Soros investe 1.3 miliardi sul crollo di Wall Street. Avrà ragione?

Il guru della finanza George Soros prevede un calo dello S&P 500 e raddoppia le proprie posizioni ribassiste

Il miliardario ungherese George Soros non ha più dubbi. Il crash di Wall Street è vicino e lui come sempre vuole trarne vantaggio.

Una mossa che i mercati non dovrebbero sottovalutare dato il fiuto speculativo che l’economista naturalizzato americano ha dimostrato di avere nel corso della sua lunga carriera. Per i pochi che, dati gli anni trascorsi, non avessero colto il riferimento, parliamo in particolare di quel 16 settembre 1992, giorno noto come “Black Wednesday”, in cui con una speculazione che colse di sorpresa chiunque, riuscì a mettere al tappeto prima la sterlina inglese e poi la lira italiana.

Il crollo di Wall Street

Oggi, ad entrare nel mirino di Soros è Wall Street e in particolare lo S&P 500. Secondo la Securities Exchange Commission americana infatti, la Soros Fund Management avrebbe letteralmente raddoppiato le proprie posizioni ribassiste sull’indice guida del mercato statunitense.

Nel dettaglio, il fondo di proprietà del guru della finanza avrebbe acquistato nuove opzioni put sull’S&P500 ETF, arrivando ad una quota totale di 1,3 miliardi di dollari dai 470 milioni che aveva in portafoglio nel terzo trimestre del 2013. La posizione attuale di Soros rappresenta dunque l’11,3% del totale e sarebbe la più corposa mai presa da qualcuno sull’ETF in questione.

La notizia deriva dalle stesse comunicazioni alla SEC di pochi giorni fa. Dalla stessa fonte si apprendono inoltre altre due posizioni di vendita (Put) relative al settore energetico e alle azioni della Teva, società farmaceutica israeliana.

Bullion Baron ha raggruppato tutti i movimenti del Soros Fund Management in una tabella:


(Fonte: Bullion Baron)

Sono in molti a questo punto a chiedersi se la mossa derivi dalla reale convinzione di un crollo imminente o se il miliardario voglia semplicemente cautelarsi da possibili ribassi a breve termine.

Sterlina e Lira

Ignorare le previsioni (o precauzioni che dir si voglia) di George Soros potrebbe comunque essere un grave errore. Andando a ritroso infatti, una mossa così aggressiva non è per niente una novità nella carriera dell’economista.

Giusto per rinfrescarci la memoria: era il 16 settembre 1992 quando il guru finanziario decise di vendere allo scoperto 10 miliardi di dollari in sterline. Fu questa la mossa che costrinse la Banca d’Inghilterra a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina e che valse a Soros un guadagno di ben 1,1 miliardi di dollari.

Uno “scherzetto” simile venne giocato anche all’Italia. La nostra valuta fu venduta allo scoperto, scommettendo in una futura svalutazione della lira per poi ricomprarla a svalutazione avvenuta, per ottenere un utile. Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia provò invano a sostenere la moneta con un intervento da 40 mila miliardi di lire. La moneta tricolore fu svalutata del 30%. Lo stesso Soros qualche anno fa dichiarò alla Stampa la propria soddisfazione per questa decisione:

«Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Bundesbank» secondo cui non avrebbero sostenuto la moneta oltre a un certo punto. Nulla di segreto, sottolinea, «si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali». E oggi, al ricordo, non usa giri di parole: «Quella fu una buona speculazione».

Insomma, le azioni di Soros non sono mai causali. Wall Street è vicina al crollo?

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