Tria mette i paletti al governo: “Primo impegno ridurre il debito”

Passa la risoluzione al Def presentata da Lega e 5 Stelle, ma il ministro Tria fa capire che sarà essenziale “prevenire ogni aggravio per la finanza pubblica”.

Tria mette i paletti al governo: “Primo impegno ridurre il debito”

Non è ancora il momento per la Flat Tax e il Reddito di Cittadinanza. Nel suo primo discorso alla Camera, in occasione del voto sulla risoluzione al Def presentata da Lega e Movimento 5 Stelle, Giovanni Tria si è mostrato molto cauto in merito ai conti pubblici.

Il neo ministro dell’Economia infatti, in qualche modo andando controcorrente rispetto alle volontà dei due partiti che formano la maggioranza di governo, ha fatto intendere in maniera chiara che l’impegno principale per il paese sarà quello della riduzione del debito pubblico.

La risoluzione al Def

Inizia anche in Parlamento l’attività del nuovo governo. Come primo atto la Camera è stata chiamata a esprimersi in merito alla risoluzione al Def presentata da Lega e 5 Stelle, approvandola con 330 voti favorevoli contro i 242 contrari mentre sono stati 4 gli astenuti.

Sostanzialmente il governo con questa risoluzione si è impegnato a disinnescare le clausole di salvaguardia al momento pendenti, evitando così a partire dal nuovo anno un aumento dell’aliquota Iva e delle accise sulla benzina.

La precedenza quindi verrà data al reperimento dei 12,4 miliardi necessari per sterilizzare le clausole di salvaguardia, anche se al momento non sono state ancora fornite indicazioni su come questi soldi verranno trovati.

Altro punto chiave della risoluzione è la richiesta di slittamento del pareggio di bilancio, dal 2020 al 2021, chiedendo quindi all’Europa nuovamente più flessibilità sui conti pubblici sempre però nel rispetto dei vincoli dell’Unione.

Tria prudente sui conti pubblici

Se comunque da una parte sia la Lega che il Movimento 5 Stelle continuano a cavalcare i loro cavalli di battaglia, rispettivamente Flat Tax e Reddito di Cittadinanza, a smorzare gli entusiasmi ci ha pensato Giovanni Tria.

Nel suo primo discorso alla Camera, il ministro dell’Economia ha fatto però chiaramente intendere che in questo momento è impossibile esaudire tutti questi desideri: se la priorità è il disinnesco delle clausole di salvaguardia, non sarà possibile reperire fondi nell’immediato anche per il taglio delle tasse e per misure di sostegno a chi è senza lavoro.

Nell’interesse del paese è intenzione del governo agire in modo di prevenire ogni aggravio per la finanza pubblica - ha spiegato Tria a Montecitorio - con il primo impegno che sarà quello di ridurre il debito”.

In quest’ottica, fondamentale per Tria sarà “il consolidamento di bilancio e una dinamica decrescente del rapporto debito/Pil, condizioni necessarie per mantenere e rafforzare la fiducia dei mercati finanziari”, con il calo del debito che per il ministro sarà “la condizione di forza per rivendicare una svolta decisiva che consenta di considerare la spesa per investimenti diversamente dalla spesa corrente”.

In sostanza secondo via XX Settembre l’Italia non sta crescendo come ci si aspettava e, se si vuole ottenere maggiore flessibilità nei conti, questo deve essere pianificato in piena sintonia con Bruxelles, partendo però sempre dal presupposto che il debito pubblico deve essere tenuto sotto controllo.

Questo però non vuol dire che non sarà possibile realizzare l’impegnativo programma di governo. “Il Reddito di Cittadinanza avrà un ruolo centrale” stando sempre alle parole di Tria, ma il tutto è rimandato al prossimo autunno quando verrà imbastito il Piano Nazionale delle Riforme che dovrebbe contenere il cronoprogramma di tutti i provvedimenti più attesi.

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