Psicologo del lavoro: cosa fa, stipendio e perché serve

16 ottobre 2020 - 13:00 |

Tutto quello che c’è da sapere sullo psicologo del lavoro in azienda: come diventarlo, cosa fa e le prospettive di guadagno.

Psicologo del lavoro: cosa fa, stipendio e perché serve

Lo psicologo del lavoro non è un semplice recruiter del personale, ma un figura con competenze tali da poter valorizzare i dipendenti in base alle loro attitudini e capacità e migliorare il clima aziendale. Questo fa aumentare i rendimenti e la qualità del lavoro.

Per diventarlo è indispensabile l’iscrizione all’albo degli psicologi e un particolare corso di studi incentrato sulla psicologia del lavoro.

Le prospettive di guadagno crescono con l’aumentare degli anni di esperienza fino a raggiungere uno stipendio mensile di circa 2.500/2.300 euro netti al mese.

Cosa fa lo psicologo del lavoro in azienda e perché serve

Mansioni e ruolo dello psicologo in ambito aziendale riguardano diversi aspetti:

  • la ricerca del personale tramite analisi dei CV e colloqui telefonici o in presenza, individuali o di gruppo;
  • valuta il potenziale del personale già assunto, lo motiva e suggerisce metodi e strategie per migliorare l’esperienza lavorativa;
  • dirime eventuali controversie/tensioni tra colleghi;
  • valuta l’aspetto psicologico degli altri dipendenti nell’ottica di migliorare la resa aziendale ed anche l’umore dei lavoratori;
  • gestisce sostituzioni, permessi, assenze, malattie, ferie e le altre esigenze del personale.

Questi i compiti principali dello psicologo che, inoltre, rappresenta il punto di riferimento per qualsiasi dubbio, problema o richiesta avanzata dal personale dipendente.

Lo stipendio medio dello psicologo del lavoro

Ora che abbiamo visto a grandi linee di cosa si occupa, passiamo all’aspetto economico. Secondo le ultime statistiche, la RAL media annua di uno psicologo del lavoro parte dai 20 ai 25.000 euro lordi ad inizio carriera fino ad arrivare a 50.000 euro raggiunta una certa esperienza nel settore.

Tuttavia è necessaria una lunga gavetta: generalmente si parte con un tirocinio retribuito dai 600 agli 850 euro per poi crescere gradualmente fino alla media nazionale di 1.650 euro netti al mese, una retribuzione che supera di circa il 6% la media nazionale.

L’apice della carriera si raggiunge dopo almeno 15 anni di esperienza che corrispondono ad una retribuzione in busta paga di circa 2.330 euro netti al mese. Naturalmente - come in ogni settore - molto dipende dalle competenze e dalle ambizioni personali.

Come si diventa psicologo del lavoro: percorso di studi

Per diventare psicologo del lavoro occorre innanzitutto la laurea in Psicologia (della durata di 5 anni) a cui si aggiunge il tirocinio obbligatorio di almeno un anno; questo è funzionale al superamento dell’esame di Stato e all’iscrizione all’albo.

Tuttavia lo psicologo del lavoro ha una formazione specifica e molto settoriale: infatti dopo il biennio comune chi aspira a questa carriere dovrà scegliere un ramo specifico o, in alternativa frequentare un corso post laurea.

Attitudini e competenze di questo tipo di psicologo sono: la conoscenze delle dinamiche aziendali, le strategie, i metodi, le tecniche e gli strumenti di selezione e valorizzazione del personale. Il lungo percorso di studi serve anche a perfezionare le doti comunicative, di ascolto e di empatia che ogni psicologo deve imprescindibilmente avere.

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