Pillola anti-Covid: quando arriva in Italia, costi e come funziona

Alessandro Cipolla

18 Novembre 2021 - 16:15

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Molnupiravir (Merck) e Paxlovid (Pfizer) sono i due farmaci anti-Covid in attesa di approvazione: quando queste pillole arriveranno in Italia, quanto costeranno e qual è il loro funzionamento.

Pillola anti-Covid: quando arriva in Italia, costi e come funziona

Quando arriva in Italia la pillola anti-Covid? Presto nella fondamentale battaglia contro il virus potremmo avere delle armi in più a nostra disposizione, visto che sono due i farmaci che hanno avviato il loro iter di approvazione: Molnupiravir (Meck) commercializzato con il nome di Lagevrio e Paxlovid (Pfizer).

Il Molnupiravir il 4 novembre è stato approvato nel Regno Unito mentre a ottobre ha iniziato il suo percorso di peer review sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea. Paxlovid invece per il momento è in fase di valutazione solo Oltreoceano.

Se tutto dovesse andare per il meglio, il disco verde per Molnupiravir da parte dell’EMA dovrebbe arrivare a fine dicembre. “I nuovi farmaci potrebbero arrivare nelle settimane successive a Natale - ha spiegato il direttore dell’AIFA Nicola Magrini - Ci siamo già attivati per prenotarli”.

A inizio 2022 le pillole ant-Covid dovrebbero arrivare in Italia, con questi farmaci antivirali che potranno essere usati anche a domicilio nella prima fase del contagio Covid.

Molnupiravir: la pillola anti-Covid di Merck

Tra i tanti farmaci pronti a dare il loro contributo nella lotta contro il Covid, la pillola che prima di tutte le altre potrebbe arrivare in Italia è Molnupiravir dell’americana Merck, una delle più grandi case farmaceutiche in tutto il mondo.

Nel dettaglio si tratta di un antivirale orale, che può essere assunto nei pazienti in una situazione lieve o moderata tramite una pillola e quindi anche non necessariamente in ospedale: il trattamento consiste in due compresse ogni 24 ore per cinque giorni.

Quando il SARS-CoV-2 entra in una cellula, per formare nuovi virus deve duplicare il suo genoma a RNA. Molnupiravir è capace di inserirsi in queste parti di RNA producendo degli errori al suo interno provocando così una mutazione: a forza di mutazioni alla fine il virus muore.

A inizio ottobre Merck, in un comunicato stampa, ha dichiarato che durante la fase di sperimentazione il farmaco ha avuto un tasso di efficacia del 50% per quanto riguarda l’evitare le ospedalizzazioni.

Il 4 novembre il Regno Unito ha autorizzato l’utilizzo del Molnupiravir, che è commercializzato con il nome di Lagevrio, con un ciclo di terapia che si stima possa avere un costo di 700 dollari. Per quanto riguarda l’Unione Europea invece l’EMA dovrebbe esprimersi sul farmaco a fine dicembre.

Merck a fine ottobre ha annunciato “un accordo di licenza volontario per favorire l’accesso globale a prezzi accessibili al suo antivirale sperimentale anti-Covid Molnupiravir”. In sostanza il colosso americano “ non riceverà royalty per le vendite del farmaco finché il Covid rimarrà classificata dall’OMS come un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale”, contribuendo a “creare un ampio accesso a Molnupiravir in 105 Paesi a basso e medio reddito”.

Ci sarebbero già 50 aziende in tutto il mondo pronte a produrre il generico di Lagevrio, con il costo che così potrebbe crollare in questi Paesi fino a 20 dollari a trattamento.

Paxlovid, il farmaco di Pfizer

Così come fatto da Merck, anche Pfizer ha deciso di permettere la realizzazione di un generico del suo Paxlovid che così, in 95 Paesi e basso reddito, potrà essere distribuito a un costo molto basso.

Per tutti gli altri Paesi ad alto reddito che non rientrano nella lista dei 95, tra cui anche l’Italia, a prezzo pieno anche qui si stima la necessità di un esborso di 700-750 dollari a trattamento.

Anche Paxlovid è un antivirale che va assunto per via orale, sei pillole al giorno per sei giorni, durante la prima fase del contagio al Covid, ovvero entro massimo cinque giorni dopo aver fatto un tampone positivo.

Il farmaco di Pfizer agisce andando a bloccare le proteasi, degli enzimi di cui il SARS-CoV-2 ha necessità per potersi replicare. Stando all’azienda farmaceutica, Paxlovid avrebbe un tasso di efficacia dell’89% nella riduzione delle ospedalizzazioni e delle morti.

Il 16 novembre Pfizer ha fatto richiesta alla FDA per l’uso di emergenza negli Stati Uniti, ma presto l’iter potrebbe avviarsi anche in Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Resta da capire adesso quando il farmaco sarà sottoposto al percorso di peer review anche da parte dell’EMA.

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