Russia: torna l’incubo default come nel ‘98. Crollo shock per il rublo. Non basta il maxi-aumento dei tassi al 17%

Nicola D’Antuono

17 Dicembre 2014 - 07:04

La Russia è in bilico: il collasso del rublo, la caduta del petrolio, le attese di recessione, l’inflazione galoppante, i tassi alle stelle e le tensioni geopolitiche spingono gli investitori a pensare che Mosca possa finire in default nel 2015

Russia: torna l’incubo default come nel ‘98. Crollo shock per il rublo. Non basta il maxi-aumento dei tassi al 17%

I mercati finanziari russi sono finiti sotto assedio nella giornata di ieri, a seguito del maxi-aumento dei tassi di interesse al 17% da parte della banca centrale di Mosca. Il costo del denaro è stato incrementato di 650 punti base in un solo colpo, ma l’intervento straordinario non è bastato a risollevare il cambio del rublo che è letteralmente precipitato sia nei confronti del dollaro americano sia dell’euro. Dopo 16 anni Mosca torna a rivivere l’incubo default sul debito sovrano, non solo a causa dello spaventoso crollo della moneta nazionale ma anche per una serie di fattori economici, finanziari e geopolitici che rischiano di mettere in ginocchio il gigante russo.

Una variabile fondamentale per la valutazione dello stato di salute dell’economia e dei conti pubblici del Cremlino è il prezzo del petrolio. Il greggio è ormai a un passo da una quotazione di 50$ al barile e ciò avrà pesanti ripercussioni sul bilancio pubblicio. La Russia è il principale esportatore di petrolio al mondo e circa la metà delle entrate fiscali deriva da oil & gas. Secondo quanto calcolato Citi Research, per chiudere il bilancio in pareggio Mosca avrebbe bisogno di un prezzo del petrolio intorno a 107$ al barile. Un elemento chiave che sta contribuendo al collasso del rublo è la fuoriuscita record di capitali dal paese, anche a causa delle tensioni geopolitiche con l’Ucraina e l’Occidente.

Dopo i 61 miliardi di dollari di deflussi dello scorso anno, nel 2014 si stima che circa 130 miliardi di dollari abbandoneranno la Russia e un ammontare molto simile potrebbe ripetersi nel 2015. Sul fronte economico il paese finirà presto in recessione e vi resterà per tutto il 2015 (stima sul pil a -4/5%). Preoccupa molto la galoppata dell’inflazione, salita al 9,1% a novembre e che il prossimo anno dovrebbe toccare quasi il 12%. Il target sull’inflazione della banca centrale di Mosca è al 4%. L’istituto monetario russo ha già speso 100 miliardi di riserve valutarie per difendere il rublo e ora nei suoi forzieri sono rimasti solo 410 miliardi (altre stime parlando di 370 miliardi, oro escluso).

In base ai calcoli dell’Economist, degli oltre 400 miliardi di riserve ben 170 miliardi non sarebbero comunque utilizzabili in tempi brevi in quanto bloccati in due grandi fondi sovrani. Un altro problema è il debito in valuta. Le aziende russe devono far fronte a bond in scandenza per 22 miliardi, che salgono a 130 miliardi per fine 2015. I canali di rifinanziamento al di fuori del paese non sono ancora tutti chiusi, ma le sanzioni inflitte dall’Occidente pesano tantissimo tanto che di recente il Cremlino è dovuto intervenire per supportare il rifinanziamento del colosso energetico Rosneft per oltre 10 miliardi.

La Russia, anche se ha un rapporto debito/pil tra i più bassi al mondo (10%), inizia a scricchiolare pericolosamente, tanto che i tassi sui bond pubblici decennali sono aumentati al 15% mentre il costo per proteggersi da un eventuale default è balzato a circa 630 punti dai 170 punti circa di inizio anno. Intanto ieri la borsa di Mosca ha perso il 19% in una sola seduta, registrando il calo più vistoso dal 1995. Il tasso di cambio dollaro/rublo ha raggiunto area 78, aggiornando i massimi di sempre. Il ribasso intraday del rublo rispetto al dollaro ha superato il 20%. Negli ultimi due anni la performance massima registrata è del 150%! Vola anche il cross euro/rublo, che ha addirittura sfiorato quota 100.