Riforma terzo settore: è legge il riordino delle organizzazioni no profit

Adele Restivo

26 Maggio 2016 - 21:00

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Approvata alla Camera la legge delega che riordina, per la prima volta, il Terzo settore delle organizzazioni no profit. Vediamo di che si tratta.

La legge delega sul terzo settore è stata definitivamente approvata alla Camera.

Ci sono volute tre letture parlamentari e due anni di lavoro e consultazione delle migliaia di associazioni che compongono l’ampio settore del no profit.

Il disegno di legge delega, di iniziativa governativa è rimasto, nei contenuti, identico al testo approvato dal Senato lo scorso marzo.

Riforma terzo settore: i 5 punti principali

Quali sono i punti principali della riforma del terzo settore?

  • Che cos’è il Terzo settore: l’articolo 1 del provvedimento lo definisce come “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi";
  • Servizio civile universale: il servizio civile universale sarà aperto anche ai cittadini stranieri residenti in Italia e darà uno status giuridico specifico ai volontari in servizio. Si potrà prestare servizio in uno degli Stati membri dell’Unione Europea e anche in Paesi extra Europa, ma solo per iniziative legate alla promozione della pace e alla cooperazione allo sviluppo;
  • Registro unico del terzo settore: viene prevista la sua istituzione a livello nazionale, presso il Ministero del lavoro. L’adesione al registro è obbligatoria per gli enti del Terzo settore che vogliano accedere a fondi pubblici, a fondi privati derivanti da sottoscrizioni pubbliche e a fondi europei;
  • Fondazione Italia Sociale: è una fondazione di diritto privato, che sarà però finanziata con risorse pubbliche, per la realizzazione e lo sviluppo di iniziative innovative da parte di organizzazioni del Terzo settore. Rappresenta uno dei punti più controversi dell’intero provvedimento;
  • Fondo nazionale di finanziamento: è previsto per tutte le attività di interesse generale del terzo settore. Il Fondo avrà a disposizione 17,3 milioni per il 2016 e 20 milioni di euro annui a partire dal 2017.

Riforma Terzo settore: le reazioni

La CNESC - Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile (della quale fanno parte, tra gli altri Acli, Anpas, Arci Servizio Civile, Anspi, Avis Nazionale, Caritas Italiana, Cnca e Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia) - considera il servizio civile universale una delle principali innovazioni contenuta nel testo approvato.

Il Movimento Cinque Stelle ha duramente contestato il contenuto della riforma, concentrandosi, in particolare, su quanto previsto con l’istituzione della Fondazione Italia sociale.

I deputati grillini della commissione Affari sociali hanno dichiarato:

“Questa Fondazione è una creatura pensata e voluta da Vincenzo Manes, consulente di Palazzo Chigi, amico personale di Renzi di cui è stato anche finanziatore. (…) La realtà è che attraverso questo strumento si intende creare un nuovo poltronificio e una struttura che gestirà il flusso di fondi nel terzo settore, con potenziali conseguenze clientelari che sono solo immaginabili".

La vice presidente della Camera Marina Sereni, PD, ha dichiarato che dopo due anni di consultazione pubblica in cui sono stati coinvolti più di 1000 soggetti:

“Ora imprese sociali, associazioni di volontariato e di promozione sociale, fondazioni e cooperative sociali hanno un vero punto di riferimento, un quadro di definizioni e regole certe. Non si tratta di un semplice restyling, ma di un vero e proprio ridisegno del Terzo Settore, fin qui regolamentato da una normativa frammentaria e poco omogenea".

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