Conti deposito al 4%. Quanto rendono davvero e quando battono i BTP?

Gerardo Marciano

22 Settembre 2026 - 19:19

Conti deposito al 4%: quanto rendono davvero dopo tasse e bollo, quali condizioni nascondono e quando possono risultare più convenienti di BOT e BTP.

Conti deposito al 4%. Quanto rendono davvero e quando battono i BTP?

Il 4% è tornato a comparire nelle offerte bancarie. Dopo mesi in cui la remunerazione della liquidità sembrava destinata a ridursi insieme ai tassi ufficiali, il nuovo scenario monetario ha riacceso la concorrenza tra gli istituti. Per chi mantiene somme ferme sul conto corrente, numeri di questo tipo attirano inevitabilmente l’attenzione.

Dietro quel 4%, però, possono nascondersi prodotti molto diversi. In alcuni casi il tasso vale per dodici mesi, in altri soltanto per sei o quattro. Può essere richiesta nuova liquidità, l’apertura di un conto corrente, l’accredito dello stipendio o della pensione e, nelle formule più articolate, anche la sottoscrizione contestuale di altri prodotti finanziari.

La domanda interessante diventa quindi un’altra: quanto resta davvero del 4% pubblicizzato e, soprattutto, un conto deposito può oggi offrire più di un titolo di Stato? La risposta è sì in alcuni casi, ma il confronto cambia completamente quando si considerano durata, tassazione, liquidità, garanzie e condizioni contrattuali.

Perché il 4% è tornato sul mercato

La nuova fase è stata favorita dal cambiamento delle condizioni monetarie nell’area euro. Con i due rialzi decisi dalla Bce nel 2026, che hanno portato il tasso sui depositi al 2,50%, la raccolta della clientela è tornata preziosa per le banche e la competizione sui depositi si è riaccesa. Non sorprende quindi che alcuni istituti abbiano alzato la remunerazione offerta, usando il 4% come soglia capace di distinguere commercialmente il prodotto.

Il primo errore da evitare è però interpretare quel numero come il rendimento effettivamente incassato durante la durata dell’offerta.

Quando una banca indica «4% annuo lordo per sei mesi», il 4% è un tasso annualizzato. Su sei mesi l’interesse lordo maturato è quindi vicino al 2% del capitale; su quattro mesi è circa l’1,33%. La durata diventa dunque importante almeno quanto il tasso nominale.

Il 4% può durare quattro, sei o dodici mesi

Le offerte presenti sul mercato mostrano quanto possano cambiare le condizioni pur partendo dallo stesso numero.

Crédit Agricole propone dal 15 settembre il 4% annuo lordo sulla nuova liquidità per un vincolo di quattro mesi, con la possibilità di depositare fino a 1 milione di euro per cliente; in alternativa offre il 3% per sei mesi. Il tasso è elevato, ma la durata ridotta limita l’interesse complessivamente maturato.

Banca Mediolanum propone un deposito a tempo di sei mesi al 4% annuo lordo, fino a 500.000 euro. La promozione, valida fino al 30 ottobre, è riservata ai nuovi clienti che aprono uno dei conti previsti dall’iniziativa e accreditano lo stipendio entro i termini stabiliti. Le somme possono essere svincolate in qualsiasi momento senza perdere gli interessi maturati.

ING offre il 4% per dodici mesi sul Conto Arancio, a condizione di aprire il conto corrente della banca e di accreditare lo stipendio o un bonifico mensile di almeno 1.000 euro.

Esistono poi formule nelle quali il rendimento più alto è collegato alla sottoscrizione di altri prodotti. Il Conto Deposito Più di Credem, per esempio, riconosce il 4,25% annuo lordo per sei mesi ai nuovi clienti che conferiscono almeno 5.000 euro di nuova liquidità e sottoscrivono prodotti o servizi di investimento.

In questi casi il tasso del deposito non può essere valutato isolatamente. Se per ottenerlo occorre investire parte del capitale in fondi, Sicav, prodotti assicurativi o gestioni di portafoglio, costi, volatilità e caratteristiche del prodotto collegato entrano necessariamente nel calcolo complessivo. Due offerte pubblicizzate con un tasso vicino al 4% possono quindi avere un profilo economico molto diverso.

Quanto rimane davvero di un conto deposito al 4%

Gli interessi dei conti deposito sono tassati al 26%, e sulle somme depositate si paga normalmente un’imposta di bollo dello 0,20% annuo, salvo condizioni diverse previste dall’istituto.

Un tasso del 4% lordo annuo diventa, dopo la sola tassazione sugli interessi, il 2,96%. Se si considera anche il bollo dello 0,20% interamente a carico del cliente per dodici mesi, il rendimento effettivo scende al 2,76%.

Un esempio rende immediata la differenza. Su 50.000 euro mantenuti per dodici mesi al 4%, gli interessi lordi sarebbero 2.000 euro. La ritenuta del 26% ne assorbirebbe 520, lasciandone 1.480; togliendo anche 100 euro di bollo, il risultato netto scenderebbe a 1.380 euro.

Se il 4% dura soltanto sei mesi, lo stesso capitale produrrebbe circa 1.000 euro lordi e 740 euro dopo la ritenuta, prima del bollo. Con una promozione di quattro mesi, gli interessi lordi sarebbero circa 667 euro e poco meno di 500 dopo la tassazione.

Il numero da confrontare, quindi, non è soltanto il tasso annuo nominale, ma quanto denaro viene effettivamente maturato nel periodo in cui quel tasso resta valido.

Il confronto con i titoli di Stato cambia con la scadenza

I titoli di Stato italiani godono di un vantaggio fiscale importante: BOT e BTP sono tassati al 12,5%, contro il 26% applicato agli interessi dei conti deposito. Un conto deposito deve quindi offrire un tasso lordo sensibilmente più alto per compensare la maggiore tassazione.

Un dettaglio che spesso si dimentica nei confronti: anche i titoli di Stato custoditi nel dossier titoli pagano l’imposta di bollo dello 0,20% annuo. Per confrontare le due soluzioni in modo corretto, il bollo va quindi considerato per entrambe oppure per nessuna delle due.

Ai livelli attuali, alcune offerte al 4% riescono effettivamente a competere con i titoli governativi più brevi. Un conto deposito al 4% rende il 2,96% dopo la tassazione sugli interessi, mentre alcuni titoli di Stato con vita residua molto breve offrono rendimenti netti dello stesso ordine di grandezza o leggermente inferiori. La differenza può esistere, ma tende a essere contenuta.

Appena si allunga l’orizzonte temporale, il quadro cambia. Sul mercato ci sono BTP con scadenze intermedie e lunghe che offrono rendimenti netti superiori a quelli di un conto deposito al 4%, grazie anche al vantaggio fiscale.

Non è quindi corretto concludere genericamente che i conti deposito al 4% rendano più dei BTP. Possono essere competitivi rispetto ai titoli con vita residua molto breve, mentre sulle scadenze più lunghe esistono titoli di Stato con rendimenti netti maggiori. Ma si tratta anche di rischi diversi.

Conto deposito e BTP non sono lo stesso prodotto

La differenza più importante riguarda il comportamento del capitale prima della scadenza.

Il conto deposito non ha una quotazione giornaliera: se si rispettano le condizioni contrattuali, il capitale non oscilla al variare dei tassi di mercato. Il BTP, invece, viene negoziato sul mercato. Chi lo acquista e lo tiene fino alla scadenza conosce il rimborso previsto, salvo il rischio di credito dell’emittente; chi deve venderlo prima è esposto all’andamento del prezzo. Se i tassi salgono, il valore dei titoli già emessi può scendere, e più lunga è la durata, maggiore è la sensibilità alle variazioni dei rendimenti.

Il rendimento più elevato di un BTP con scadenza lontana non può quindi essere confrontato meccanicamente con quello di un deposito a quattro o sei mesi.

Anche la liquidità può essere molto diversa. Un BTP può essere venduto in qualsiasi momento, ma a un prezzo che può essere superiore o inferiore a quello di acquisto. Un conto deposito vincolato può invece prevedere tempi di attesa, penali o la perdita degli interessi in caso di uscita anticipata. Le condizioni cambiano da offerta a offerta: alcune, come quella di Mediolanum, consentono lo svincolo senza perdere gli interessi maturati, altre prevedono la rinuncia agli interessi o una penalizzazione.

Il limite dei 100.000 euro che non va dimenticato

Un altro aspetto decisivo riguarda la garanzia sui depositi. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi copre fino a 100.000 euro per depositante e per singola banca, e il limite comprende anche i conti deposito, sommati agli altri depositi presso lo stesso istituto.

La soglia conta perché diverse promozioni consentono di depositare somme molto superiori. Crédit Agricole accetta fino a 1 milione di euro per cliente, Mediolanum fino a 500.000 euro. Ma il massimale commerciale di un’offerta e il massimale della tutela sono due cose diverse: la parte eccedente i 100.000 euro non è coperta dalla garanzia.

I titoli di Stato seguono una logica differente. Non rientrano nella garanzia sui depositi, ma sono custoditi nel dossier titoli separatamente dal patrimonio della banca, e il rischio principale è quello legato all’emittente, cioè lo Stato.

Per importi elevati diventa quindi importante verificare non soltanto il rendimento, ma anche come distribuire la liquidità tra diversi istituti e strumenti.

Le condizioni possono valere più di qualche decimo di rendimento

Il ritorno dei conti deposito al 4% rende di nuovo interessante la remunerazione della liquidità, ma proprio la varietà delle offerte impone di guardare oltre il numero principale.

Un tasso elevato può essere subordinato all’apertura di un nuovo conto corrente, al conferimento di nuova liquidità, all’accredito dello stipendio o della pensione oppure al rispetto di altri requisiti. Occorre inoltre controllare cosa accade al termine del periodo promozionale: un deposito al 4% per quattro mesi può passare poi a un tasso molto più basso, e se l’obiettivo è tenere la liquidità remunerata più a lungo, il rendimento iniziale racconta solo una parte della storia.

Lo stesso vale per le spese del conto corrente collegato, che possono ridurre il vantaggio di un rendimento più alto.

Cosa guardare prima del 4%

Il dato più utile resta il rendimento netto ottenibile sull’intero periodo, tenendo conto di tassazione, bollo, costi e condizioni contrattuali. Serve anche confrontare strumenti omogenei: un 4% annualizzato per quattro mesi non equivale a guadagnare il 4% in quattro mesi, così come un BTP decennale non può essere confrontato direttamente con un deposito semestrale solo in base al rendimento percentuale.

Con i livelli attuali dei tassi, alcune offerte al 4% possono risultare più remunerative di determinati titoli di Stato a brevissima scadenza. Il vantaggio non è però generalizzabile all’intero mercato obbligazionario e tende a ridursi o a scomparire con i BTP di durata maggiore.

Per confrontare correttamente le alternative bisogna partire da tre domande: per quanto tempo il capitale può restare immobilizzato, se serve poterlo recuperare rapidamente e quale protezione si applica all’importo depositato.

Il 4% è un numero capace di attirare l’attenzione, ma da solo dice meno di quanto sembri. A fare la differenza sono il rendimento netto effettivo, il periodo in cui viene riconosciuto, le condizioni necessarie per ottenerlo e le conseguenze di un’eventuale uscita anticipata.

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