Dopodomani parte la due giorni di riunioni del cartello. Anche se sembrerebbe scontato un taglio dell’output, salito nelle ultime settimane e a livelli da record e principale responsabile del crollo dei prezzi, le pressioni in arrivo dagli Usa complicano il quadro.
Giovedì e venerdì i riflettori saranno puntati su Vienna, sede del 175° meeting dell’Opec. Il primo giorno le riunioni saranno appannaggio dei membri del cartello, il secondo parteciperanno anche gli altri maggiori produttori, tra cui Russia e Kazakhstan, dando vita all’Opec Plus.
Il meeting arriva in un momento cruciale per le quotazioni del greggio, scese di 30 punti percentuali in poche settimane. Tra le cause troviamo la correlazione positiva con i mercati azionari, la speculazione e le tensioni relative l’andamento dei fondamentali: a fronte di una domanda in indebolimento, l’offerta non è mai stata così abbondante.
In un contesto simile, il cartello, in condizioni normali, non ci penserebbe due volte a tagliare la produzione. La decisione oggi però non è così scontata.
Arabia stretta tra due fuochi
Il presidente statunitense Trump è stato uno dei pochi a difendere il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MbS) dopo l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi. Oggi The Donald chiede in cambio il mantenimento dello status quo per garantire alla prima economia greggio a buon mercato.
L’Arabia, dopo esser stata uno dei promotori del taglio, il ministro dell’energia Khalid al-Falih aveva paventato una riduzione superiore al milione di barili, ora si trova stretta tra due fuochi.
“Se, in sede Opec Plus, dovessero orchestrare un taglio in grande stile che riporti il Brent verso I 70 dollari, rischiano di scatenare l’ira di Trump”, ha commentato Bob McNally, n.1 di Rapidan Energy Advisors. “Ma se Riad si dovesse piegare interamente alla volontà di Trump […] l’eccesso di scorte tornerà d’attualità e i prezzi sprofonderanno”.
Non sarà ripetuto l’errore del 2014
Il recente crollo dei prezzi ricorda quanto successo nel 2014. Per Nitesh Shah, direttore della ricerca di WisdomTree, “a differenza di quanto accaduto allora, riteniamo che nella riunione del 6 dicembre l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio interverrà per arginare la flessione delle quotazioni”. L’esperienza del cartello nel periodo 2014-2016 “è stata talmente sgradevole che difficilmente il gruppo vorrà tornare a una fase di debolezza dei prezzi”.
Nel 2014 la diminuzione dei prezzi era stata architettata dalla stessa Opec per tagliare le gambe all’output statunitense. Il piano, rivelatosi fallimentare, ha dimostrato “che il cartello non può fermare la crescita della produzione Usa”. “Facendo tesoro di questa esperienza, è improbabile che l’Opec voglia mantenere elevati i livelli di produzione per difendere la propria quota di mercato; piuttosto cercherà di tenere alti i prezzi per preservare le proprie entrate fiscali”.
Inoltre, appoggiando la prosecuzione dello status quo “l’Arabia Saudita sarebbe giustamente accusata di fare una mossa politica che potrebbe spaccare l’Opec”.