Perché in Giappone le auto elettriche mettono a rischio lavoro e export

23 Settembre 2021 - 11:48

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Akio Toyoda, ad di Toyota, ha molti dubbi sul futuro delle auto elettriche. Il Giappone perderà 8 milioni di auto e circa 5,5 milioni di posti di lavoro.

Perché in Giappone le auto elettriche mettono a rischio lavoro e export

L’amministratore delegato di Toyota, Akio Toyoda, ha molti dubbi sul futuro delle auto elettriche. Il manager, più volte critico verso la tecnologia delle auto a batteria, si è rivolto direttamente al governo giapponese in campo per una vera e propria crociata contro le emissioni di CO2. Il Giappone si è infatti impegnato, entro il 2050, a raggiungere la neutralità climatica.

Akio Toyoda ha espresso i suoi dubbi nel corso di una riunione della Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA). Il manager, nel ruolo istituzionale di Presidente dell’associazione, ha definito insostenibili gli ambiziosi obiettivi climatici a cui sta lavorando il Giappone sulla scia delle decisioni assunte dall’Unione europea. Come sappiamo l’UE bloccherà dal 2035 la commercializzazione di auto con motori endotermici.

La sostenibilità delle auto elettriche

La scelta di puntare sulle auto elettriche potrebbe costare al Giappone, entro il 2030, ben 5,5 milioni di posti di lavoro e una sforbiciata alla produzione stimata in 8 milioni di unità. Alla luce di questi numeri, per Toyoda ne deriverebbe un gravissimo danno all’economia dell’intero Paese.

«Il Giappone è un paese che dipende dalle esportazioni», ha detto Toyoda citato da Auto News. «La neutralità climatica è legata in Giappone al tema dell’occupazione. Alcuni politici stanno dicendo che abbiamo bisogno di trasformare tutte le auto in elettriche e che l’industria manifatturiera è ormai obsoleta, ma non credo che sia così».

La visione di Toyoda sul futuro della mobilità

Toyoda ha sottolineato il fatto che il Giappone produce circa 10 milioni di veicoli all’anno, il 50% dei quali viene esportato. Le previsioni stimano che al 2030 l’industria dell’auto giapponese dovrebbe continuare a produrre 8 milioni di veicoli all’anno con motori a combustione. Conteggiando in questo numero anche gli ibridi nelle declinazioni mild, full e PHEV.

«Bloccare i motori termici significa rinunciare alla produzione di oltre 8 milioni di unità e l’industria automobilistica potrebbe rischiare di perdere la maggior parte degli attuali 5,5 milioni di posti di lavoro» prosegue Toyoda. «Se dicono che i motori a combustione interna sono il nemico, nel prossimo futuro non saremmo in grado di produrre quasi nessun veicolo».

Non sorprende la posizione di Akio Toyoda sui motori ibridi. Come sappiamo, Toyota investe da oltre 25 anni su questa tecnologia che è ormai presente in modo trasversale su quasi tutti i suoi modelli in gamma.

Toyoda, sempre citato da Auto News, rimane quindi dell’idea le auto ibride rappresentino un’importante tecnologia ponte verso i veicoli elettrici e siano particolarmente importanti in tutti quei mercati sprovvisti di una capillare infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche. Il manager ha quindi sottolineato che i propulsori ibridi, conservando la componente meccanica legata al motore termico, permetteranno di ridurre le emissioni inquinanti alleviando, allo stesso tempo, l’impatto occupazionale della transizione verso la mobilità a batteria.

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