L’economia statunitense eviterà una recessione e lo yuan della Cina sarà una «forza maggiore» come valuta di riserva nei prossimi cinque anni. Queste le previsioni di Mark Mobius, Executive Chairman della divisione Emergin Market di Franklin Templeton.
Il discorso del presidente della Federal Reserve Ben S. Bernanke a Jackson Hole, nel Wyoming, la scorsa settimana, ha segnalato che la banca centrale, se necessario, può disporre di strumenti di politica sufficienti per sostenere la crescita. Bernanke «non presiederà a una grave recessione economica se può farne a meno,» ha affermato in un’intervista a Bloomberg News prima di un discorso ai giornalisti, a Hong Kong. «Non vedremo una recessione. (Bernanke) Ha ancora gli strumenti politici a disposizione».
Nel suo discorso del 26 Agosto il presidente Fed ha fatto eco ai commenti dei membri dissenzienti del Federal Open Market Committee (FOMC), secondo i quali i dati non stanno prefigurando l’avvento di una nuova recessione.
La crisi del debito in Europa diffcilmente trascinerà i mercati globali nell’abisso di una recessione, anche perchè molti paesi in altri continenti continuano a crescere. «Del resto - evidenzia Mobius, - le stime del FMI dicono che le economie emergenti cresceranno del 6,6% quest’anno, tre volte la crescita del 2,2% dei paesi sviluppati. L’aumento dei consumi e dei redditi pro capite, specialmente nei mercati emergenti continuano a dirigere la nostra attenzione su due settori come le commodities e i beni di consumo».
Secondo Mobius il governo cinese probabilmente accelererà gli sforzi per internazionalizzare lo yuan. La valuta cinese è salita dello 0,09 per cento, a 6,3810 per dollaro - alle 3:42 pm a Shanghai, secondo il China Foreign Exchange Trade System - . La valuta aveva precedentemente raggiunto 6,3804, il livello più forte da quando il paese ha unificato i tassi di cambio ufficiali e di mercato, alla fine del 1993.
Gli analisti di Templeton, ritenendo che l’impatto della crisi del debito dei paesi sviluppati (Usa e Eurozone) sulle economie emergenti sia ancora trascurabile, si aspettano che le esportazioni asiatiche, vero motore dell’intero continente, continuino a crescere nei prossimi mesi.
«Guardando al Sud-Est asiatico, la Thailandia e l’Indonesia – ha aggiunto Mobius - sono i punti caldi in cui possiamo trovare buone opportunità e abbiamo visto l’apprezzamento della valuta. Questa crisi ci ha dato la possibilità di acquistare di più in Thailandia».
«Dobbiamo ricordare - prosegue Mobius - che nonostante le preoccupazioni sul debito sovrano europeo, la regione continua a consumare. Inoltre, i paesi asiatici diventeranno sempre meno dipendenti dalle esportazioni verso l’Europa e gli Usa. Per esempio, il 41% delle esportazione della Cina e il 58% della Thailandia oggi sono destinate agli altri paesi asiatici». Nel medio e lungo termine, invece, potrebbe essere l’inflazione ad impattare tutti i paesi, compresi quelli emergenti.