Quando dire al lavoro che mi sposo? Cosa prevede la legge

Isabella Policarpio

11 Giugno 2021 - 16:16

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Comunicare al datore di lavoro l’intenzione di sposarsi e la data del matrimonio: quando si deve fare e quali sono le tempistiche previste dalla legge? Ecco un approfondimento.

Quando dire al lavoro che mi sposo? Cosa prevede la legge

Quando è giusto dire al lavoro la data delle nozze? Chi è alle prese con l’organizzazione del matrimonio ed è un lavoratore dipendente senza dubbio si sarà fatto questa domanda.

Talvolta comunicare l’intenzione di sposarsi può creare dei problemi in ambito lavorativo perché chi si sposa (in chiesa, comune o con unione civile) ha diritto a 15 giorni di assenza retribuita di “congedo matrimoniale”, per il viaggio di nozze. E molti temono di essere licenziati a causa delle nozze.

Scopriamo insieme cosa dice la legge.

Quanto tempo prima bisogna comunicare al datore di lavoro il matrimonio?

Facciamo una dovuta premessa: né la legge né i contratti collettivi impongono che i dipendenti che vogliono sposarsi debbano comunicare la data sul posto di lavoro. Significa che, chi lo desidera, può sposarsi senza dover comunicare a datore e colleghi di averlo fatto.

Le cose cambiano se gli sposi intendono partire per il viaggio di nozze usufruendo del congedo matrimoniale, ovvero il periodo di tempo (15 giorni) di assenza dal lavoro - nella maggior parte dei casi retribuito dal datore di lavoro - che la legge concede ai neo sposini per il viaggio di nozze.

Chi desidera usufruire del congedo deve necessariamente comunicare la volontà di sposarsi.

La legge impone una tempistica ben precisa: la richiesta deve essere presentata con almeno 6 giorni di anticipo rispetto alla data della partenza. Inoltre, al ritorno dal viaggio, il dipendente deve presentare al lavoro il certificato di matrimonio o dell’unione civile dove è riportata la data. Per farlo la normativa nazionale concede un termine massimo di 60 giorni dalla celebrazione dell’evento.

Annunciare le nozze al datore di lavoro, si rischia il licenziamento?

Quando e se dire al lavoro che ci si vuole sposare è una scelta discrezionale di ciascun lavoratore. Senza dubbio annunciarlo in anticipo permette all’azienda e ai colleghi di arginare eventuali problemi organizzativi che potrebbero sorgere durante l’assenza per congedo matrimoniale.

Tuttavia chi preferisce non dirlo affatto o comunicarlo a ridosso della partenza (almeno 6 giorni prima) non può essere discriminato o licenziato.

Ai sensi dell’articolo 35 della legge 198/2006 (Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), è nullo il licenziamento nei confronti delle lavoratrici nel periodo che decorre dalla richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino a un anno dalla data del matrimonio. Allo stesso modo sono nulle e inefficaci le clausole contenute nei CCNL e nei contratti aziendali che prevedono la risoluzione del rapporto di lavoro delle dipendenti in conseguenza del matrimonio.

In caso di licenziamento nella finestra temporale indicata dalla legge, il datore di lavoro deve provare che il motivo non è stato il matrimonio ma un’altra causa di non lieve entità tra:

  • colpa grave da parte della lavoratrice, quindi licenziamento per giusta causa;
  • cessazione dell’attività dell’azienda;
  • risoluzione del contratto per la scadenza del termine.

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