Il prezzo della benzina, si sa, alla prima turbolenza del mercato petrolifero schizza e gli aumenti sul carburante diventano una certezza. Ma, quando la crisi è scongiurata e i prezzi tornano a scendere, il ribasso da parte delle compagnie petrolifere diventa una faccenda molto più lunga.

Questo quello sta succedendo in questi giorni dopo l’attacco alle compagnie petrolifere dell’Arabia Saudita che, nel corso dello scorso weekend, hanno ricevuto la sgradita visita di droni che hanno sferrato due attacchi simultanei agli stabilimenti di Abqaiq e Khurais.

In pochi minuti i droni hanno dimezzato il potere di esportazione di carburante dell’Arabia Saudita che, inevitabilmente, ha portato all’aumento dei prezzi della benzina, con possibili e gravi conseguenze nel tempo.

In Italia ciò si è tradotto nell’aumento immediato di circa 3 centesimi al litro su benzina, diesel e Gpl che, nonostante l’attuale stabilizzazione mondiale, continua a mostrare un rincaro senza giustificazioni. Vediamo cosa è successo.

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Prezzo benzina, il rincaro senza motivo

L’Arabia Saudita è stata attaccata. Il Paese è in ginocchio e il prezzo di questo gesto lo pagherà il mondo insieme a lui. Ma quando? Guardando all’attuale quadro dei prezzi dei carburanti, le oscillazioni si sono alla fine contenute a livello mondiale, ma non Italia dove pare che si giochi sulla disgrazia.

In Italia il prezzo di benzina, diesel e gpl ha subito, in virtù dell’attacco saudito, un aumento di almeno 3 centesimi a litro. La motivazione dietro a questi aumenti sembra però meramente strumentale dato che, seppur immediatamente dopo l’attacco i prezzi internazionali del petrolio sono aumentati fino al 20%, ad oggi sono già scesi a meno della metà.

Federconsumatori tramite comunicato stampa, e presa coscienza della situazione internazionale, non ci ha pensato due volte a definire “i ritocchi applicati dalle compagnie di +2-3 centesimi al litro appaiono del tutto ingiustificati

Prezzi benzina, diesel e Gpl aggiornati

Oggi il listino prezzi medio nazionale, secondo i dati dell’Osservaprezzi carburante del Mise, vede per la modalità self benzina un costo di 1,593 euro al litro che, in base al marchio, può sfiorare l’1,604. Per il diesel in modalità self il prezzo medio praticato è di 1,482 euro al litro, con qualche centesimo in più da compagnia a compagnia.

Le modalità servito vedono il prezzo della benzina salire a 1,727 euro al litro, il diesel viaggia intorno all’1,616 euro al litro e, infine il Gpl oscilla dallo 0,597 allo 0,625 euro al litro.

Gli italiani lo sanno bene, questo gioco al rialzo fa parte delle vecchie abitudini delle compagnie petrolifere abituare ad alzare i prezzi non appena le quotazioni fanno un minimo accenno di movimento e, al contempo, disinteressarsi nel fare marcia indietro quando la situazione prezzi torna a scendere.

Quali sono i rischi? Ad oggi l’aumento è ingiustificato ma se i prezzi non dovessero tornare ad adeguarsi al mercato internazionale, nel giro di un anno il prezzo della benzina andrà a pesare sul portafoglio degli italiani di almeno 30 euro in più, tenendo conto delle turbolenze che inevitabilmente deriveranno dalla questione Arabia Saudita.

Gli effetti post attacco all’Arabia sul prezzo della benzina

Come anticipato, l’Arabia Saudita è stato oggetto di un devastante attacco nei confronti di due dei suoi stabilimenti petroliferi che hanno subito mosso le preoccupazioni internazionali degli addetti ai lavori.

Preoccupazioni fondate dato che la sola Arabia Saudita fornisce qualcosa come il 10% del fabbisogno di carburante a livello mondiale. Inoltre uno dei due stabilimenti attaccati, per precisione quello di Abqaiq di proprietà della Aramco, è la raffineria petrolifera più grande del mondo.

L’impatto è stato immediato, negli Stati Uniti il prezzo è aumentato di 3 centesimi al gallone ma gli esperti temono che nelle prossime settimane il prezzo potrà salire fino ai 25 centesimi.

La stessa dinamica la rischia l’Italia che già ora sta vedendo un aumento ingiustificato che se dovesse diventare sistemico peserebbe di almeno 30 euro in più all’anno sulla spesa per il carburante.

Si ritiene possibile che in Italia il prezzo nel lungo periodo posa infatti alzarsi sopra i 2 euro al litro.Una visione non troppo lontana dalla realtà dato che al momento la riserva di carburante potrà soddisfare la domanda mondiale per almeno un anno. L’Arabia Saudita fa sapere che gli stabilimenti presto torneranno al 60% della funzionalità.

Ma nulla è sicuro, i tempi potrebbero essere lunghi e i danni più invasivi di quanto previsto, per questo non è da escludere che da qui a qualche mese, quando le riserve andranno in esaurimento, i prezzi della benzina possano sfiorare e superare quota 2 euro al litro. Per il momento l’aumento rimarrà stabile a qualche centesimo in più per le prossime settimane, poi chissà.