Titoli di Stato attaccati da scommesse short. La guerra in Iran ha dato il via subito agli attacchi contro questi bond.
A parlare sono, di nuovo, i numeri: nudi e crudi. Numeri che sono incisi in una tabella, e che dimostrano come diversi trader abbiano deciso di lanciare attacchi short contro i Treasuries, ovvero i Titoli di Stato USA. Quelli che, prima che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump tornasse alla Casa Bianca, venivano considerati ancora safe asset, asset rifugio, così come il dollaro, e che da un po’ di tempo non sono invece più visti come l’ala sotto la quale gli investitori possono trovare riparo nei tempi di crisi.
A confermare - di nuovo, nei tempi della seconda amministrazione di Trump - come la percezione dei trader e degli investitori nei confronti del debito pubblico americano sia radicalmente cambiata è la performance stessa dei Treasury, nel corso di queste ultime sedute che hanno visto gli asset finanziari globali finire ostaggio dell’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e della guerra, prima in Iran e poi nell’intero Golfo. Lo shock del petrolio, schizzato fino a 120 dollari al barile, ha fatto tremare i mercati di tutto il mondo: non solo azionari, ma anche dei bond sovrani.
E dopo un mese di febbraio in cui il trend è stato di un grande rally, a capitolare sono stati anche i Treasury USA, osservati speciali oggi - ma non solo - a causa del grande market mover appena pubblicato del dato relativo all’inflazione degli States. Il trend dell’indice CPI in linea con le attese non è stato sufficiente a scongiurare l’ennesima carica di sell sui bond USA, come dimostra il trend al rialzo dei rendimenti. Gli smobilizzi, insomma, continuano e sembrano confermare un trend che va avanti da un po’ di giorni. In particolare i rendimenti dei Treasury a 10 anni salgono di più di 4 punti base, al 4.185%. [...]
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