Perché Richard Gere testimonierà contro Salvini nel caso Open Arms

Luna Luciano

24/10/2021

24/10/2021 - 19:17

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Si apre il processo a Matteo Salvini per il caso Open Arms. La prossima udienza si svolgerà il prossimo 17 dicembre, intanto in aula a testimoniare contro l’ex Ministro arriva l’attore Richard Gere.

Perché Richard Gere testimonierà contro Salvini nel caso Open Arms

Richard Gere contro Matteo Salvini. L’attore di Hollywood è solo uno dei testimoni che sfileranno al processo contro il segretario della Lega per il caso Open Arms. Si è aperto proprio ieri, 23 ottobre, il processo giudiziario che vede il leader leghista accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio a seguito delle vicende dell’agosto del 2019. La nave Open Arms rimase per giorni in attesa del permesso di sbarco con oltre 147 migranti a bordo, che necessitavano di aiuti sanitari a causa delle loro precarie condizioni di salute.

Il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali italiane fu una decisione dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il segretario leghista ieri si trovava dunque a Palermo, nell’aula bunker del carcere Pagliarelli. Dopo la prima seduta l’udienza è stata rinviata al 17 dicembre, intanto sono stati ammessi tutti i testi, tra cui l’attore Gere, nonostante si fosse opposto il procuratore Francesco Lo Voi: aldilà della spettacolarizzazione del processo, sarebbero presenti testi più qualificati a fornire una descrizione accurata della vicenda.

Il caso dell’Open Arms: cosa è accaduto?

Il processo guarda ai fatti dell’agosto 2019, quando una nave spagnola Ong Open Arms è rimasta in mare aperto, dal 1° al 20 agosto, con 147 migranti a bordo in attesa del permesso di sbarco sulle coste siciliane. Per l’accusa, sostenuta dal procuratore Francesco Lo Voi, i reati si configurano dal 14 agosto con il venir meno della legittimità del provvedimento di blocco di accesso alle acque territoriali. Infatti dopo 14 giorni in mare il rilascio del PoS (Place of Safety) è praticamente necessario, anche per le condizioni di salute dei naufraghi.

Sono stati infatti molteplici gli episodi di migranti che si buttavano a mare vedendo la costa di fronte a loro. La situazione venne sbloccata grazie all’intervento del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio che, dopo un’ispezione a bordo dell’imbarcazione, dispose il sequestro della nave, permettendo così lo sbarco. Eventi questi che saranno ripercorsi in tribunale anche grazie alle testimonianze dei testi.

Open Arms: perché Richard Gere testimonia contro Salvini?

Anche Richard Gere prenderà parte al processo Open Arms contro Salvini, in qualità di testimone. Infatti mentre la nave si trovava a largo, presso le coste di Lampedusa, in attesa del permesso di sbarco, il 9 agosto 2019 Richard Gere raggiunse l’imbarcazione tramite uno yacht.

L’attore, da sempre attivista per i diritti umani, decise di salire a bordo per controllare e monitorare la situazione e lo stato di salute dei naufraghi, prestando supporto con il rifornimento dei viveri. Per tale motivo il legale di Open Arms ha richiesto che Gere fosse ammesso come teste, in quanto potrebbe riferire “quali fossero le situazioni complessive a bordo”. L’attore quindi deporrà in aula il prossimo 17 dicembre, nonostante si sia opposta la difesa di Salvini e l’accusa. Il procuratore Francesco Lo Voi ha così commentato la vicenda:

Al di là degli elementi di spettacolarizzazione della presenza di un attore famoso ci sono ben altri e più qualificati testi che possono riferire su quanto visto a bordo di quella nave.

Infatti oltre a Marc Reius Creig, comandante della Open Arms, e Ana Isabel Montes Mier, capo missione, saranno chiamati a testimoniare Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio.

Processo Open Arms e Richard Gere: Salvini si difende

Un processo poco serio. Sono queste le dure parole di Matteo Salvini che si domanda quanto possa essere obiettivo un processo nel quale verrà da Hollywood Richard Gere per testimoniare. A essersi opposto alla testimonianza dell’attore è stata anche la sua avvocata per la difesa Giulia Bongiorno, che in aula ha lamentato di non essere riuscita a ottenere gli atti di alcune indagini a carico di Ong, tentando di allargare il banco degli imputati.

Intanto la linea della difesa è ben chiara, secondo la Bongiorno l’Italia non aveva le competenze per assegnare il porto sicuro per lo sbarco, in quanto i servizi segreti avevano fornito dati su possibili infiltrazioni terroristiche, sconsigliando lo sbarco. Proprio per questo Matteo Salvini si dice calmo, la sua decisione di non acconsentire allo sbarco era dettata dalla volontà di “difendere i confini e la sicurezza”, non pensando ai migranti che per venti giorni sono rimasti in mare aperto.

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