Falsa residenza, cosa si rischia?

Dichiarare una falsa residenza all’anagrafe comunale rientra nel reato di falso ideologico. Ecco le sanzioni previste.

Falsa residenza, cosa si rischia?

Dichiarare una falsa residenza è un reato. Che cosa si rischia e quali sono le sanzioni previste?

Chi dichiara un indirizzo di residenza falso rispetto a quello reale all’ufficio anagrafe del Comune integra il reato di falso ideologico e rischia sanzioni penali. A dirlo è una sentenza della Corte di Cassazione che ha cercato di affrontare il fenomeno assai diffuso di dichiarare una residenza falsa rispetto al luogo di dimora abituale.

Le motivazioni per infrangere la legge sono diverse: ad esempio sfuggire alle notifiche degli atti giudiziari, alle multe, alle cartelle esattoriali oppure - nel caso dei coniugi - per beneficiare di sconti fiscali.

Molto spesso questo comportamento resta impunito per via delle inefficienze della pubblica amministrazione anche se il legislatore in più occasioni ha espresso la volontà di adottare il pugno di ferro contro chi dichiara una residenza falsa, con la previsione della pena detentiva da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 2 anni.

Dichiarare una falsa residenza è reato

Chi dichiara una residenza diversa da quella reale commette il reato di falso, ed è penalmente perseguibile. Infatti la Cassazione penale nella sentenza n. 29469 del 27 giugno 2018 ha ricompreso la falsa dichiarazione di residenza all’interno del reato di falso ideologico, il cui bene giuridico tutelato è la fede pubblica e quindi comprende anche l’ipotesi di dichiarazione di residenza mendace.

In particolare, chi dichiara una falsa residenza altera un atto pubblico e configura la condotta dell’articolo 483 del Codice penale, che recita:

“Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi.”

Ai sensi della sopra citata sentenza della Cassazione, l’illecito penale scatta sia se la falsa dichiarazione è contenuta in un atto pubblico sia se contenuta in un’autocertificazione dato che quest’ultima va comunque a confluire nei registri anagrafici che sono considerati atti pubblici a tutti gli effetti.

Dunque chi dichiara una residenza falsa per evadere le tasse o rendersi irreperibile, commette un vero e proprio reato ed è punito con la pena detentiva che va da 3 mesi a 2 anni - a seconda della gravità del fatto - in quanto integra un vero e proprio falso ideologico (un documento valido sotto l’aspetto formale ma dal contenuto menzognero).

Falsa residenza, cosa si rischia?

Quando un cittadino si reca all’ufficio dell’anagrafe per registrare la propria residenza, l’ufficiale ha il dovere di verificare la veridicità della dichiarazione.

L’accertamento viene svolto dalla Polizia municipale (o da altro personale comunale autorizzato) attraverso dei sopralluoghi. In più l’ufficiale dell’anagrafe può anche invitare delle persone residenti nel Comune a fornire dei chiarimenti nel suo ufficio. Allo stesso modo può interpellare le amministrazioni e gli enti pubblici e privati che ritiene necessari.

Se nel corso degli accertamenti emergono delle discordanze con quanto dichiarato, l’ufficiale dell’anagrafe ha l’obbligo di segnalare il fatto all’autorità di pubblica sicurezza. Nel caso in cui l’accertamento ha esito negativo o mancano i requisiti per l’elezione della residenza, l’ufficiale lo comunica prontamente al diretto interessato, avvisandolo che ha il diritto di presentare le sue osservazioni entro 10 giorni.

Le conseguenze della falsa dichiarazione di residenza cambiano in base al tipo di comunicazione resa:

  • se la falsa dichiarazione riguarda la prima iscrizione anagrafica è sufficiente una semplice cancellazione che avrà effetto retroattivo;
  • se la falsa dichiarazione riguarda una iscrizione che proviene da un Comune estero occorre cancellare il cittadino dall’AIRE (Anagrafe Degli Italiani Residenti all’Estero) e darne immediata comunicazione al Comune di provenienza;
  • se la falsa dichiarazione riguarda un cambiamento di abitazione si deve registrare l’interessato presso l’abitazione precedente.

Dove eleggere la residenza

Secondo la legge italiana la residenza è il luogo nel quale la persona ha la sua abituale dimora, cioè il luogo in cui vive con una certa stabilità, non necessariamente perpetua ma duratura, o nel quale ha ’intenzione di stabilire la propria abitazione.

Una volta prescelto questo luogo, il cittadino deve fare un’apposita comunicazione all’ufficio anagrafe del Comune di residenza; l’iscrizione nel registro dell’anagrafe produce i seguenti effetti:

  • permette di ottenere i certificati anagrafici;
  • consente di accedere ai servizi demografici;
  • determina le competenze territoriali degli organi giudiziari;
  • permette di sapere dove devono essere consegnati gli atti e tutte le comunicazioni amministrative;
  • consente di iscriversi alle liste elettorali territoriali.

Inoltre nel Comune in cui viene fissata la residenza anagrafica è possibile esporre le pubblicazioni di matrimonio, celebrare le nozze e procedere al divorzio davanti al Sindaco.

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