Mike Pompeo, ma il tycoon ha voluto riaccendere la polemica.

Nel frattempo il Governo sta riflettendo sulle azioni punitive da indirizzare nei confronti della Cina per non aver gestito nel migliore dei modi la fase iniziale dell’emergenza.

“Coronavirus? Peggio di Pearl Harbor e dell’11 settembre”

Trump è tornato alla carica e assesta un altro colpo alla Cina. In conferenza stampa ha parlato ancora una volta della cattiva gestione dell’emergenza da parte di Pechino, soprattutto per il fatto che l’epidemia sarebbe potuta essere contenuta nella fase iniziale. Proprio a questo proposito il Governo starebbe passando al vaglio l’ipotesi di mettere in campo sanzioni o chiedere risarcimenti per i danni causati.

Per i critici però si tratterebbe solo di un tentativo di spostare l’attenzione dai numeri da incubo degli Stati Uniti, dove i morti hanno superato le 72.000 unità e la conta giornaliera delle vittime potrebbe arrivare a 3.000 entro giugno. Ecco cos’ha detto Trump ai media presenti alla Casa Bianca:

“Quello che sta accadendo è peggio di Pearl Harbor, peggio del World Trade Center. Non abbiamo mai subito un attacco del genere, non sarebbe dovuto accadere. Il coronavirus poteva essere fermato sin dall’inizio, in Cina ma non è stato fatto. La guerra che stiamo portando avanti è contro il ‘nemico invisibile’, non contro Pechino”.

Le accuse di insabbiamento, poi il dietrofront

La frattura tra Cina e Stati Uniti è stata ulteriormente aggravata dalle parole del segretario di Stato USA, Mike Pompeo, che domenica aveva ribadito come sia stato adoperato un insabbiamento da parte di Pechino. Secondo Pompeo la reale minaccia del coronavirus prima e la sua origine poi sarebbero state intenzionalmente nascoste.

Per rafforzare la propria affermazione, il segretario di Stato ha poi parlato dell’esistenza di prove sulla fuga del SARS-COV-2 da un laboratorio cinese. Nelle ultime ore il dietrofront:

“Non abbiamo la certezza ma le prove sul fatto che il virus provenga da un laboratorio sono sotto gli occhi di tutti. Confermo le mie dichiarazioni e quelle degli altri funzionari. Sono tutte veritiere”.

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