Pensioni precoci, ultime novità: ultima chiamata per la Quota 41?

Settimana decisiva per la riforma delle pensioni e il futuro dei lavoratori precoci. L’incontro tra sindacati e Governo è l’ultima possibilità per la Quota 41?

Quella che si apre è una settimana decisiva per quanto riguarda la riforma delle pensioni e, in particolare, per i lavoratori precoci.
I precoci, infatti, che da mesi stanno chiedendo senza successo al Governo l’approvazione della Quota 41 che permetterebbe loro di andare in pensione senza penalizzazioni al raggiungimento dei 41 anni di contributi versati indipendentemente dall’età anagrafica, attendono con ansia l’incontro tra sindacati e Governo che avverrà domani 14 giugno alle 14:30 e che potrebbe rappresentare un punto di svolta per la loro situazione.
Le parti sociali e l’esecutivo, infatti, si incontreranno per la seconda volta per parlare della riforma delle pensioni. Sul tavolo di discussione anche la situazione dei precoci finora snobbata da parte del Governo.
A difendere la situazione dei lavoratori precoci c’è anche Cesare Damiano, ex Ministro del Lavoro e presidente della Commissione Lavoro della Camera, che da mesi si batte per la Quota 41.
Quella di domani sarà quindi l’ultima chiamata utile per la Quota 41?

Pensioni precoci, futuro della Quota 41 dipende dall’incontro tra sindacati e Governo
In vista dell’incontro tra i sindacati e il Governo, quest’ultimo ha fatto sapere la propria disponibilità al confronto sulle misure dal inserire nella prossima riforma delle pensioni.
Gli argomenti di discussione che le parti sociali presenteranno sono diversi: i lavori usuranti, la proroga di Opzione donna, gli esodati, le ricongiunzioni onerose e la situazione dei lavoratori precoci.
Per ora, infatti, il Governo ha fatto passi in avanti solo sul tema della flessibilità in uscita proponendo come soluzione alla pensione anticipata l’Ape, una forma di pensionamento anticipato basato sul prestito.
L’Ape garantirebbe ai nati dal 1951 al 1953 di andare in pensione con tre anni di anticipo rispetto alla data prevista per la pensione di vecchiaia, ma escluderebbe ancora una volta i lavoratori precoci che si ritroverebbero ad andare in pensione solo dopo aver versato 43 o 44 anni di contributi, come previsto dalla Legge Fornero.
L’unica soluzione alla situazione dei precoci, dunque, sembra essere la Quota 41, la proposta avanzata da Cesare Damiano che per ora il Governo non ha ancora preso in considerazione.

Pensioni precoci: Damiano dalla parte della Quota 41
E se i sindacati presenteranno al Governo la necessità dell’approvazione della Quota 41, anche Cesare Damiano è schierato dalla parte delle parti sociali.
Proprio il presidente della Commissione Lavoro della Camera, infatti, aveva lanciato una petizione a favore della Quota 41 che nel giro di poco tempo ha preso molti consensi.

«Dobbiamo indicare al Governo le nostre proposte alternative sui temi sociali. Va trovato l’accordo con i sindacati sulla flessibilità delle pensioni e sui lavoratori precoci prima del referendum di ottobre»

ha commentato Damiano.

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