Quarantena dopo le ferie, si rischia il licenziamento: ecco quando

Laura Pellegrini

08/02/2021

08/02/2021 - 16:23

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Il dipendente che torna dall’estero e deve auto-isolarsi per 14 giorni può essere licenziato per giusta causa. Ecco quando si rischia il posto di lavoro.

Quarantena dopo le ferie, si rischia il licenziamento: ecco quando

Un dipendente può andare incontro al licenziamento per giusta causa a causa della quarantena obbligatoria prevista al ritorno da un viaggio all’estero. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Trento.

Attualmente (e fino al 5 marzo) per diversi Paesi l’Italia prevede l’obbligo di tampone e/o l’isolamento domiciliare di 14 giorni all’arrivo, anche in assenza di sintomi o di esito negativo al test. Per chi arriva da uno Stato UE, la quarantena di due settimane è obbligatoria solo nel caso di mancato tampone prima della partenza.

Quarantena dopo le ferie: quando si rischia il licenziamento

Secondo i giudici del Tribunale di Trento, la quarantena di rientro da uno Stato estero corrisponde a un’assenza ingiustificata dal lavoro e può, quindi, essere causa di licenziamento.

Il caso è emerso da una lavoratrice che si era recata in Albania e in seguito licenziata dal posto di lavoro.

I giudici hanno dato torto alla dipendente che non è riuscita a rientrare sul posto di lavoro entro i termini stabiliti con il datore a causa della quarantena obbligatoria dopo il rientro da uno Stato estero, ed è stata licenziata. Non appena ricevuto il benservito, però, la donna ha impugnato l’atto di fronte al Tribunale.

Il caso della lavoratrice licenziata dopo le ferie

La donna aveva richiesto un periodo di ferie dal 3 al 16 agosto durante il quale aveva deciso di recarsi in Albania e aveva concordato con il datore di lavoro il rientro al 20 agosto. Nonostante questo, comunque, al suo ritorno in Italia ha dovuto sottoporsi al tampone oltre a dover rispettare un periodo di isolamento domiciliare di 14 giorni, che le ha impedito di rientrare al lavoro come da accordi.

Dobbiamo anche precisare - come ha tenuto a sottolineare il datore di lavoro - che questa lavoratrice aveva già accumulato diversi permessi e diverse assenze per svariati motivi (tra i quali congedo Covid, permessi legge 104, malattia del bambino).

Il licenziamento al quale è andata incontro, quindi, è lecito? Secondo il Tribunale di Trento sì, in quanto le regole per il rientro da un Paese estero (relative a tampone e quarantena) erano già note a tutti e la donna avrebbe dovuto modulare il periodo di ferie valutando anche la questione relativa alla quarantena. Per questo motivo, le ferie si possono assimilare a un’assenza ingiustificata dal lavoro, e dunque una possibile causa di licenziamento.

Licenziamento dopo le ferie: le motivazioni del Tribunale

Il Tribunale di Trento ha considerato lecito il licenziamento della donna che rientrata dall’Albania ha dovuto sottoporsi a un periodo di quarantena che non le ha permesso il rientro al lavoro entro i termini prestabiliti.

Come riportato nell’ordinanza del giudice: “Contestiamo che ella, stando a quanto da ella stessa dichiarato, si sarebbe recata in Albania nonostante i ben noti divieti, restrizioni ed i rischi relativi agli spostamenti e nonostante gli altresì ben noti obblighi di quarantena/isolamento fiduciario conseguenti, disinteressandosi quindi completamente dei problemi organizzativi creati all’azienda, visti anche l’emergenza sanitaria in essere e il periodo interessato (pieno periodo estivo)”.

La donna, pertanto, avrebbe dovuto conoscere le procedure a cui si sarebbe dovuta sottoporre (14 giorni di isolamento) al rientro entro i confini nazionali già dal momento della partenza: ecco perché la quarantena non si verrebbe a prefigurare come assenza giustificata dal posto di lavoro ”, ha scritto il Tribunale.

La scelta della donna di andare all’estero, dunque, doveva essere effettuata in modo più responsabile, magari facendo un sacrificio in più che - come spiega il Tribunale - “non è comunque paragonabile alle limitazioni imposte alla libertà personale (spostamenti, diritti civili)”.

In un periodo di emergenza come quello attuale, i giudici hanno voluto fare appello al senso di responsabilità che ciascun cittadino dovrebbe avere.

Argomenti

# Ferie

Iscriviti alla newsletter

Money Stories