Ritenuta d’acconto per prestazione occasionale: cos’è e a chi conviene?

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Ritenuta d'acconto per prestazione occasionale: cos'è e a chi conviene?

Ritenuta d’acconto per prestazione occasionale: che cos’è e conviene al datore di lavoro o al collaboratore? Spiegazione e modello fac simile scaricabile in PDF.

La ritenuta d’acconto è una trattenuta che viene operata dal datore di lavoro nei confronti di un collaboratore o fornitore che rappresenta un’anticipo (o un acconto, appunto) sulle imposte di quest’ultimo.

Di fatto, con la ritenuta d’acconto, una parte del compenso non viene pagato al collaboratore ma direttamente allo Stato come acconto sull’IRPEF da pagare in relazione a quel reddito da parte del collaboratore stesso. Una delle classiche formule all’italiana per complicare ciò che potrebbe essere semplice al solo fine di far cassa da parte del governo.

Il termine «ritenuta d’acconto» è ormai entrato nel gergo comune come sinonimo della «collaborazione occasionale», una forma di collaborazione lavorativa sempre più diffusa per via del fatto che il lavoro è sempre più «liquido» e spezzettato, il posto fisso per le nuove generazioni è un miraggio e sempre più spesso lavorare significa collaborare con più soggetti durante l’anno per piccole mansioni limitate nel tempo e nell’impegno richiesto, spesso legate a specifici compiti e obiettivi.

In questi casi spesso i datori di lavoro propongono ai collaboratori sprovvisti di partita IVA (per collaborazioni che non superino i 5.000€ di compenso lordo nell’anno) la formula della collaborazione occasionale, comunemente chiamata collaborazione a ritenuta d’acconto.

E’ bene chiarire che in molti casi può essere utile aprire una partita IVA anche se non si è certi di raggiungere in 5.000€ di reddito annuo, questo è valido soprattutto se si sta entrando nel mondo del lavoro e si vuole avviare un percorso di aumento nel tempo del numero di clienti e collaborazioni: la partita iva può risultare fiscalmente più vantaggiosa e aiutare a negoziare condizioni e tariffe con maggior leva negoziale data dalla maggiore professionalità con cui ci si presenta sul mercato.

Come funziona la collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto

Molto semplicemente con questo strumento il collaboratore esegue un lavoro per il committente come se fosse un professionista (pur non avendo una partita IVA), per un periodo di tempo e un compenso limitati. La natura del rapporto deve essere appunto «occasionale» e non c’è nel rapporto lavorativo la natura di subordinazione.

Dal punto di vista pratico, al momento del pagamento della prestazione, il collaboratore deve produrre una ricevuta al committente che provvederà a saldarla.

Spesso è il committente che fornisce un modello di ricevuta che il collaboratore firma e consegna: si tratta di un ribaltamento di ruoli dovuto solo al fatto che il collaboratore spesso non sa fattivamente come produrre la ricevuta ma, ribadisco, formalmente è il collaboratore che consegna la ricevuta al committente come se fosse una fattura.

Dal punto di vista fiscale la ricevuta conterrà:

  • La data e il numero della ricevuta
  • I dati del collaboratore (incluso codice fiscale)
  • I dati del committente (inclusi codice fiscale e partita IVA)
  • La descrizione dell’attività prestata
  • L’importo del compenso lordo
  • L’importo della ritenuta d’acconto
  • L’importo netto (lordo - ritenuta d’acconto)

Per avere un’idea più chiara vedi il Fac-Simile online oppure scaricalo in PDF:

FAC-SIMILE Ritenuta d’acconto per prestazione occasionale
Un modello pronto all’uso e facile da modificare per produrre una ricevuta per collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto.

Una volta consegnata la ricevuta al committente, questo provvede a:

  • Versare l’importo netto al collaboratore (preferibilmente con una forma tracciabile, ex. bonifico bancario)
  • Versare l’importo della ritenuta d’acconto allo Stato per conto del collaboratore entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta.

Quindi:

  • La spesa totale del committente è pari al lordo.
  • L’incasso del collaboratore è pari al netto
  • Lo Stato prende subito il 20% di tasse del collaboratore attraverso il committente. Al momento della dichiarazione dei redditi l’anno successivo, a seconda dei redditi totali e di eventuali deduzioni e detrazioni, lo Stato potrà:
    • nel caso in cui non fosse dovuta, restituire al collaboratore parte o l’intera percentuale pagata (sotto forma di credito di imposta)
    • nel caso in cui le tasse dovute eccedessero il 20% già versato, chiedere un conguaglio.

Per calcolare l’importo preciso puoi usare il calcolatore online della ritenuta d’acconto.

Quali sono i redditi sottoposti a ritenuta?

Sono soggetti a ritenuta d’acconto i compensi:

  • per prestazioni di lavoro autonomo e occasionale, anche sotto forma di partecipazione agli utili;
  • per prestazioni rese a terzi o nel loro interesse;
  • per l’assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere;
  • quelli sugli utili provenienti da contratti di associazione in partecipazione, quando l’apporto dell’associato è composto esclusivamente dalla prestazione lavorativa;
  • quelli sugli utili per promotori e soci fondatori di S.p.a., in accomandita per azioni e a responsabilità limitata;
  • quelli sui redditi relativi alla cessione di diritti d’autore da parte dello stesso autore;
  • quelli sui diritti per opere d’ingegno, ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

Non sono invece sottoposti a ritenuta:

  • i compensi dal valore inferiore di 25,82 euro, corrisposti da enti pubblici o privati, che non hanno come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, per prestazioni di lavoro autonomo occasionale.

Le aliquote della ritenuta d’acconto

Come abbiamo accennato, le aliquote considerate sono del 20% o del 30%. In particolare, l’aliquota al 30% si applica ai compensi per non residenti per l’uso economico di opere dell’ingegno, invenzioni industriali, brevetti e similari. Se suddetti compensi sono versati a organizzazioni stabili in Italia di soggetti non residenti, viene applicata la ritenuta del 20% a titolo di acconto.

La base imponibile della ritenuta d’acconto

Rientrano nella base imponibile:

  • compensi professionali;
  • rimborsi a piè di lista (effettivamente sostenute) per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente.

Non concorrono alla base imponibile:

  • contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • eventuale addebito in via di rivalsa del contributo per la cassa nazionale dell’ordine professionale;
  • compensi ricevuti a titolo di rimborso spese anticipate, in nome e per conto del cliente, a patto che non rappresentino spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo e che siano analiticamente documentate.

Riassumendo:

Tipo di reddito Aliquota Base imponibile
Compensi per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale 20% 100%
Compensi per l’assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere 20% 100%
Compensi ad associati in partecipazione che apportano solo lavoro 20% 100%
Partecipazione agli utili di soci fondatori o promotori 20% 100%
Compensi di qualsiasi natura per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale corrisposti a soggetti non residenti 30% 100%
Compensi per cessione di opere d’ingegno, brevetti industriali, marchi d’impresa, formule, ecc. corrisposti a soggetti non residenti 30% 100%

Quando si versa la ritenuta d’acconto?

Il sostituto d’imposta (datore di lavoro) deve versare la ritenuta d’acconto entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento attraverso il Modello F24 unicamente con modalità telematiche per i datori titolari di partita Iva (codice tributo 1040).

Certificazione della ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto corrisposta deve essere certificata dai soggetti che le hanno effettuate. La certificazione deve essere consegnata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state corrisposte le somme e deve indicare:

  • l’importo totale delle somme corrisposte;
  • l’importo delle ritenute e delle detrazioni di imposta effettuate, nonché dei contributi previdenziali e assistenziali;
  • altre eventuali informazioni non obbligatorie (esempio l’IVA).

Quando e a chi conviene la collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto

Tra molti collaboratori che lavorano con questa formula gira il falso mito secondo cui la ritenuta d’acconto conviene al datore di lavoro/committente.
In realtà per il committente la convenienza è pari a quella che avrebbe se il collaboratore avesse partita IVA, dovendo anzi assolvere l’onere aggiuntivo di versare e gestire la burocrazia legata alle ritenute d’acconto.

Il fatto che la collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto non convenga particolarmente al datore di lavoro non significa che convenga al collaboratore, se non nel non essere assoggettato all’INPS. Con la collaborazione occasionale, infatti, non vengono versati contributi previdenziali (né dal datore di lavoro, né dal collaboratore).

Collaborazione occasionale a ritenuta d’acconto o partita IVA?

Avendo una partita IVA (ad esempio con il regime forfettario), il collaboratore può:

  • Fruire di un’aliquota IRPEF molto vantaggiosa e di una deduzione forfettaria del reddito imponibile.
  • Pagare solo le tasse dovute (se dovute) l’anno dopo in occasione della dichiarazione dei redditi.

Il reddito netto del professionista con partita IVA sarà assoggettato all’obbligo contributivo che se da un lato comporta un costo aggiuntivo (compensato in buona parte dal basso costo IRPEF del regime) dall’altra significa accumulare contributi in vista di una futura pensione.

Lavorare in collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto conviene solo quando:

  • Si ha una sola e breve collaborazione con un soggetto
  • La natura della collaborazione è davvero estemporanea
  • Non si prevede di poter ottenere altre collaborazioni nel medio termine con lo stesso committente o con altri committenti dello stesso settore

Se invece si ritiene di:

  • avere una professionalità in uno specifico settore ed essere competenti per svolgere uno specifico lavoro
  • avere possibilità di presentarsi a più aziende per svolgere quel lavoro per cui si è competenti

nell’attesa di trovare il tanto agognato «posto fisso», conviene davvero valutare di aprire una partita iva:

  • sembrerete più «professionali» quando vi proponete in un annuncio in cui ricercano un collaboratore per svolgere un lavoro occasionale
  • potrete proporvi attivamente ad aziende come un professionista, senza attendere che mettano un annuncio, fornendovi anche di strumenti promozionali (biglietti da visita, sito internet, flyer)
  • vi metterete in tasca subito tutto il compenso lordo e dedurrete le spese per ridurre le tasse da pagare successivamente
  • non avrete il limite di 5.000€/anno per committente che potrebbe essere un freno alle vostre possibilità di ottenere un reddito maggiore e magari di crescere in un’azienda fino ad essere assunti in altre forme
  • inizierete a versare dei contributi previdenziali, in percentuale al reddito.

I sostituti d’imposta (datori di lavoro) che corrispondono dei compensi ai lavoratori autonomi per la loro attività devono operare una ritenuta d’acconto del 20% (30% per i lavoratori non residenti, a titolo d’imposta non di acconto) a titolo di acconto dell’IRPEF. La certificazione dei compensi corrisposti ai lavoratori autonomi deve essere allegate al Modello 770 dei sostituti di imposta. Tale regola non vale per i titolari di partita IVA nel regime forfettario, in quanto questa particolare categoria di lavoratori autonomi non è sostituto d’imposta (a differenza di quanto previsto per i contribuenti minimi che, pur non dovendo applicare la ritenuta alla fonte a titolo d’acconto, sono sostituti d’imposta).

Per approfondire vedi anche la guida sul lavoro accessorio sul sito del Ministero del Lavoro

Commenti a questo articolo:


Scritto da:

Buongiorno,ho avuto una proposta lavorativa in ritenuta d’acconto,il lavoro viene pagato a ore,so che non devo superare i 5000 euro lordi.Chiedo se guadagnassi 10000 euro lordi,chi spetta versare le tasse ,io o la ditta erogatrice,in attesa ,ringrazio distinti saluti.

Pubblicato il: 22 Maggio 2014

Scritto da:

Salve dott., mi chiamo Agostino e avrei bisogno di alcuni consigli; ho lavorato per un azienda di servizi per un periodo che va da giugno 2013 a maggio 2014 (12 mesi in tutto) con appunto il così detto contratto di collaborazione o ritenuta d’acconto (erroneamente definita così perche’ io non ho p.iva). Innanzitutto volevo sapere se c’è un modo per sapere se tutti i soldi a me detratti (20% di 400€ ogni mese per un tot. annuo di circa 900€) sono stati effettivamente versati a chi di dovere, poi, se ho diritto dopo un anno di lavoro a percepire la così detta «disoccupazione» (ora non lavoro piu’ per questa agenzia ma sono disoccupato), se ho diritto ad una sorta di liquidazione avendo lavorato per un anno intero (periodo abbastanza importante), e se, infine ci sono le basi per denunciare il datore di lavoro per non avermi fatto uno straccio di contratto migliore (anche quello a progetto) che mi desse piu’ garanzie. Chiedo, insomma, il vostro parere in merito ringraziandola anticipatamente.
Cordiali saluti.

Pubblicato il: 6 Giugno 2014

Scritto da:

«non avrete il limite di 5.000€/anno per committente che potrebbe essere un freno alle vostre possibilità di ottenere un reddito maggiore e magari di crescere in un’azienda fino ad essere assunti in altre forme»
A leggere questo potrebbe sembrare che se io ho dieci committenti che mi erogano 4900 euro anno per un totale di 49000 euro netti abbia diritto al rimborso delle tasse versate. invece da un incontro con un commercialista piuttosto affermato nella mia zona risulterebbe che il limite di 5000 euro sia sul totale erogato dai committenti. vi risulta?

Pubblicato il: 13 Giugno 2014

Scritto da: Redazione

i 5.000€ sono lordi e non netti. Il limite per la collaborazione occasionale è fissato in 5.000€ lordi annui per committente.

Oltre la soglia complessiva di 5.000€ con più committenti è invece necessario aprire una posizione presso la gestione separata INPS e versare i relativi contributi, per questo di fatto è sconsigliabile non superare il limite di 5000€ anche con più committenti.

Pubblicato il: 13 Giugno 2014

Scritto da: Stefano

In Caso di Cassa Integrazione

Salve,avevo bisogno di sapere che se nel caso un individuo, dopo aver fatto Cassa Ordinaria e Cassa Straordinaria, si trovasse in una particolare «Cassa speciale Edilizia» con un compenso mensile avrebbe la possibilità di lavorare con Ritenuta d’Acconto (senza superare i fatidici 5’000 €) senza però intaccare il suddetto "stipendio"pagato dall’INPS?
Cioè si potrebbe avere uno e l’altro o se c’è uno non può esserci l’altro?
Grazie mille

Pubblicato il: 7 Aprile 2015

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