Non accenna a fermarsi la discesa dei prezzi del petrolio, che hanno raggiunto la soglia psicologica dei 60$ al barile. L’Opec ha confermato che non taglierà la produzione
I prezzi del petrolio sui mercati internazionali continuano a mostrare un inconsueto trend discendente, che dai top di metà giugno scorso ha ormai portato la quotazione del Light Crude Oil Wti quotato al Nymex a 60$ al barile. A partire dai top annuali di area 107,7$ al barile, il deprezzamento per il greggio americano sfiora il 78%. Numeri incredibili, che tra l’altro stanno avendo un impatto enorme sui bilanci di quei paesi produttori di greggio che coprono almeno metà del budget annuale con le entrate petrolifere. Ad esempio l’Iran deve al petrolio il 60% delle entrate fiscali annuali, la Russia il 50% e il Venezuela addirittura il 95%.
Anche altri paesi, in particolare quelli appartenenti al cartello dell’Opec, sono molto dipendenti dalle entrate petrolifere. Tuttavia c’è chi, come l’Arabia Saudita e il Kuwait, soffrono decisamente meno, in quanto anche con un prezzo del petrolio intorno ai 60$ sono capaci di raggiungere il punto di pareggio in bilancio. E poi Riyadh non ha alcuna intenzione di abbandonare l’attuale politica degli sconti di listino, in particolare ai clienti asiatici (Cina in primis), potendo sbarazzarsi una volta per tutte di pericolosi concorrenti come i produttori di shale oil americani o “nemici” di natura politica come la Russia.
Il ministro del petrolio saudita, Alì Al-Naimi, ha ribadito la promessa fatta durante l’ultimo meeting dell’Opec a Vienna di fine novembre, ovvero che l’output di greggio non sarà tagliato per nessun motivo. Il tetto alla produzione di petrolio dei paesi appartenenti all’Opec è stato così confermato a 30 milioni di barili al giorno. Non sono attese variazioni nemmeno nei prossimi mesi, anche se i prezzi dovessero precipitare al di sotto dei 50$ al barile (ipotesi che diventa sempre più probabile). Intanto l’Opec ha tagliato la view sula domanda per il 2015.
L’Opec stima che le richieste per i barili estratti dal cartello diminuiranno a 28,9 milioni dai 29,4 milioni di quest’anno, ovvero 300mila barili in meno rispetto all’ultimo report. Si tratta del livello minore degli ultimi 12 anni. A novembre scorso la produzione dei paesi Opec è stata pari a 30,5 milioni di barili al giorno. L’Arabia Saudita è stata costretta a praticare forti sconti ai grandi acquirenti asiatici, come non si vedeva da 14 anni. Stessa prassi anche per Iraq e Kuwait, gli altri due grandi produttori del cartello. Per i prezzi del petrolio è notte fonda: ieri è precipitato anche il valore del future sul Brent intorno a 63,5$ al barile.