Straniero irregolare: può usufruire del patrocinio gratuito?

Lo straniero irregolare può o no usufruire del patrocinio gratuito, ossia dell’assistenza legale che lo Stato eroga a favore dei non abbienti? La risposta è sì e a chiarirlo è il Tribunale Ordinario Civile chiamato ad esprimersi nel merito della questione.

Straniero irregolare: può usufruire del patrocinio gratuito?

Lo straniero irregolare che non è in possesso dei documenti o del permesso di soggiorno può usufruire del gratuito patrocinio, ossia del riconoscimento dell’assistenza legale a carico dello Stato a favore dei non abbienti che intendano promuovere un giudizio o che debbano difendersi davanti al Giudice e il cui reddito annuo non supera 11.369,24 euro.

Il Tribunale Ordinario Civile, chiamato in causa dal legale difensore di uno straniero irregolare, si è espresso nel merito di un caso di procedimento penale per direttissima dove l’avvocato non veniva liquidato in regime di gratuito patrocinio per mancanza da parte dell’assistito di un documento di identità valido, in particolare il codice fiscale.

Il caso

La questione riguarda l’impossibilità di esercitare il diritto di difesa e prende spunto da un procedimento penale per direttissima svoltosi dinanzi al Tribunale di Roma nei confronti di un cittadino straniero; questi avanzava la richiesta di essere ammesso al gratuito patrocinio dichiarando di non essere in possesso di alcun mezzo di sussistenza in Italia o all’estero.

Il Giudice Penale in quell’occasione aveva deciso di rifiutare la richiesta dell’uomo per mancanza del codice fiscale: l’uomo non aveva con sé i documenti perché era sbarcato a Lampedusa da poco. Secondo il Giudice mancava uno degli elementi indefettibili necessari all’accesso al beneficio.

Il legale dello straniero nel ricorre al giudizio del Tribunale Ordinario ha ribadito che il diritto di essere ammessi al gratuito patrocinio a spese dello Stato è una implicazione necessaria del diritto alla difesa costituzionalmente garantito e non può essere negato allo straniero irregolare.

La sentenza

Il Tribunale Ordinario Civile chiamato in causa dal legale difensore dello straniero si è così espresso in merito alla questione e ha chiarito che:

Rilevato che il decreto impugnato ha respinto l’istanza dell’odierno ricorrente unicamente per mancata allegazione di un valido documento d’identità all’autocertificazione reddituale; che tuttavia l’ art. 79 prevede che l’autocertificazione in questione debba essere resa in forma di dichiarazione sostitutiva, per la cui validità non è prevista l’allegazione di alcun documento d’identità, posto che detta allegazione è necessaria unicamente per le dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà si ammette il ricorrente al patrocinio a spese dello Stato e si condannava il Ministero della Giustizia a rifondere le spese del giudizio”.

Secondo il parere del Giudice Civile quindi l’accesso garantito alla giustizia è da riferirsi anche allo straniero, senza distinzione rispetto alla sua presenza regolare o irregolare: il diritto di difendersi riguarda tutte le persone e non soltanto i cittadini.

Normativa

La normativa a sostegno della sentenza definitiva sul caso è molto copiosa. Innanzitutto la corte si appella alla Costituzione della Repubblica italiana che all’articolo 24 chiarisce che:

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari”.

Secondo questo principio quindi l’accesso alla giustizia deve essere garantito a tutti, anche a chi versa in condizioni economiche precarie: questa garanzia definisce un diritto inviolabile dell’uomo in quanto tale, senza distinzione alcuna.

Tale diritto è ribadito anche dall’Unione Europea che nella “direttiva rimpatri” sancisce che i cittadini di paesi terzi irregolari non possono rimanere in una situazione di limbo e ambiguità: alcuni particolari diritti, a causa della loro natura fondamentale e del loro legame con la dignità umana, si applicano a tutte le persone presenti nel territorio compresi i migranti irregolari.

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