Petrolio: la ripresa dei prezzi? Non è ancora finita

I principali investitori istituzionali continuano a sottopesare leggermente il petrolio, fornendo così un potenziale supporto per il futuro

Petrolio: la ripresa dei prezzi? Non è ancora finita

I prezzi del petrolio hanno subito un ribasso del 40% nel mese di ottobre, enfatizzando l’eccesso strutturale di offerta dell’oro nero.

In questo quadro, i produttori statunitensi sono stati colti alla sprovvista dalla caduta dei prezzi del petrolio e si avviano verso una produzione più moderata anche perché le infrastrutture ormai sature potrebbero indurre un limite.

L’OPEC indebolito dalla shale revolution

Il ruolo dominante dell’OPEC è stato indebolito dalla rivoluzione americana dello shale, in corso dal 2010 in poi. A partire da quell’anno l’OPEC ha perso parte del suo potere sui prezzi e deve adesso condividere il mercato con l’offerta proveniente dagli Stati Uniti.

“Le produzioni di Paesi OPEC e non OPEC hanno avuto trend simili. Di conseguenza l’OPEC non può più permettersi di non essere credibile e deve tentare di riguadagnare influenza attraverso la collaborazione con Russia e altri Stati non OPEC”, afferma Jean-Baptiste Berthon, Senior Cross-Asset Strategist per Lyxor Asset Management.

Per l’esperto della casa di gestione è importare guardare all’OPEC+: “occorre vedere se il cartello sia davvero intenzionato ad effettuare i tagli alla produzione per 1,2 milioni di barili al giorno (su dati di ottobre) decisi a dicembre”, lo strategist infatti enfatizza che le stime di produzione di gennaio evidenziano come non ci sia stata alcuna procrastinazione.

Produzione più moderata in Usa

Gli ultimi risultati finanziari dei produttori americani suggeriscono che gli investimenti rimarranno moderati, data la pressione degli azionisti sulla redditività e i prezzi del petrolio che ancora si aggirano attorno al breakeven.

“Anche gli avviamenti e completamenti degli impianti stanno rallentando, così come i ricavi delle società di servizi di perforazione, mentre lo stock di pozzi perforati ma non completati è in aumento”, spiega Berthon.

“Il sovraffollamento negli oleodotti e nelle attività di raffinazione e l’entrata in vigore di standard più stringenti in materia di inquinamento per l’industria navale potrebbero portare la produzione di shale statunitense ad essere inferiore rispetto alle aspettative almeno nel 2019 – prosegue il gestore di Lyxor -. Ciò sosterrebbe i prezzi del petrolio e, solo temporaneamente, ridurrebbe lo sconto del WTI vs Brent”.

La domanda di petrolio non crollerà

Mentre le questioni riguardanti la crescita globale vista in rallentamento persistono, il rischio di eventi estremi si è attenuato e questo scenario dovrebbe stabilizzare la domanda del petrolio. “A fine 2018 la domanda di petrolio è stata trascinata in basso da Europa, Giappone, ma soprattutto dalla Cina, a causa dei dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti”, commenta l’esperto di Lyxor AM.

“Tuttavia, i miglioramenti nelle relazioni tra Washington e Pechino emersi nelle ultime settimane e le misure espansive cinesi dovrebbero portare ad un aumento della domanda cinese nel secondo semestre”.

Venezuela: il rischio principale per il petrolio

“La situazione in Venezuela è considerata il rischio principale per il settore petrolifero”, spiega Berthon. Un periodo prolungato d’incertezza metterebbe a rischio altri 0,5-1 milioni di barili al giorno di produzione e giustificherebbe un premio extra per il rischio.

Gli Stati Uniti, date le incertezze in Venezuela potrebbero decidere di estendere le deroghe alle importazioni di greggio iraniano a diversi Paesi, abbassando ulteriormente la percezione dei rischi iraniani per i prezzi del petrolio.

Anche la situazione in Libia rimane molto instabile con tre fazioni che puntano a controllare i principali bacini petroliferi. Sul tavolo vi è un rischio potenziale di 0,7 milioni di barili al giorno. Le complesse relazioni tra Stati Uniti, Arabia Saudita e Russia causeranno qualche problema: qualsiasi minaccia di sanzioni Usa potrebbe influire sul prezzo dell’oro nero in entrambe le direzioni.

Investitori istituzionali sottopesano il petrolio

I principali investitori istituzionali continuano a sottopesare leggermente questa asset class, fornendo così un potenziale supporto per il futuro. “I dettagli tecnici rimangono modestamente favorevoli e il sentiment rialzista si sta normalizzando. Il pricing dei settori e dei Paesi sensibili all’andamento del petrolio è coerente con un regime del prezzo della materia prima leggermente più alto”, chiosa l’esperto di Lyxor AM.

“Si stanno creando inoltre le condizioni per un picco del dollaro nei mesi a venire. Il suo status di valuta rifugio potrebbe svanire, così come la leadership monetaria ed economica degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo. I prezzi del petrolio potrebbero beneficiare di un picco del dollaro”, conclude Berthon.

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