Perché le università non riaprono? La promessa mancata del ministro Manfredi

Aveva garantito la riapertura per metà giugno. Poi è stata posticipata a settembre. Adesso il ministro dell’Università parla di didattica mista fino a febbraio 2021

Perché le università non riaprono? La promessa mancata del ministro Manfredi

Riaprono tutte le attività produttive, negozi, bar e ristoranti, cinema e teatri, lidi balneari, sale giochi e scommesse e persino le discoteche, ma non le università. La Fase 3 ha lasciato indietro gli studenti della formazione terziaria, con tante incertezze per il futuro.

Nel piano Colao se ne parla poco e niente: le Università, gli Istituti di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, nonché i Master, rimarranno con i battenti chiusi per tutta l’estate nonostante le promesse del ministro Gaetano Manfredi.

Moltissimi studenti, rimasti a casa per tutto il lockdown, legittimamente adesso si chiedono: perché le università non riaprono?

Il coronavirus mette in crisi le università

Oggi un’indagine Svimez ha lanciato l’allarme: le università italiane rischiano un’emorragia di studenti come quella del 2008, con 10.000 iscrizioni in meno a settembre 2020, soprattutto al Sud.

Una crisi che sarà aggravata dalla prolungata chiusura degli atenei quest’estate. Eppure il ministro Manfredi, due mesi fa, aveva garantito la riapertura proprio in questo periodo, ovvero quello della sessione estiva d’esami.

Risale al 17 aprile, infatti, la dichiarazione di Manfredi circa la riapertura delle università italiane fra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Il ministro dell’Università e della Ricerca aveva detto che, con un costante decremento dei nuovi contagi, gli istituti di formazione superiore avrebbero riaperto i battenti. Quando e perché il cambio di rotta?

Manfredi: “Alto gradimento per la didattica a distanza”

Benché il Manfredi parli, sulla propria pagina Facebook, di altissimo gradimento della didattica a distanza da parte degli studenti (senza citare però le sue fonti), basta fare un giro su Twitter o dare una scorsa ai commenti ai post dello stesso ministro per capire che le cose non stanno così.

È ormai noto che la didattica a distanza ha bisogno di una connessione veloce e stabile, e gli studenti che non possono permettersela risultano già svantaggiati. L’ultima sessione d’esami, per molti, è stata un disastro. E non solo per le linee traballanti: fra gli utenti online si legge anche di “bocciati” perché, secondo i professori, non tenevano bene le mani a coprire gli occhi. Ma è possibile sostenere un esame (o un intero anno accademico, fatto di project work, tirocini e laboratori) così?

Ma non sono soltanto gli studenti a sollevare proteste contro la didattica a distanza: un gruppo di 850 docenti universitari, in questi giorni, ha scritto un appello a Manfredi per chiedere lo stop della dad e il ritorno in aula.

Le università riaprono davvero a settembre?

Eppure il ministro spinge nella direzione opposta. A settembre, infatti, le università non riapriranno per tutti, ma solo per pochi eletti: probabilmente le matricole. Per tutti gli altri didattica mista fino a febbraio 2021.

Sul suo account Facebook, il Manfredi continua a parlare dei pregi di una “formula didattica mista”, di un futuro in cui l’università “utilizza le tecnologie come opportunità per una didattica interattiva”. Ma i docenti universitari che hanno firmato l’appello evidenziano i rischi di questa formula.

Così Costanza Mariotta, docente a Padova: “Non comprendo perché a condizioni epidemiologiche non note ci debba essere una didattica mista. Quest’idea del ministro rischia di diventare strutturale e così non può essere. Se vi sarà la didattica mista i più privilegiati saranno quelli che abitano nelle città sedi degli atenei. Gli altri non pagheranno mai un affitto per venire all’università un paio di giorni a settimana. Possibile che si riaprano le discoteche, i bar, i barbieri e non gli atenei?”.

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