La Società italiana di Neuropsicofarmacologia chiede di inserire lo sport tra le prescrizione mediche e di equiparare i suoi benefici a quelli dei farmaci
“Mens sana in corpore sano” è una massima che risale all’Antica Roma e che oggi, nel 2026, ha assunto anche una validazione scientifica. Alcuni studi recenti affermano infatti che fare sport può ridurre il rischio di depressione nei giovani addirittura del 22%.
Parte da queste basi la recente richiesta della Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) di inserire l’attività fisica tra le prescrizioni cliniche, al pari dei farmaci, nella cura dei disturbi legati all’umore.
Scopriamo i perché di questo appello, su quali basi scientifiche è fondato e cosa ha scoperto la scienza in tempi recenti sul rapporto tra sport e benessere mentale.
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La scienza conferma che lo sport riduce il rischio di depressione
La scienza è ormai concorde sul fatto che l’attività fisica agisce sui dopaminergici e serotoninergici e che è diventata fondamentale in un’epoca come la nostra in cui la diffusione di patologie mentali cresce ininterrottamente da un decennio.
L’ulteriore conferma del rapporto positivo tra sport e salute mentale è arrivata poco tempo fa da un importante studio condotto dall’Università del Sichuan e pubblicato sull’autorevole Journal of Affective Disorders. Una ricerca che ha evidenziato come nei giovani fare attività fisica almeno 3 volte a settimana per appena 20 minuti può portare a una riduzione del rischio di depressione compreso tra il 15% e il 22%,
Un’altra metanalisi, invece, questa volta concentrata su circa 70mila adulti e pubblicata su Psychiatry Research ha rivelato che lo sport può portare a miglioramenti tangibili nel 40% dei casi di persone che soffrono di ansia.
Lo sport si trasforma da consiglio a prescrizione medica
Questi studi appena presentati sono tra i più recenti di una letteratura scientifica ormai solida e profonda. Per questo motivo una Società importante come la Sinpf chiede a gran voce di trasformare l’attività fisica in una vera a propria prestazione medica paragonabile a un farmaco.
Sarebbe un passo avanti enorme nel riconosce allo sport un ruolo terapeutico e nella creazione di protocolli che combinino psicoterapia, trattamenti farmacologici e movimento per affrontare un problema, quello dei disturbi mentali, sempre più diffuso in tutte le fasce d’età.
Uno dei punti di forza di questo approccio integrato è la neuroplasticità. È stato ampiamente dimostrato che l’esercizio fisico migliora le capacità di adattamento e auto-riparazione del cervello, incrementando le funzioni cognitive e aiutando nella gestione dello stress. Un effetto preziosissimo negli anni dell’adolescenza ma che potrebbe rivelarsi molto utile anche per contrastare l’isolamento e il declino cognitivo tra gli anziani.
Anche guardare lo sport in TV può portare piccoli benefici
Davvero in pochi l’avrebbero detto, ma la più recente letteratura scientifica afferma che anche guardare le performance atletiche sullo schermo della TV può portare benefici alla mente.
Studi internazionali sostengono che la semplice fruizione passiva di eventi sportivi è capace di stimolare i neuroni specchio e di ridurre il senso di isolamento sociale.
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