Roberto Cellini a Forexinfo: l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe la disgrazia più grande che possa essere immaginata

Erika Di Dio

12 Aprile 2013 - 10:45

Roberto Cellini a Forexinfo: l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe la disgrazia più grande che possa essere immaginata

Forexinfo intervista Roberto Cellini, professore di economia presso l’Università di Catania, nonché Direttore del Dipartimento di Economia.

Abbiamo intervistato il Prof. su varie questioni economiche legate agli ultimi avvenimenti che hanno scosso ulteriormente le basi della ripresa economica. Ecco le sue risposte.

1) La ripresa dell’Eurozona sembra ancora lontana. Crede che la questione di Cipro abbia allontanato la data della ripresa ancora di più?

R. Le vicende di Cipro sono un ulteriore segnale di quanto dannosa sia stata un’espansione dei mercati finanziari in assenza di regole. Non penso che -di per sè- queste vicende cipriote esercitino un effetto diretto sulle prospettive di crescita dell’Eurozona. In fondo, la dimensione dell’economia di Cipro è veramente trascurabile e le ragioni della crisi sono profonde, di natura sia finanziaria sia «reale». Le vicende cipriote rendono però evidente che c’è ancora tanta strada da fare, e che le ragioni della instabilità sui mercati finanziari sono ancora preoccupanti. In questo senso, non contribuiscono certamente a ristabilire il clima di fiducia, che è necessario perché le imprese riprendano ad investire ed innovare, i consumatori guardino con fiducia al futuro e le autorità di politica economica possano indirizzare le loro attenzioni a politiche di crescita, non angustiate dalla necessità di interventi di emergenza.

2) Si è parlato molto dei rischi di contagio per le altre economie dell’area euro. Ci sono rischi reali per l’Italia o possiamo considerarci fuori pericolo?

R. Ripeto che, per quanto preoccupante, la crisi cipriota presenta una dimensione veramente limitata, rispetto anche a precedenti, recenti, episodi di crisi. Gli effetti di contagio pertanto non dovrebbero essere particolarmente preoccupanti. In particolare, per quanto si sa, l’esposizione dei soggetti italiani verso gli intermediari ciprioti in crisi è piuttosto bassa, e quindi non sembrano consistenti le preoccupazioni di contagio immediato verso soggetti italiani.

3) Nella situazione attuale, crede che per l’Italia sarebbe un bene o un male uscire dall’euro?

R. Su questo sono netto: sarebbe la disgrazia più grande che possa essere immaginata. L’Euro ha rappresentato un’occasione formidabile di crescita, che -ahimè- è stata insipientemente buttata al vento dalla assenza sciagurata di politiche economiche che favorissero la ristrutturazione dell’economia italiana. Che rilevanti riforme, nelle politiche europee, siano necessarie, è fuori di dubbio. Chi però pensa che un’uscita dall’euro sarebbe un bene per l’italia, ho il timore che non abbia la minima idea dei costi che questo comporterebbe, nell’immediato e anche nel lungo periodo.

4) Quale sarebbe la soluzione più auspicabile per il nostro paese: una grande coalizione oppure sarebbe preferibile tornare alle urne?

R. La domanda è «politica»: personalmente riterrei preferibile avere un governo, anche di ampia coalizione. Oltretutto, tornare alle urne in questa situazione e con questa legge elettorale rischia di riprodurre un risultato simile a quello appena registrato (magari col PdL in maggioranza ...). Purtroppo, anche in questa specifica (e drammatica) vicenda post-elettorale, la classe politica italiana ha mostrato pesanti inadeguatezze. E i cosiddetti nuovi, non sono certo secondi ai cosiddetti «vecchi» quanto ad inadeguatezza. Sono sinceramente sorpreso dal credito che «i mercati» tutto sommato ci stanno dando.