Negli Stati Uniti continua a far discutere lo scandalo Usaid e il modo in cui l’agenzia governativa, ufficialmente dedicata agli aiuti allo sviluppo e all’assistenza umanitaria, avrebbe utilizzato fondi pubblici per influenzare i media e manipolare l’opinione pubblica a livello globale.
Si parla di oltre 6.000 giornalisti, circa 700 redazioni indipendenti e quasi 300 organizzazioni che hanno ricevuto fondi dall’agenzia. Scandalo emerso a seguito della volontà dell’amministrazione Trump e del Doge di Elon Musk di fare luce su come venivano gestiti i fondi - oltre 46 miliardi di dollari di budget - dell’agenzia.
Secondo Mark Moyar, ex direttore dell’Office of Civilian-Military Cooperation di USAID durante la prima amministrazione Trump, la gestione dei fondi dell’agenzia è stata caratterizzata da una mancanza di trasparenza e da una distribuzione sbilanciata a favore dei Democratici.
La testimonianza che inchioda l’agenzia
Moyar ha dichiarato che USAID, invece di limitarsi alla sua missione ufficiale di aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria, ha deviato fondi verso programmi e iniziative che avvantaggiavano specificamente esponenti e interessi politici democratici. Tali fondi sarebbero stati destinati a media, ONG e progetti ideologicamente orientati, con una gestione opaca e priva di adeguati controlli. Esempi? Per anni, USAID ha canalizzato fondi verso ONG già finanziate dall’impero di George Soros, alcune delle quali erano state criticate durante l’amministrazione Obama per aver promosso politiche di sinistra sotto la copertura di iniziative per la democrazia e la riforma giudiziaria in Europa.
USAID e il caso Uzbekistan
Nell’ottobre 2024, l’Ambasciata degli Stati Uniti ha rivendicato con orgoglio il ruolo di USAID nel modificare 30 leggi e 50 corsi universitari in Uzbekistan per allinearli ai valori culturali di Washington in materia di genere e diritti civili. L’operazione solleva interrogativi: si tratta di una promozione universale dei diritti umani, di un tentativo di cooptare minoranze o di un nuovo esempio di imperialismo «woke»?
Indipendentemente dal merito di queste iniziative, emerge una questione di reciprocità. Come reagirebbero gli Stati Uniti se l’ambasciata saudita a Washington si vantasse pubblicamente di aver modificato 30 leggi statunitensi e 50 corsi universitari per diffondere i propri valori culturali su sesso e genere? Non solo.
Mancanza di trasparenza
Per anni, USAID ha gestito ingenti fondi pubblici con scarsa trasparenza, finanziando progetti a dir poco controversi e altrettanto costosi. Tra gli esempi più discussi figurano 1,5 milioni di dollari per promuovere la DEI - acronimo che sta per Diversity, Equity, and Inclusion (Diversità, Equità e Inclusione)- in Serbia, 70.000 per un musical in Irlanda e 47.000 per un’opera transgender in Colombia, oltre a milioni destinati a ONG legate a gruppi terroristici. L’agenzia ha anche finanziato EcoHealth Alliance, coinvolta nella ricerca presso il laboratorio di Wuhan, e ha fornito cibo a combattenti affiliati ad al-Qaeda in Siria. Particolarmente criticato è stato il sostegno alla coltivazione del papavero da oppio in Afghanistan, con fondi per l’irrigazione e l’agricoltura che hanno indirettamente favorito il regime talebano.
Cos’ ha a che fare tutto questo con l’assistenza umanitaria? L’amministrazione Trump, in questo suo secondo mandato, ha deciso di intervenire drasticamente, riducendo il personale dell’agenzia di migliaia di unità e affidando al Dipartimento di Stato la supervisione della revisione dei programmi di finanziamento. Il Segretario di Stato Marco Rubio, attuale direttore ad interim di USAID, è stato incaricato di guidare il processo di riforma.