Con i mercati finanziari che hanno chiuso in «modalità panico» le contrattazioni della scorsa settimana, e dopo che i traders hanno ammainato le vele e abbandonato la loro nave, sono tornate alla ribalta le materie prime (oro in testa a livelli da record). A riaffacciarsi anche la questione del petrolio... la risorsa naturale che scorre nelle vene dell’economia mondiale, usato dalle aziende come fonte di energia per produrre tutti i prodotti di uso comune, che fanno parte delle necessità quotidiane dei consumatori di tutto il mondo.
Il Brent è sceso di $5 toccando quota 107,25 dollari, il livello di contrattazione più basso, per poi recuperare leggermente.
Nel frattempo, il greggio WTI ha chiuso la scorsa settimana a 87,05, in calo di quasi $ 9 nella settimana. Per la cronaca, è attualmente negoziato al livello più basso dal febbraio di quest’anno!
Il problema è, però, che l’economia statunitense non è esattamente una macchina ben oliata. Così com’è, la domanda è bassa e nessuno sta comprando. Se i consumatori non spendono, allora le aziende devono ridurre il loro livello di produzione, cosa che, naturalmente, si ripercuote (negativamente) anche sulla domanda di petrolio. E’ un circolo vizioso!
Ognuno è preoccupato per la situazione economica e questo ha alimentato le voci secondo cui la Fed pomperà ulteriore «succo di quantitative easing». Questo ha spaventato molti investitori e ha contribuito al calo enorme delle materie prime registrato la scorsa settimana.
Il mercato del Light Crude Oil si trova in una fascia di incertezza. La questione ora è: si tratta semplicemente di una dovuta e necessaria correzione, dopo il rialzo massiccio dello scorso anno o gli investitori seguiteranno a dimostrarsi scettici, date la volatilità e le oscillazioni ampie che potrebbero tradursi in scelte d’investimento sbagliate?
Torniamo indietro nel tempo e vediamo cosa è successo.
Guardando il grafico, possiamo vedere che il petrolio è cresciuto notevolmente da gennaio 2007 a giugno 2008. Il prezzo del greggio WTI è salito quasi del 250% prima di toccare l’apice presso i 147,00, ai primi di luglio 2008. Cosa è successo dopo? Beh, con la Grande Recessione i prezzi del petrolio sono scesi drasticamente, fino a toccare il fondo a circa 34 dollari / barile
La storia si ripeterà?
Da un lato, l’economia americana, in fase di stallo, potrebbe frenare la domanda di oro nero. I timori di una nuova recessione probabilmente colpiranno il mercato, portando i prezzi del petrolio sotto pressione.
D’altra parte, questo non è il 2008. La domanda asiatica, con Cina e India in testa, gioca un ruolo determinante, e potrebbe rimanere sostenuta. Questo contribuirebbe a mantenere i prezzi del petrolio a galla ed evitare un drastico calo, simile a quello del 2008.
Nel frattempo i mercati si concentreranno molto probabilmente sullo stato di salute dell’economia e sugli Stati Uniti, forse costretti a misure di stimolo in più. Alla fine, potrebbe essere il sentiment, ovvero la fiducia degli investitori/consumatori, a diventare il fattore decisivo capace «fare e disfare» i prezzi del petrolio!
Tradotto da: Nadia Fusar Poli per forexinfo.it
Fonte: babypips.com
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