Immaginiamo di comprare un «cesto» di beni e servizi di vario tipo: alimentari, trasporti, vestiti, svaghi. Farlo in Italia costerebbe, a parità di potere d’acquisto, meno rispetto a quanto costerebbe mediamente in Europa per le stesse cose.
Nonostante il costo della vita in crescita, in Italia il livello dei prezzi rimane infatti inferiore a quello medio Ue. Nel 2024 è stato del 2,1% più basso: se il cesto fosse costato 100 euro in media nell’Unione Europea, per l’Italia il conto sarebbe stato di 97,9 euro. Considerando tutti i prodotti e servizi qualcosa quindi si risparmia, ma è anche vero che su alcune categorie di beni i prezzi sono significativamente più alti in Italia.
Le voci che pesano di più in Italia
Eurostat offre uno strumento interattivo per visualizzare come variano i prezzi tra i Paesi Ue a parità di potere d’acquisto. In primis viene in mente la classica spesa, cioè gli acquisti alimentari nel loro complesso, che in Italia nel 2024 sono stati (bevande non alcoliche escluse) del 3,3% più cari al confronto con la media Ue.
A pesare maggiormente sulle tasche c’è stata la frutta, dell’8,9% più costosa della media, i cereali, del 6,6%, le uova e il latte, del 4,7%, ma anche la carne, del 3,4%. Livelli dei prezzi mediamente più alti anche per la ristorazione e gli hotel: andare a cena fuori e dormire in Italia nel 2024 è costato in media l’8,6% in più.
Oltre al cibo, l’Italia è particolarmente cara per l’abbigliamento, che costa l’8,2% in più e per le calzature, +9,1%, ma soprattutto per corrente elettrica e gas, dato che il livello dei prezzi in questo caso è stato del 18,2% superiore al confronto con la media Ue.
Dove l’Italia conviene di più?
Analizzate le note dolenti, salvo poche eccezioni, il confronto Italia-Europa in fatto di prezzi diventa positivo. Nonostante gli alti costi energetici, la spesa per la casa, tra affitti o mutui, utenze e altro, è stata comunque più bassa dell’8,2% rispetto alla media europea, mentre gli svaghi, la cultura e lo sport sono costati il 7% in meno. Più convenienza anche per smartphone e computer, del 5,8% in media, mentre il risparmio è perfino maggiore per la spesa legata alla rete Internet e mobile, dell’11,3% più bassa e tra le più convenienti d’Europa. In fatto di trasporti, altro vantaggio per l’Italia: spostarsi costa il 4,1% in meno, ma un discorso diverso vale invece per il trasporto privato nello specifico, dato che a parità di quantità per il carburante si spende il 7,7% in più.
L’Italia emerge complessivamente più “conveniente” soprattutto per la casa, complice l’alta concentrazione di proprietari e quindi la bassa incidenza delle spese per gli affitti, e per le comunicazioni. All’opposto, è cara in particolare per l’energia, data la forte dipendenza dalle importazioni, per la moda e per il cibo, oltre che per la ristorazione e per l’accoglienza, spinte dal turismo.
C’è da dire che il costo della vita è comunque più alto in Francia e in Germania. Ma poi c’è anche il discorso salari e resta il fatto che l’Italia, al pari della Grecia, è l’unico Paese Ue in cui negli ultimi vent’anni il reddito reale delle famiglie è diminuito: di oltre il 4%, a fronte di un aumento medio del 21% in Europa, 19% in Francia e 22% in Germania.