Il 2024 sarà un anno caratterizzato da ampie oscillazioni nel mercato valutario, ed essendo il Forex il mercato più ampio e più liquido al mondo, con transazioni giornaliere che arrivano al valore incredibile di oltre 6.000 miliardi di dollari, chiunque voglia investire - professionalmente e non - dovrebbe prestare un occhio di riguardo a questo mercato.
Per capire dunque quali sono le valute che si potrebbero rivalutare o svalutare quest’anno è bene capire quali sono i fattori che incidono sulla domanda e sull’offerta di una valuta. Poiché in sintesi il tasso di cambio è proprio questo: il prezzo di una valuta nei termini dell’altra.
Quindi in primis ci sono le dinamiche commerciali, i paesi che esportano molto e che hanno una bilancia commerciale positiva tenderanno – di solito, non di norma - a vedere rivalutare la loro valuta perché i propri prodotti sono molto domandati all’estero. E per pagare un produttore estero serve moneta estera.
In secondo luogo, ma non meno importante, è il monitoraggio delle scelte della politica monetaria. Infatti, quando le banche centrali alzano i tassi d’interesse, ad esempio per combattere l’inflazione, solitamente rivalutano anche le proprie valute perché i titoli di stato ed in generale gli asset finanziari denominati in quella valuta rendono di più. Questo significa attirare capitali dall’estero e quindi spingere la domanda di valuta.
Con queste due premesse possiamo valutare l’andamento di alcune valute.
Partiamo con lo yen giapponese. Come sappiamo la banca centrale giapponese è stata l’unica a mantenere i tassi a zero anche nell’ultimo biennio in cui le altre grandi banche centrali mondiali hanno alzato, anche pesantemente, i tassi di interesse. Esattamente come da manuale, ciò ha comportato una grande svalutazione dello yen, nell’ordine del 30% rispetto ad euro e dollaro. Ora però le cose stanno cambiando, la gran parte delle banche centrali sta per iniziare a tagliare i tassi d’interesse, alcune tra cui verosimilmente la Bce, già dal prossimo marzo. Invece il nuovo presidente della Bank of Japan ha recentemente aperto a innovazioni nella politica monetaria segnalando istanze da cosidetto ‘falco’. Ed anche la bilancia commerciale giapponese sembra tornare in positivo, con la classica curva a J che segue una forte svalutazione. In sintesi, inizialmente si pagano di più le importazioni a causa di una valuta meno forte, ma poi la stessa spinge le esportazioni. Per questo motivo, a mio avviso la svalutazione dello yen rispetto alle principali valute potrebbe essersi arrestata ed in questi mesi potremmo assistere ad una dinamica diversa.
Al contrario invece, se prendiamo a riferimento la sterlina inglese, i dati di mercato ci dicono che gli investitori si aspettano da qui a fine anno circa 4-5 tagli dei tassi per un importo di appena l’1,1%. Il tasso previsto per la fine di quest’anno sarebbe di poco superiore al 4%. Se da un lato è vero che il Regno Unito è stato uno dei paesi con più alta inflazione nel 2022 e ad inizio 2023, dall’altro le dinamiche economiche sembrano suggerire un andamento diverso. L’inflazione di dicembre 2023 è scesa al 4% dall’oltre 10% di dicembre 2022, la crescita economica del terzo trimestre 2023 è stata addirittura negativa, ed il calo nei dati delle vendite al dettaglio di dicembre sono stati i peggiori da inizio 2021. Insomma, l’economia inglese sembra raffreddarsi pesantemente. In questo senso ritengo che la banca centrale in quest’anno possa trovarsi costretta a tagliare di ben oltre l’1% i tassi d’interesse, portando quindi ad una svalutazione della sterlina inglese.
Infine, possiamo introdurre un altro indicatore abbastanza stravagante ma interessante, il cosiddetto indice Big Mac. Questo indice costruito dalla famosa rivista ‘the economist’ parte dall’assunto della «parità dei poteri di acquisto», una teoria secondo cui nel medio periodo il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute. Nell’indice Big Mac, il «paniere» è composto solamente dal famoso panino di McDonalds.
In questa classifica, in cui la valuta sottostante è il dollaro, vediamo spesso ai primi posti il franco svizzero. E direi che per una volta questo indice ci azzecca. Il franco potrebbe infatti tendere a svalutarsi nei prossimi mesi. Storicamente il franco svizzero è stato visto come una valuta rifugio, ed inoltre la banca centrale svizzera negli ultimi mesi ha alzato i tassi d’interesse contribuendo ad attirare capitali.
Eppure, l’inflazione in Svizzera negli ultimi mesi è stata la più bassa in Europa ed è già scesa sotto il tetto del 2%, per essere precisi all’1,7%. Invece il tasso di interesse rimane all’1,75%. In questo senso la banca centrale potrebbe voler evitare che l’inflazione scenda troppo – dato anche il fatto che la Svizzera ha sperimentato negli ultimi anni anche periodi di deflazione – e quindi tagliare i tassi più di quanto si aspetti il mercato.
In ogni caso, tra guerre commerciali e rivoluzioni nelle politiche monetarie, i prossimi mesi sul Forex saranno alquanto interessanti.