Terza dose vaccino: chi dovrà farla e quando

Fiammetta Rubini

5 Luglio 2021 - 12:46

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Servirà la terza dose di vaccino? Quando si farà, che vaccino verrà usato e chi sarà vaccinato per primo? Ecco le cose da sapere.

Terza dose vaccino: chi dovrà farla e quando

Non si sa ancora se servirà una terza dose del vaccino, quando e chi dovrà farla per primo, ma la possibilità di un secondo richiamo per prolungare l’immunità e proteggerci dalle nuove varianti si fa sempre più concreta.

Alcuni Paesi stanno già procedendo: in Turchia e Repubblica Dominicana si sta già facendo la terza dose, e il Regno Unito ha dato il via libera al piano vaccinazioni con terza dose per i più vulnerabili. Ecco cosa sappiamo ad oggi e cosa dicono gli studi.

Terza dose vaccino: quando e chi deve farla prima

Alcuni studi condotti in diversi Paesi suggeriscono che una terza dose possa migliorare significativamente l’immunogenicità del vaccino nei pazienti più fragili e immunocompromessi.

Uno studio francese su 101 pazienti trapiantati pubblicato sul New England Journal of Medicine ha rilevato che una terza dose del vaccino ne potenzia l’efficacia, abbattendo il ischio di contrarre la malattia. Una ricerca della Johns Hopkins University su 30 trapiantati ha evidenziato che i pazienti senza anticorpi o con bassi livelli di anticorpi dopo due dosi hanno aumentato i livelli dopo la terza dose. Anche se i risultati sono incoraggianti, i ricercatori precisano che servono ulteriori studi a conferma dell’efficacia della terza dose.

Secondo uno studio preliminare dell’Università di Oxford una terza dose del vaccino somministrata da 44 a 45 settimane dopo la seconda può potenziare la risposta immunitaria contro il virus, comprese le varianti, e che il rischio di effetti collaterali è molto inferiore rispetto alla prima.

Per la ricerca sono stati testati 75 partecipanti che hanno ricevuto le due prime dosi con un intervallo di 8-16 settimane. Dai test è emerso che i livelli di anticorpi 28 giorni dopo la terza dose erano significativamente più alti rispetto allo stesso periodo dopo la seconda dose.

La priorità sarà data da settembre 2021 alle persone più esposte al rischio di infettarsi o di sviluppare forme gravi. Quindi: over 70, operatori sanitari e di assistenza sociale, pazienti immunodepressi.

Tuttavia i risultati dello studio di Oxford non sono ancora stati sottoposti a revisione paritaria e i ricercatori affermano che è ancora presto per dire con certezza che sarà necessaria una terza dose di vaccino il prossimo autunno.

Terza dose vaccino: cosa farà l’Italia?

Anche da noi si parla da tempo della possibilità di somministrare una terza dose del vaccino a partire dall’autunno, come ribadito anche dallo stesso ministro della Salute Speranza.

Ancora non è chiaro da quando partirebbero le nuove vaccinazioni: si parla di settembre o di inizio 2022.

Al momento, comunque, ci sono diversi nodi da sciogliere: dalla durata dell’immunità, ai quasi 3 milioni di ultrasessantenni ancora non vaccinati, fino al grado di efficacia e sicurezza della vaccinazione eterologa.

Interrogato da Linkiesta su quando si farà la terza dose, che vaccino verrà usato e chi sarà vaccinato per primo, il dott. Fabrizio Pregliasco ha risposto che “gli studi sono ancora in fase embrionale e non abbiamo dati certi. Non sappiamo se le persone che hanno ricevuto il vaccino quasi un anno fa siano ancora protette. Si pensa alla possibilità di fare un richiamo periodico come quello del vaccino antinfluenzale, soprattutto per proteggere le categorie più vulnerabili, ma potrebbe essere necessario per tutti”.

Per quanto riguarda il tipo di vaccino per le terze dosi, potrebbe non essere necessario aspettare un nuovo vaccino efficace contro tutte le varianti, ma andrebbero bene quelli già usati. Uno studio suggerisce che la terza dose con vaccino AstraZeneca potrebbe essere molto efficace; altri che è meglio usare un vaccino diverso da quello usato per le prime dosi in quanto la vaccinazione eterologa è più efficace e consente di sviluppare una risposte immunitaria più forte anche contro le varianti più pericolose. Ma siamo nel campo delle ipotesi e serviranno ulteriori dati per avere conferme.

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