Banche salvate con i soldi degli Italiani. E intanto le banche evadono

Maurizio Contini

5 Gennaio 2017 - 11:15

Il salvataggio delle maggiori banche italiane è stato approvato allargando il debito pubblico. Le banche però non hanno intenzione di ricambiare il favore.

Banche salvate con i soldi degli Italiani. E intanto le banche evadono

To big to fail direbbero in America ed è proprio il caso del settore bancario italiano, salvato con soldi pubblici e quindi con le tasse che tutti noi paghiamo. Lo Stato ha dovuto ideare un piano di salvataggio della bellezza di 20 miliardi, presi ovviamente dalle tasche dei risparmiatori.

Mps, Veneto Banca e Popolare di Vicenza continueranno quindi le loro attività grazie ai soldi dei cittadini italiani. Ma la gratitudine è un sentimento sconosciuto al settore bancario, che continua invece ad andare offshore e a non pagare le tasse in Italia.
A portare alla luce la questione è un’inchiesta de L’Espresso, che mostra come gli istituti bancari italiani siano particolarmente affezionati ai paradisi fiscali.

Gli Italiani pagano quindi la bellezza di 20 miliardi di euro per salvare le attività dei principali istituti di credito italiano, mentre i bilanci di queste ci mostrano che i maggiori investimenti vengono svolti offshore.
Ecco i dati che sono portati alla luce dall’inchiesta de L’Espresso e che ci mostrano che tipo di attività svolgono le banche italiane.

Banche offshore e salvataggio con i soldi pubblici: il paradosso italiano

È una pratica comune quella di andare offshore per le banche, una parte delle loro attività è infatti spesso posta presso i maggiori paradisi fiscali. Deutsche Bank per il 2015 ha investire 1/4 del totale in questo tipo di attività, mentre Bnp Paribas è arrivata al 12% del totale.

Le banche italiane non sono da meno, anche se in questo caso la questione è un’altra: le banche vanno offshore e quindi hanno una fiscalità agevolata, ma lo possono fare grazie all’intervento statale.
In sostanza non pagano le tasse in Italia, ma vengono sovvenzionate da soldi statali; un paradosso.

L’inchiesta svolta dal quotidiano l’Espresso è stata possibile grazie alla decisione dell’Unione Europea, che dal 2015 le banche dovessero rendere pubbliche le rendicontazioni delle principali attività svolte.
Viene così a galla che Mps ha delle filiali in Lussemburgo, Irlanda e Delaware, che sono tutte zone con fiscalità vantaggiosa.

In questo modo la grande banca più problematica d’Europa riesce a far contenti i suoi azionisti, dovendo pagare meno tasse gli utili saranno infatti più consistenti. La domanda che sorge spontanea è però come una sede che riesce a fare 44,9 milioni di euro di utili, poi non abbiamo neanche un dipendente!

Ma Mps non è l’unica delle salvate ad avere affari di questo tipo, anche Veneto Banca non è nuova a questo tipo di mosse strategiche. Nel 2015 la filiale con sede in Irlanda ha fatturato 103 milioni di utili, con solo 5 dipendenti che vi lavorano.
Anche in questo caso quindi un miracolo!

Quali sono le banche che vanno offshore?

Quasi tutti gli istituti di credito italiano, siano essi in salute o sull’orlo del precipizio, utilizzano la tecnica dell’offshore. Intesa Sanpaolo ha il 23% degli utili che sono stati prodotti in sedi con fiscalità agevolata; mentre Unicredit arriva al 15% del totale.

In questi casi i dipendenti che hanno prodotto questi incassi sono devi veri e propri stakanovisti, dal momento che con pochissimi dipendenti le sedi fattura nove volte che in Italia.
Dobbiamo quindi cominciare a pensare che sia vera l’idea che gli Italiani sono dei fannulloni, che poltriscono sul posto di lavoro!

Sebbene Unicredit e Intesa cerchino di aumentare gli utili con le loro sedi dislocate non sono le regine dell’offshore italiano. Il primato infatti spetta a Mediolanum, che non è poi tanto “costruita intorno a te”.
L’interesse principale di Mediolanum sono i suoi utili, che deriva per ben il 52,5% da sedi dislocate in vari paradisi fiscali.

In sostanza Mediolanum evade le tasse per più della metà di ciò che guadagna, un primato che potrebbe vantare con le sue rivali europee, che non arrivano a questi livelli di offshore.
Ebbene 461,9 milioni di euro netti derivano a questo tipo di attività e di questi neanche un euro viene tassato con la fiscalità italiana.

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