Perché Quota 100 abbassa la pensione (anche senza penalizzazioni)

Con Quota 100 l’importo dell’assegno previdenziale si riduce; il Presidente dell’Inps - Tito Boeri - avverte i lavoratori sconsigliando il pensionamento anticipato.

Perché Quota 100 abbassa la pensione (anche senza penalizzazioni)

Anche se Quota 100 non prevede penalizzazioni per coloro che anticipano l’accesso alla pensione, smettere di lavorare prima del raggiungimento dell’età pensionabile comporterà comunque una riduzione dell’assegno previdenziale.

È ancora una volta il Presidente dell’Inps - Tito Boeri - a puntare il dito contro Quota 100, la misura che consente ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni e con 38 di contributi; lo ha fatto in un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera, durante la quale ha voluto avvertire tutti quei lavoratori che potrebbero accedere a questa misura di flessibilità (si parla di circa 400.000 pensionamenti potenziali) degli svantaggi che comporterà anticipare l’accesso alla pensione.

Il Governo in più di un’occasione ha ribadito che Quota 100 non prevederà alcuna penalizzazione sull’assegno, come invece accade per l’Opzione Donna per la quale invece bisogna accettare un ricalcolo contributivo della pensione, tuttavia smettere di lavorare prima comporterà comunque degli svantaggi.

Come rilevato da Boeri, infatti, a seconda della posizione lavorativa e contributiva dell’interessato, si possono perdere anche 500€ di pensione lorda al mese smettendo di lavorare prima del raggiungimento dell’età pensionabile (che per il 2019 è di 67 anni).

Ma per quale motivo pur senza penalizzazioni l’importo dell’assegno previdenziale sarà più basso? Questo dipende dal sistema con cui attualmente viene calcolata la pensione, ossia quello contributivo; vediamo perché.

Boeri: “500€ in meno per chi ricorre a Quota 100€”

È bene chiarire che i 500€ indicati da Boeri non sono una cifra fissa, poiché sono solamente il risultato di un esempio da lui fatto davanti alla Commissione Lavoro della Camera. Come anticipato, infatti, la riduzione della pensione dipende dalla posizione contributiva degli interessati e nella generalità dei casi sarà inferiore a 500€.

Ma andiamo con ordine; il Presidente dell’Inps ha fatto l’esempio di un lavoratore impiegato nel settore pubblico per il quale si applica il sistema retributivo fino al 2011 (qualora alla data del 31 dicembre 1995 abbia maturato almeno 18 anni di contributi) e quello contributivo per il periodo successivo. Questo dipendente ha una retribuzione media di 40.000€ lordi l’anno, a fronte di una pensione attesa di 30.000€ se nel 2019 andrà in pensione con Quota 100.

Tuttavia, se questo continuasse a lavorare per altri 5 anni, quindi fino al raggiungimento dell’età pensionabile di 67 anni (sempre che nel frattempo non aumenti ancora), maturerebbe una pensione di 36.500€, ossia circa 500€ in più al mese. Secondo Boeri, infatti, anticipando l’accesso alla pensione di 5 anni si prevede una riduzione di circa il 21% dell’assegno previdenziale.

Perché la pensione si riduce

Per capire per quale motivo anticipare l’accesso alla pensione riduce l’assegno bisogna tornare al 1° gennaio 1996, data in cui è stato introdotto il sistema di calcolo contributivo in sostituzione di quello, più vantaggioso per i lavoratori, retributivo.

Con il sistema retributivo, infatti, l’importo della pensione si calcola facendo la media delle migliori retribuzioni percepite dal lavoratore nel corso della carriera; con quello contributivo, invece, l’assegno si calcola tenendo conto del solo montante contributivo del lavoratore.

Questo viene trasformato in pensione tramite l’applicazione di un coefficiente di trasformazione, stabilito dall’Inps ogni tre anni. In sostanza, con il sistema contributivo la pensione è più alta quanto maggiori sono i contributi versati dal lavoratore.

È ovvio quindi che lavorando per più anni e di conseguenza versando più contributi, l’assegno previdenziale sarà più alto; andando in pensione con Quota 100, infatti, il lavoratore dovrà “rinunciare” a 5 anni di contribuzione e ciò inevitabilmente avrà delle ripercussioni sull’assegno previdenziale.

Come precisato da Boeri lavorando per 5 anni in meno si percepirà un assegno più basso di circa il 21% di quello che verrebbe riconosciuto al lavoratore al raggiungimento dell’età pensionabile.

Si tratterà comunque di una libera scelta del lavoratore e non di una riduzione imposta; sarà l’interessato, infatti, a decidere se andare prima in pensione oppure se continuare a lavorare così da maturare un assegno più alto.

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