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di JEBO

Lo spreco alimentare: dalla definizione alla prevenzione

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24 marzo 2022

Lo spreco alimentare: dalla definizione alla prevenzione

Lo spreco alimentare è una minaccia che incombe sulla nostra società. In modo particolare nelle famiglie italiane lo spreco alimentare ha superato i 7 miliardi nel 2021.

Lo spreco alimentare rappresenta una minaccia che incombe sempre più fortemente nella nostra vita quotidiana, ma che risulta ancora ben poco chiara anche solo dal punto di vista nozionistico.
Da dove deriva, dunque, lo spreco alimentare e cosa possiamo fare per prevenirlo?

Ogni anno un terzo della quantità totale di cibo prodotto mondialmente viene perso o inutilizzato, un numero corrispondente a ben 1,6 miliardi di tonnellate. Un valore che con il passare del tempo invece che diminuire aumenta; la previsione per il 2030 supera infatti i 2 miliardi di tonnellate di cibo sprecato.

Per comprendere al meglio cosa si intende per spreco alimentare partiremo da una sua definizione. Con tale espressione si intende la diminuzione in termini di quantità e qualità del cibo (prodotti edibili agricoli, forestali o marittimi) dovuta a decisioni o azioni intraprese lungo la filiera agroalimentare dai rivenditori, dagli operatori della somministrazione alimentare e dai consumatori (HLPE, 2014).

Pertanto, parafrasando questa esplicitazione si possono estrapolare tre fattori principali che costituiscono il cosiddetto spreco alimentare: le perdite alimentari, ovvero quelle che si determinano durante le fasi della filiera di produzione; gli sprechi alimentari, ossia le parti scartate durante il processo di trasformazione o di distribuzione, a cui si aggiungono anche i prodotti invenduti; e infine gli sprechi domestici formati da tutti gli alimenti che una volta acquistati non vengono consumati, scadono e vengono buttati. Un percorso che prevede perdite fin dall’inizio, dal processo di produzione del singolo alimento al suo consumo.

Il tipo di spreco alimentare si differenzia in base al paese in considerazione. Infatti, i Paesi in via di sviluppo tendono a concentrare lo spreco nella prima fase, specialmente dopo la raccolta, a causa di tecnologie poco sviluppate e di condizioni climatiche che non permettono una corretta coltivazione. Questi Paesi contribuiscono allo spreco mondiale per il 44%, motivo per cui si cerca di migliorare sempre più le tecniche attualmente utilizzate.

Per i Paesi sviluppati avviene invece il contrario: lo spreco alimentare si concentra nelle fasi di distribuzione e consumo, ovvero le fasi finali della filiera. Questo perché nei Paesi caratterizzati da un’economia stabile le quantità di cibo sono sempre più abbondanti e i consumatori sempre più selettivi, quindi non sempre il rapporto domanda/offerta è in equilibrio.

Ma l’Italia, il paese del buon cibo, come si comporta nei suoi confronti?

In onore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare è uscito il report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, che sottolinea il fatto che, dopo due anni di pandemia, in cui lo spreco alimentare aveva subito un calo, oggi questo torna a risalire del 15%. Per rendere più concreto questo dato, un italiano non consuma, e quindi getta, mediamente 31 kg annui di cibo.

Lo spreco alimentare prende luogo soprattutto all’interno delle case, infatti nel 2021 il cibo buttato nella spazzature assume un valore di 7.37 miliardi, una cifra esorbitante se si considera che le perdite nei campi agricoli corrispondono a 1.23 miliardi, mentre si aggira attorno al miliardo lo spreco alimentare nella grande distribuzione. Un totale, quello del 2021, che supera i 10 miliardi per l’intera filiera italiana dello spreco.

Sempre restando con lo sguardo rivolto al nostro Paese, identifichiamo ora quali sono gli alimenti che tendono a essere sprecati. La frutta fresca è in assoluto la categoria di cibo più sprecata, insieme alle verdure come insalate, cipolle, aglio e tuberi. Tutti alimenti facilmente deteriorabili, che se non consumati quanto prima, rischiano di marcire.
Tra i cereali, l’alimento che viene più sprecato è il pane fresco; da prestare attenzione anche a latte e derivati. Insomma, come è facilmente comprensibile i cibi che finiscono più facilmente nel cestino sono gli stessi caratterizzati da un basso tasso di conservazione.

Ma come combattere allora lo spreco alimentare personalmente e quotidianamente?

La chiave sta nell’adottare un’ottica sostenibile, focalizzandosi su piccoli gesti capaci di aiutare il pianeta e gestendo così al meglio il nostro consumo alimentare.

Tanto semplice, quanto banale, una buona lista della spesa può aiutare a svolgere l’acquisto di cibo in maniera intelligente, andando a dividere il necessario dal superficiale; anche un piano settimanale dei pasti può aiutare a decidere cosa mettere nel carrello.

Per gli alimenti freschi, poi, è fondamentale tenere d’occhio la scadenza, in modo da assicurarsi che l’alimento possa venire effettivamente consumato per tempo.

Una volta acquistato il cibo essenziale, è importante anche la sua conservazione: un buon metodo per ricordarsi di consumare gli alimenti più prossimi alla scadenza è quello di posizionarli in prima fila in frigorifero o in dispensa che sia.

Nel caso in cui, invece, dovessero rimanere degli avanzi dopo i pasti, è bene non gettarli subito, ma conservarli per riutilizzarli o rielaborarli. Su Internet si possono facilmente trovare numerose ricette in grado di dare una seconda possibilità al cibo non consumato.

Il principale problema dello spreco alimentare è che molto spesso non viene considerato come tale, sensibilizzare il singolo quindi è un procedimento essenziale affinché un cambiamento possa essere messo in atto; in fondo la causa primaria da parte del cittadino è proprio la mancanza di attenzione nelle proprie azioni. C’è ancora molta strada da fare per ridurre il più possibile questo fenomeno, ma sicuramente la consapevolezza è il primo step da intraprendere.

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