Ricalcolo delle pensioni con sistema misto: ecco perché l’INPS potrebbe ridurre gli assegni di alcune tipologie di contribuenti

L’INPS ha avviato il ricalcolo delle pensioni erogate con sistema misto al fine di verificare che gli importi rispettino il tetto previsto dalla Legge di Stabilità: questa operazione potrebbe determinare la riduzioni degli assegni pensionistici di alcune fasce di reddito.

In base alle disposizioni contenute nel comma 707 dell’art. della Legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015), l’INPS ha avviato un’operazione, quella del ricalcolo delle pensioni erogate con sistema misto, che potrebbe implicare sorprese poco piacevoli per alcune tipologie di contribuenti (specie i titolari delle cosiddette pensioni d’oro) che
potrebbero vedersi ridotto il loro assegno pensionistico.

La legge di stabilità ha infatti introdotto un tetto agli assegni pensionistici, per questo l’INPS, con il ricalcolo delle pensioni, andrà a verificare, riguardo agli assegni erogati anche prima del 1 Gennaio 2015, che l’importo complessivo, effettivamente corrisposto, con il sistema misto, non superi l’importo che sarebbe spettato, se fosse stato applicato, per il calcolo della pensione, il sistema retributivo, in vigore fino al 2011.

Soggetti interessati e finalità dell’operazione
L’INPS procederà, quindi, al ricalcolo degli assegni liquidati dal 1 Gennaio 2012, a quei lavoratori che, alla data del 31 Dicembre 1995, avevano già conseguito almeno 18 anni di contributi. Tale ricalcolo viene effettuato per confrontare, riguardo al singolo contribuente, l’importo dell’assegno pensionistico effettivamente erogato con il sistema di calcolo vigente (cioè retributivo sino al 2011 e contributivo pro rata dal 1° gennaio 2012) e l’importo dell’assegno che sarebbe stato ottenuto applicando il calcolo interamente retributivo per tutte le anzianità contributive maturate dall’assicurato.
Con ricorda la Circolare 74/2015 recentemente emanata dall’INPS, in base alle disposizioni della Legge di Stabilità, l’INPS, dopo aver effettuato le operazioni di verifica attraverso il ricalcolo delle pensioni, procederà, poi, a mettere in pagamento l’importo minore determinato dal raffronto fra i due sistemi di calcolo e, eventualmente, a recuperare le somme indebitamente corrisposte dal 1 gennaio 2015.

Modalità di ricalcolo delle pensioni
Il ricalcolo della pensione con il sistema retributivo utilizzerà, tuttavia, modalità differenti da quelle applicate fino al 2011, dal momento che saranno valorizzate con l’aliquota di rendimento prevista con il sistema retributivo (aliquota del 2% che subisce una riduzione progressiva al crescere dell’importo della retribuzione pensionabile) anche i contributi che eccedono i 40 anni di contributi, superando, in tal modo, il limite, vigente precendemente, dell’anzianità contributiva massima.
Nel nuovo sistema di ricalcolo saranno poi soggetti all’aliquota di rendimento tutti i periodo lavorativi accreditati compresi quelli che potrebbero essere stati, eventualmente maturati durante la cosiddetta finestra mobile, ovvero nel periodo compreso tra la data in cui è avvenuto il conseguimento dei requisiti per la pensione e il momento in cui la pensione è stata effettivamente corrisposta.
Il ricalcolo delle pensioni che l’INPS metterà in atto lascerà comunque invariati sia i criteri per determinare la retribuzione pensionabile, sia le aliquote di rendimento che, come ricordato sopra, decrescono al crescere della retribuzione pensionabile.

Quali sono le categorie che potrebbero ottenere un assegno ridotto
I lavoratori che, a seguito del ricalcolo della pensione potrebbero vedersi ridotto il proprio assegno pensionistico sono i titolari delle cosiddette pensioni d’oro. Si tratta, in altri termini, dei contribuenti vanno in pensione con un’anzianità anagrafica superiore all’età prevista per la pensione di vecchiaia (attualmente, quindi, oltre i 66 anni e 3 mesi) e con retribuzioni medie superiori a circa 46000 euro annui, ovvero di un importo superiore al tetto massimo previsto nel sistema retributivo.
Tali contribuenti, a differenza di quasi tutti gli altri, hanno tratto dei vantaggi dal nuovo sistema contributivo, dal momento che, non avendo nessun massimale sulle retribuzioni, riescono a valorizzare attualmente l’intera cifra sulla terza quota di pensione (quota C) e ottengono, quindi, una prestazione superiore a quella che sarebbe spettata loro utilizzando ottenendo, anche grazie all’attivazione di coefficienti di trasformazione più convenienti dal momento che sono calcolati sino ai 70 anni, una prestazione superiore a quella determinata con il sistema di calcolo retributivo.
Tra i contribuenti che possono restare in servizio fino ai 70 o anche fino ai 75 anni e che percepiscono una retribuzione media lorda superiore ai 100000 euro, ossia tra i contribuenti che potrebbero vedersi ridotto il loro assegno pensionistico, vanno inclusi i professori universitari, i dirigenti, i medici, i magistrati e gli alti funzionari delle forze militari o dello stato.
La riduzione dell’importo dell’assegno pensionistico, a seguito del ricalcolo della pensione, non dovrebbe produrre effetti, invece, su quei lavoratori con retribuzioni medio-basse che decidono di trattenersi sul posto di lavoro anche dopo aver raggiunto la soglia contributiva dei 40 anni.

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