Referendum abrogativo: cos’è, come funziona e quando può essere proposto

Isabella Policarpio

16 Settembre 2019 - 13:17

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Il referendum abrogativo consente di eliminare leggi, decreti legge o parti di essi se viene raggiunto il quorum previsto dalla Costituzione. Vediamo come funziona e quando è proponibile.

Il referendum abrogativo è uno strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione. Permette di ritoccare una legge, una disposizione di legge, un decreto, o parti di esso, tramite una consultazione popolare.

Data la sua importanza, la Costituzione stabilisce tassativamente le materie sulle quali può essere proposto, quelle che lo escludono e il quorum da raggiungere affinché sia valido.

Inoltre ogni testo referendario, prima di poter essere sottoposto al voto degli elettori, deve superare il giudizio di costituzionalità della Corte costituzionale. Vediamo nel dettaglio come funziona e tutto quello che c’è da sapere al riguardo.

Referendum abrogativo, cosa dice la Costituzione

Tra i diversi tipi di referendum ammessi nel nostro ordinamento, soffermiamoci sul referendum abrogativo. Si tratta una petizione popolare con la quale si chiede di abrogare una legge, un decreto legislativo o un decreto legge o parte di essi, facendone cessare la produzione di effetti nel futuro.

La disciplina sul referendum abrogativo è contenuta nell’articolo 75 della Costituzione, che reca quanto segue:

“E` indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.”

La disposizione in esame conferisce al popolo il potere di modificare il quadro normativo dell’ordinamento. Tuttavia, come vedremo nei paragrafi seguenti, per evitare abusi delle minoranze e interventi nelle materie più delicate, la sua efficacia è stata ancorata al raggiungimento di una precisa soglia di voti; inoltre il legislatore ha escluso alcune materie dal novero di quelle abrogabili mediante referendum.

Referendum abrogativo: limiti e quorum necessario

Questa tipologia di referendum non può riguardare tutte le leggi. Lo stesso articolo 75 della Costituzione escluse le leggi tributarie, di bilancio, di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali, di amnistia e indulto.

Inoltre non sono abrogabili per mezzo del referendum tutte le leggi di rango costituzionale o comunque gerarchicamente al di sopra delle leggi ordinarie. Per tutte queste, difatti, occorre percorrere la strada dell’abrogazione in Parlamento.

Affinché la votazione sia valida, devono esprimersi sul quesito referendario la maggioranza degli aventi diritto al voto alla Camera dei deputati, cioè i cittadini che hanno compiuto il diciottesimo anno di età. Il testo si considera abrogato se viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Ammissibilità del quesito referendario: il ruolo della Corte costituzionale

Il quesito referendario, ovvero la domanda che viene sottoposta al giudizio degli elettori, deve prima ottenere il giudizio positivo da parte della Corte costituzionale.

Per prima cosa i giudici controllano che il referendum abrogativo non riguardi una delle materie espressamente vietate di cui sopra, in secondo luogo controllano le caratteristiche formali e sostanziali della legge oggetto del quesito. Sono escluse quelle di rango costituzionale e quelle a contenuto costituzionalmente vincolato.
La domanda, inoltre, deve essere posta in maniera chiara e coerente, tale da non confondere gli elettori.

Il giudizio sulla costituzionalità o meno del referendum abrogativo deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro e non oltre il 10 febbraio di ogni anno.

Se il giudizio è positivo, il referendum avrà il via libera, altrimenti il quesito verrà respinto e non si potrà procedere alla votazione.

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