Tercas: per Corte Ue non fu aiuto di Stato

La Corte di Giustizia dell’UE ha accolto le ragioni del ricorso avanzate dalla Banca Popolare di Bari contro la decisione della Commissione UE di considerare «aiuto di Stato» l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Tercas. ABI soddisfatta della decisione del tribunale UE, Popolare di Bari valuta rischiesta di risarcimenti

Tercas: per Corte Ue non fu aiuto di Stato

Le risorse concesse nel 2014 dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi alla Banca Popolare di Bari per il salvataggio di Tercas non rappresentano un «aiuto di Stato».

Lo ha stabilito il Tribunale UE, accogliendo il ricorso presentato dallo stesso istituto, con il sostegno di Bankitalia e dall’Italia, contro la bocciatura stabilita dalla Commissione UE secondo cui «l’uso della garanzia sui depositi è aiuto di Stato».

Secondo i giudici di Lussemburgo, Bruxelles «non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fondo interbancario di tutela dei depositi fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane».

Il Fondo interbancario ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas e la Commissione non ha dimostrato «il coinvolgimento delle autorità pubbliche italiane nell’adozione della misura in questione», hanno scritto i giudici.

Contro la decisione del Tribunale, entro due mesi, potrà eventualmente essere proposta un’impugnazione alla Corte di giustizia europea, ma solo limitatamente alle questioni di diritto.

La vicenda Tercas

Nel luglio 2014 il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è intervenuto a favore della Cassa di Teramo con misure per 295 milioni di euro per coprire le perdite della banca e sostenerne la vendita alla Popolare di Bari.

Tuttavia, a fine 2015, la Commissione UE ha giudicato il sostegno da parte del Fondo Interbancario come «aiuto di Stato». Quindi non compatibile con le norme europee, in particolare per effetto della Comunicazione sul settore bancario del 2013.

Bruxelles ha accusato l’Italia di non aver presentato un piano di ristrutturazione, di non aver applicato il burden sharing ai creditori subordinati e di non aver attuato misure per limitare la distorsione della concorrenza causata dall’aiuto. L’esecutivo UE ha così disposto che i 295 milioni fossero restituiti al Governo e poi al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Tercas: «è stato rispettato il principio dell’investitore di mercato»

Il Governo italiano, con Banca d’Italia, Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e la Banca Popolare di Bari ha però impugnato la decisione della Commissione davanti al Tribunale UE, chiedendone l’annullamento.

Nel ricorso al Tribunale UE, l’Italia ha rilevato che le risorse del Fondo Interbancario sono private e che quest’ultimo non è obbligato a intervenire dalle autorità pubbliche. Quindi, per Tercas, è stato rispettato il principio dell’investitore di mercato.

Il ricorso di annullamento, come nel caso di Tercas, mira a far annullare atti delle istituzioni dell’Unione contrari al diritto dell’Unione. A determinate condizioni, gli Stati membri, le istituzioni europee e i privati possono fare appello alla Corte di giustizia o al Tribunale per un ricorso di annullamento. Se il ricorso è fondato, l’atto, come in questo caso, viene annullato.

ABI soddisfatta della decisione del tribunale UE, Patuelli chiede dimissioni della Vestager

Il Presidente dell’ABI, Antonio Patuelli e il Direttore generale, Giovanni Sabatini, si ritengono soddisfatti della decisione del Tribunale UE.

L’accoglimento da parte del Tribunale dell’UE di ricorsi italiani contro la decisione della Commissione Europea di considerare “aiuto di Stato” l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Tarcas è stato, a detta del Presidente dell’Associazione bancaria italiana, «totalmente legittimo».

«L’intervento a sostegno della banca abruzzese da parte del Fondo interbancario dei depositi era totalmente legittimo e ora il Tribunale europeo lo dimostra: cosi erano pure legittimi gli interventi pensati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per le quattro banche, predisposti innanzitutto per la Cassa di Risparmio di Ferrara, ma bloccati dalla Commissione Europea in modo illegittimo, come ora evidenziato dal Tribunale UE», sottolineano Patuelli e Sabatini.

Una scelta giusta quella del Tribunale europeo, come affermato anche dal Presidente del Fondo Interbancario, Salvatore Maccarone: «il tribunale UE ci rende giustizia».

Dopo questa sentenza, Patuelli e Sabatini chiedono inoltre che la Commissione Europea rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni che hanno imposto nel 2015 la risoluzione delle quattro banche e altri interventi di salvataggio bancario più onerosi delle preventive iniziative del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che da questa sentenza del Tribunale europeo trae nuova legittimità per recuperare in pieno le sue funzioni statutarie.

Patuelli si spinge oltre e, parlando con i cronisti, chiede le dimissioni del Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager.

«L’interpretazione della Commissione europea sul Fondo interbancario dei depositi ha reso le crisi bancarie più costose per i risparmiatori, gli investitori e le banche che hanno speso molto di più, questo è un segno di vitalità e indipendenza delle istituzioni europee», ha detto il Presidente dell’ABI.

Riguardo all’auspicio delle dimissioni di Vestager Patuelli ha aggiunto che le conseguenze delle sentenze sono «giuridiche, economiche e non possono che essere anche istituzionali».

Popolare di Bari valuta richiesta di risarcimenti

Anche la Banca Popolare di Bari ha appreso, con viva soddisfazione, il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’UE.

Questa decisione, assunta nel dicembre del 2015, ha causato ingenti danni alla Banca, ai suoi soci e a tutti gli altri stakeholder, anche per i notevoli ritardi provocati nella programmata azione di crescita e sviluppo del Gruppo Banca Popolare di Bari.

Ciò indurrà gli organi aziendali ad assumere determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità Europea.

«Questa pronuncia ci ripaga di anni di amarezze e di difficoltà che abbiamo dovuto affrontare per proseguire l’azione di salvataggio di Tercas, alla quale la Banca ha lungamente lavorato nell’interesse dei risparmiatori», ha dichiarato il Presidente Marco Jacobini.

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