Petrolio: prezzi ai minimi di due mesi in attesa delle scorte USA

Il WTI nella giornata di ieri ha toccato il minimo a due mesi sulla speculazione riguardo il possibile aumento delle scorte di petrolio statunitensi. Analisi e previsioni per le prossime sedute.

Il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (WTI) nella seduta di ieri ha toccato un minimo intraday di 42,61$ a barile, ai minimi degli ultimi due mesi, chiudendo poi a 43,01$ in ribasso dell’1,43%.

Il calo dei prezzi del petrolio è dovuto principalmente alla dichiarazione dell’American Petroleum Institute secondo cui le scorte statunitensi siano aumentate di 6,3 milioni di barili nella settimana conclusa il 6 novembre: si tratterebbe del settimo rialzo settimanale consecutivo. Gli analisti intervistati di Reuters si aspettano un aumento delle scorte di circa un milione di barili.

Sul ribasso dei prezzi del petrolio incide la preoccupazione sulla salute dell’economia mondiale, oltre che la produzione da parte dell’Iraq che è vista in crescita.

I dati in possesso di Reuters mostrano che le esportazioni di petrolio dall’Iraq verso gli USA sono aumentate del 40% a novembre rispetto allo stesso periodo del mese di ottobre, per un totale di 20 milioni di barile.

Scorte di petrolio USA: cosa aspettarci dal dato di questo pomeriggio

Alle 17 di oggi la Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti pubblicherà il suo rapporto settimanale sulle scorte di petrolio, in ritardo di un giorno rispetto al consueto rilascio del mercoledì a causa della festa nazionale dei veterani USA di ieri.

I dati evidenzieranno se le scorte di greggio USA sono aumentate di 1,1 milioni di barili la scorsa settimana come ritiene la maggior parte degli analisti.

Nonostante la produzione negli USA stia diminuendo, il totale delle scorte di greggio in questo periodo dell’anno è ai massimi degli ultimi 80 anni.

Sul mercato c’è molta incertezza sul fatto che le scorte di petrolio siano destinate a ridursi, visto che la produzione globale di petrolio sta superando la domanda a seguito della decisione da parte dell’Opec di non tagliare la produzione per l’anno in corso.
L’Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio si riunirà il 4 dicembre per decidere se proseguire questa strategia volta a mantenere la propria quota di mercato o modificarla.

A riguardo Jim Ritterbusch, consulente energetico di Chicago Ritterbusch & Associates ha affermato:

Il fatto che le scorte possano risultare ai valori massimi da 80 anni negli Stati Uniti e che la produzione non stia rallentando più della domanda rafforza la nostra ipotesi che il WTI tornerà ai minimi di agosto di 38 dollari

L’analista di UBS NIk Burns afferma che un aumento di scorte di potrolio negli USA oltre le aspettative sarebbe “sorprendente”. Burns ha dichiarato:

UBS prevede una media di 55 dollari a barile per la prima metà del 2016 e di 60 dollari per il secondo semestre, per poi salire a 80 dollari entro il 2019. Tuttavia un periodo più prolungato di prezzi del petrolio bassi non si può escludere.
C’è un continuo flusso di notizie negative per il petrolio causato dalla preoccupazione costante intorno alla domanda e alla crescita economica cinese.

Petrolio WTI: analisi tecnica prossime sedute

Il WTI è scambiato a metà seduta delle borse europee a 42,89 dollari a barile, in ribasso dello 0,28% rispetto al prezzo di riferimento.

A livello tecnico siamo a ridosso del supporto che ben ha funzionato nella seduta di ieri posta a 42,50. Un dato oltre le aspettative divulgato oggi pomeriggio dall’EIA potrebbe però rendere questo livello non significativo, in quanto la pressione dei venditori diventerebbe fortissima. A quel punto livelli di supporto possono essere individuati in area 41$. Al di sotto di questo livello forte possibilità di arrivare ai minimi sotto quota 40 dollari.

In caso di rialzo, resistenze di prezzo individuate a 43,20 e a 44 dollari.

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