Reddito di cittadinanza: quando si trasforma in Pensione (e viceversa)

Antonio Cosenza

30 Aprile 2021 - 09:30

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Il Reddito di cittadinanza in alcune circostanze si trasforma in Pensione di cittadinanza: ecco quando e cosa cambia.

Reddito di cittadinanza: quando si trasforma in Pensione (e viceversa)

Ci sono alcune circostanze in cui il Reddito di cittadinanza si trasforma in Pensione di cittadinanza, e altre in cui avviene invece il passaggio inverso.

E non si tratta solamente di un “cambio di nome”, in quanto a seconda che si tratti di Reddito o Pensione di cittadinanza ci sono delle cose da sapere. Dopo più di due anni dall’introduzione del Reddito di cittadinanza si fa ancora confusione su quando si parla di Pensione di cittadinanza: non sono chiari i requisiti ed è per questo che abbiamo deciso di scrivere questa guida con tutte le informazioni utili per capire quanto si parla dell’una e quando invece dell’altra misura.

Perché potrebbe anche succedere che nel periodo di fruizione della misura si passi da Reddito di cittadinanza a Pensione di cittadinanza e viceversa: un passaggio che, allo scattare di determinate condizioni, avviene in automatico.

Reddito di cittadinanza: quando si trasforma in Pensione

Il Reddito di cittadinanza si trasforma automaticamente in Pensione di cittadinanza quando il nucleo familiare soddisfa tutti i requisiti affinché si possa parlare di quest’ultima.

A tal proposito, il decreto 4/2019 fa chiarezza su quando si parla di Pensione di cittadinanza:

  • per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni (età che verrà adeguata agli incrementi della speranza di vita che interesseranno nei prossimi anni l’età pensionabile);
  • per i nuclei familiari composti esclusivamente da almeno un componente di età superiore ai 67 anni e gli altri componenti con disabilità grave o non autosufficiente.

Sono percettori della Pensione di cittadinanza, quindi, i nuclei che rientrano in una delle suddette situazioni. Non basta, dunque, che ci sia un componente - ad esempio il richiedente - che ha compiuto i 67 anni, e magari è titolare di pensione, per poter parlare di Pensione di cittadinanza; se in famiglia ci sono altre persone con meno di 67 anni e non disabili, allora si tratta a tutti gli effetti di Reddito di cittadinanza.

Detto questo, è chiaro quando il Reddito di cittadinanza si trasforma in Pensione:

  • quando anche il componente più giovane ha compiuto 67 anni;
  • quando anche un solo componente compie 67 anni, a patto che le altre persone del nucleo siano disabili gravi o non autosufficiente.

A tal proposito, quando si verifica uno dei suddetti eventi per un nucleo già beneficiario di Reddito di cittadinanza, la misura si trasforma in Pensione di cittadinanza dal mese successivo.

Ma il passaggio potrebbe avvenire anche inversamente. Si pensi, ad esempio, al caso in cui al nucleo familiare composto da soli Over 67 si aggiunga un altro componente con meno di 67 anni. In tal caso, però, la trasformazione non è automatica: trattandosi di una variazione del nucleo familiare, infatti, è necessario presentare un nuovo Isee e conseguentemente una nuova domanda.

Il Reddito di cittadinanza si trasforma in Pensione: cosa cambia

Con il passaggio da Reddito di cittadinanza a Pensione di cittadinanza ci sono dei cambiamenti che riguardano, ad esempio, il calcolo del beneficio.

Con la Pensione di cittadinanza, infatti, aumenta la quota A del beneficio ma si riduce la B, quella riconosciuta a titolo di rimborso del canone di affitto. Se per il Reddito di cittadinanza la quota A si calcola su una base di partenza di 6.000 euro per la persona sola (moltiplicata per il parametro di scala di equivalenza), per la Pensione di cittadinanza si parte da 7.560 euro.

Ciò significa che una persona sola - con reddito zero e che non vive in affitto - al compimento dei 67 anni passa da un RdC da 500,00€ mensili ad una PdC da 630,00€.

Parimenti, però, diminuisce la quota B riservata al rimborso del canone di affitto: mentre per i beneficiari del Reddito di cittadinanza si ha diritto fino ad un massimo di 280,00€ mensili (3.360,00€ annui), nel caso della Pensione di cittadinanza si scende a 150,00€ mensili (1.800,00€ annui).

Altra novità, è quella per cui chi prende la Pensione di cittadinanza non è soggetto a limitazioni sui prelievi. E ancora: vi è la possibilità di ricevere la quota della Pensione di cittadinanza spettante non sulla carta di Poste Italiane ma direttamente nel cedolino della pensione.

Infine, si ricorda che al compimento dei 65 anni (quindi vale anche per i componenti che percepiscono ancora il Reddito di cittadinanza) non si è soggetti ad alcuna condizionalità; non vi è, quindi, l’obbligo di recarsi al Centro per l’impiego per la firma del Patto di Lavoro.

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