Quando si può non pagare il conto al ristorante

3 Agosto 2021 - 19:46

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Alzarsi da tavola ed uscire senza pagare: vediamo quando e perché questo è possibile senza incorrere in una violazione della legge.

Quando si può non pagare il conto al ristorante

Potrà sembrare strano, ma ci sono delle situazioni in cui non siamo tenuti a pagare prima di uscire dal ristorante in cui abbiamo appena consumato un pasto.

Saldare il conto è la norma, anzi è obbligo di legge, ma in casi particolari il cliente non è tenuto ad adempiere a questo dovere nei confronti dell’esercente.

Esistono infatti delle eccezioni che, come tali, “confermano la regola” ed è sempre bene conoscerle nel caso in cui ci sia la necessità di far valere il proprio diritto di consumatore davanti ad un servizio inadeguato o scadente.

Non si tratta di fare i furbi o accampare delle scuse per risparmiare qualche soldo dopo una cena o un pranzo fuori, è proprio il diritto a regolare queste specifiche dinamiche.

Un regolare contratto con le sue clausole

La situazione classica in cui un commensale siede al tavolo di una qualsiasi ristorante sottintende la volontà del proprietario e del cliente di adempiere al contratto che le due parti stipulano: offerta di beni e servizi in cambio di un pagamento in denaro.

Sono vari però gli scenari in cui non viene rispettato questo accordo:

  • mancanza di listino prezzi
  • prezzi maggiorati non dichiarati
  • offerta di pietanze diverse da quelle riportate sul menù

Quando si può non pagare: il piatto non corrisponde alla richiesta

Una delle premesse più intuitive che si sottintende al rapporto ristoratore-cliente è che la richiesta dell’avventore sia soddisfatta dallo chef. Ordinando un piatto ci si aspetta che sia proprio quella la portata che ci sarà servita. Qualsiasi cambiamento non segnalato nel processo di preparazione è un buon motivo per contestare il conto arrivati alla cassa.

Per esplicitare meglio, parliamo di una vera e propria frode in commercio quando al posto di un piatto ce ne viene servito un altro facendolo volontariamente passare per ciò che invece avevamo chiesto.

Far notare la presenza d’ingredienti diversi da quelli dichiarati in forma totale o parziale è quindi un legittimo diritto del commensale poiché, in casi di episodi allergici ad esempio, è la stessa salute del cliente ad essere messa in gioco. Per tale ragione, del resto, è imprescindibile la segnalazione della presenza di possibili allergeni all’interno dei piatti indicati sul menù.

La stessa cosa vale per l’indicazione della freschezza del prodotto dal momento che è obbligatorio dichiarare i surgelati e i decongelati impiegati nella preparazione del pasto.

Quando si può non pagare: conto alla cieca

Connessa a questa prima possibile causa di contestazione poi ci sono quelle specificatamente legate al menù: una documentazione che deve essere necessariamente fornita dal personale di sala ai commensali nonché un’informazione che deve essere visibilmente esposta all’esterno del locale stesso.

Quante volte invece il caposala o altri camerieri hanno declamato a voce i piatti del giorno o affisso cartelli con i consigli dello chef senza riportarne i costi. La pratica è tristemente comune, ma chi entra nel locale ha diritto a conoscere preventivamente il prezzo delle pietanze.

La legge in materia parla chiaro: chi non rispetta questa norma rischia anche una multa di ben 308 euro.

Quando si può non pagare: prezzo maggiorato

Qualsiasi spesa aggiuntiva rispetto ai piatti ordinati non potrà costituire una sorpresa inaspettata per il cliente una volta arrivato il momento del conto.

Dichiarare costi del coperto e di modifiche opzionali alle portate del menù è un vero e proprio obbligo poiché, anche in questo caso, non vi è trasparenza da parte del ristoratore.

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