Trump e non solo: i 3 rischi che per l’OCSE frenano la crescita globale

L’OCSE prevede che l’economia globale crescerà troppo lentamente nel prossimo biennio. Le ragioni? Trump, la volatilità dei cambi e l’instabilità politica connessa alle elezioni europee.

Trump e non solo: i 3 rischi che per l'OCSE frenano la crescita globale

OCSE, Global economic outlook: secondo quanto riportato dall’OCSE nel suo “Interim economic outlook”, l’economia mondiale nel prossimo biennio crescerà ma meno di quanto dovrebbe. Rispetto al 2016, quando la crescita globale è stata del 3%, le aspettative per il 2017 si fermano ad un incremento dello 0,3%. Prestazioni che ricalcano l’enorme incertezza internazionale sia sul piano politico che su quello economico.

Secondo l’OCSE, l’economia globale stenta ad assestarsi sui livelli pre-crisi per tre ragioni, tutte di ordine congiunturale:

  1. l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca: le minacce USA all’ordine commerciale internazionale rallentano le prospettive di crescita;
  2. la volatilità dei tassi di cambio;
  3. l’instabilità politica nell’eurozona: la Frexit (uscita della Francia dall’UE e dall’euro) sancirebbe il collasso definitivo dell’euro.

Per l’OCSE, la commistione di questi tre elementi soffoca gli investimenti sul piano internazionale e al contempo riduce la produttività.

OCSE: perché l’economia globale cresce lentamente?

Le stime dell’OCSE dipingono uno scenario economico internazionale anemico. La crescita globale, che l’anno scorso si è attestata intorno al 3%, quest’anno aumenterà solo dello 0,3%. Qualcosa di più significativo in termini di performance si avrà a partire dal 2018. Il trend ascensionale della crescita globale, anche se innegabile, è “troppo lento” rispetto ai livelli pre-crisi.

Per l’OCSE, sulla crescita globale pesa innanzitutto il rischio di barriere commerciali. Da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca, gli USA sono impegnati nell’opera di revisione degli accordi commerciali precedentemente stipulati a livello multilaterale. Il TTP (Trans Pacific Partnership), retaggio diretto dell’amministrazione Obama, è stato il primo accordo commerciale a cadere sotto i colpi dell’amministrazione Trump. Stessa sorte potrebbe toccare al NAFTA (l’accordo di libero scambio tra Messico, USA e Canada). Si tratta, come l’ha definito Bloomberg, di un attacco frontale al libero commercio internazionale.

Anche la volatilità dei tassi di cambio, per l’OCSE, rappresenta un vincolo alla crescita globale. I mercati al momento soffrono soprattutto le manovre di alleggerimento quantitativo promosse dalla BCE per ristabilire nell’eurozona un circolo di sano inflazionismo.

L’OCSE ravvede nell’instabilità politica che al momento interessa l’eurozona il terzo e ultimo fattore di rischio per la crescita globale: come ha dichiarato Catherine L. Mann, capo economista del dipartimento economico dell’OCSE, l’instabilità politica connessa alle elezioni europee demotiva gli investitori è distrae i governi in carica dall’opera riformatrice.

Anche se di recente i consiglieri economici di Marine Le Pen hanno avvertito gli emissari di Blackrock Inc, Barclays PLC e UBS Group AG che l’obiettivo del Front National non è di certo quello di causare un cataclisma economico, l’OCSE ritiene che l’ondata anti-euro e anti-UE possa incidere negativamente sulle performance dell’economia globale.

La ricetta dell’OCSE per uscire dal ciclo di bassa crescita globale è invero sempre la stessa. I governi sono chiamati a implementare le riforme e, laddove possibile, stimolare la domanda per mezzo di alleggerimenti fiscali. Per l’OCSE, è il solo modo per rilanciare gli investimenti e stimolare la produttività.

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