Perché Unicredit venderà Pioneer ad Amundi e non a Poste Italiane

Unicredit ha deciso: Amundi ha l’eslclusiva per l’asset manager Pioneer. Esce di scena la cordata composta da Poste Italiane, Anima Holding e Cassa depositi e prestiti.

Perché Unicredit venderà Pioneer ad Amundi e non a Poste Italiane

Unicredit ha deciso: la francese Amundi ha l’esclusiva per Pioneer. Il closing dell’operazione relativa alla cessione dell’asset manager è previsto per la prossima settimana e probabilmente sarà annunciato alla presentazione del piano industriale dell’istituto di Piazza Aulenti, che avrà luogo il 13 dicembre a Londra.

Niente da fare, dunque, per le altre due pretendenti, Ameriprise e la cordata italiana Poste-Anima-Cdp. Quest’ultima non intende rilanciare si focalizzerà su altre acquisizioni. Recentemente Poste Italiane ha rafforzato la propria alleanza con Anima Holding, cui conferirà BancoPosta Fondi Sgr.

In questo modo il gruppo di Caio salirà dal 10,3% al 24,9% di Anima, diventando così l’azionista di riferimento di un soggetto con circa 145 miliardi di masse gestite.

Pioneer: perché Unicredit ha scelto Amundi

Pioneer, invece, che può contare su un patrimonio di 220,7 miliardi, andrà ad Amundi. L’offerta della società - nata a inizio 2009 da Credit Agricole e SocGen, dove tra l’altro in passato ha lavorato anche Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit - si aggira tra i 3,2 e i 4 miliardi di euro.

La scelta è ricaduta sui transalpini anche perché con la cordata italiana non è stato trovato un accordo sulla distribuzione. Poste-Anima-Cdp - stando ad alcune indiscrezioni di stampa - chiedevano 5 anni, un arco temporale che a Unicredit è sembrato eccessivo.

A spingere l’istituto di Piazza Aulenti a chiudere la partita in tempi rapidi sarebbero stati anche i timori sulla situazione di instabilità politica nella quale l’Italia potrebbe piombare dopo il trionfo del No al referendum costituzionale di domenica e alla luce dell’imminente crisi di governo.

Unicredit: in via di definizione cessione Pekao e veicolo Npl

Chiuso il capitolo Amundi, Unicredit potrà dunque concentrarsi su altri dossier, come la vendita di Bank Pekao (la trattativa con i polacchi Pzu e Pfr pare in dirittura d’arrivo) e la costruzione di un veicolo per la cartolarizzazione di 20 miliardi di crediti deteriorati netti. Poi sarà la volta del maxi aumento di capitale, stimato in 13 miliardi di euro.

In un’intervista a Bloomberg, a proposito del rischio di instabilità politica, ieri Mustier ha spiegato:

“Siamo una banca forte e non siamo preoccupati della volatilità del mercato. L’Italia è un ottimo Paese, dobbiamo essere fiduciosi e guardare alle prospettive di medio e lungo termine”.

Il titolo Unicredit ha chiuso la seduta del 5 dicembre in ribasso del 3,36% a quota 2,01 euro per azione. Al momento le azioni di Piazza Aulenti si muovono in territorio negativo a -0,70% a quota 2 euro.

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