Riaperture, cosa succede se aumentano i contagi: conseguenze non ancora chiare

Martino Grassi

19 Aprile 2021 - 10:34

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Dal prossimo 26 aprile saranno introdotte le zone gialle e alcune attività potranno riaprire, ma cosa accadrà se aumentano i contagi? Al momento sembra esserci ancora poca chiarezza.

Riaperture, cosa succede se aumentano i contagi: conseguenze non ancora chiare

Dal 26 di aprile in Italia saranno introdotte nuovamente la zona giallae il governo ha concesso la possibilità ad alcune attività di riaprire. Inizialmente i provvedimenti riguarderanno soprattutto la scuola e la ristorazione, per poi allargarsi sempre più nel corso del tempo coinvolgendo anche le altre attività, qualora la situazione epidemiologica dovesse renderlo necessario.

La decisione del governo tuttavia ha spaccato in due gli esperti, da un lato chi ritiene che queste misure siano adeguate e giuste, dall’altro invece chi pensa che siano troppo premature e rischiose. Al momento infatti non è ancora possibile sapere con certezza quali saranno i provvedimenti del governo nel caso in cui la curva dei contagi dovesse tornare a vertere verso l’alto. E se da un lato, il sottosegretario alla Salute Sileri è certo che le riaperture siano irreversibili, dall’altro il Comitato Tecnico Scientifico sembra pensarla diversamente.

Riaperture, cosa succede se aumentano i contagi

L’Italia e le attività commerciali, dopo settimane di chiusure, si apprestano ad una graduale riapertura a partire dal prossimo lunedì. Tuttavia se da un lato il sottosegretario alla Salute è certo che il provvedimento sia irreversibile, il CTS ha un pare diverso. Naturalmente nelle regioni gialle in cui si assisterà ad un incremento dei contagi a livello locale scatterà immediatamente la fascia arancione o rossa, ma nel caso in cui l’epidemia dovesse tornare a correre in tutto il Paese ancora non è chiaro quali saranno le misure del governo, e se potrà rendersi necessario un nuovo lockdown.

Una delle questioni più dibattute al momento è quella l’obbligo del coprifuoco, secondo il sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri, al momento i numeri non sono ancora così buoni da permettere l’eliminazione di questa misura, ma è fiducioso del fatto che le riaperture saranno “irreversibili: non dovremo più temere di dover chiudere”. La fiducia di Sileri arriva dal fatto che la campagna di vaccinazione sta procedendo nel modo corretto.

Comunque, nel momento in cui si allentano le misure, l’epidemia è pronta a ripartire in qualsiasi momento, “un rischio riaperture c’è, ma abbiamo un sistema di allerta precoce per intervenire subito”, spiega a Repubblica Gianni Rezza, capo Prevenzione ministero Salute e membro del Cts. Per un epidemiologo infatti il rischio accettabile è zero, “per un economista può essere 100 e per chi ha dovuto chiudere un’attività è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi”. Per sapere quali saranno gli effetti delle riaperture, spiega ancora l’esperto, saranno cruciali le due tre settimane successive. Nel prossimo futuro inoltre potrebbero avere il via libera anche i test salivari, che ormai “sono affidabili quanto il tampone”.

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