Patto del Nazareno: che cos’è e qual è il suo significato?

Patto del Nazareno: cos’è, o meglio, cos’è stato? E soprattutto, assisteremo a un suo ritorno?

Che cos’è il Patto del Nazareno? Qual è il suo significato? E, soprattutto, assisteremo a un suo ritorno? Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha recentemente affermato che il suo partito farà “un’opposizione responsabile” al governo Gentiloni e che è disposto anche a votare diversi provvedimenti se questi saranno giudicati “positivi per l’Italia e gli italiani”.

I toni soft riservati dal Cavaliere al presidente del Consiglio in quota Pd hanno spinto molti a ipotizzare un imminente ritorno del cosiddetto Patto del Nazareno.

L’asse con il Partito democratico sulle riforme istituzionali fu siglato quasi due anni fa e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Tre governi e due presidenti della Repubblica si sono succeduti da quel famoso 18 gennaio 2014, giorno in cui Berlusconi e il segretario dem Matteo Renzi si incontrarono nella sede romana del Pd in largo del Nazareno, a cui per metonimia si deve il nome della storica intesa.

Ma cos’è (o almeno cos’è stato) il Patto del Nazareno?

Patto del Nazareno: cos’è e come nasce?

Tutto ha inizio nel dicembre del 2013. Matteo Renzi ha appena vinto le primarie per la segreteria del suo partito e, prima di lanciare la sua Opa su Palazzo Chigi per subentrare a Enrico Letta, stila un’agenda politica che contiene una serie di riforme istituzionali, tra cui quelle inerenti al superamento del bicameralismo paritario (e alla trasformazione del Senato in una sorta di Camera delle autonomie) e l’Italicum, la legge elettorale che avrebbe sostituito il Porcellum, nel frattempo dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Renzi, tramite una lettera aperta alle principali forze politiche italiane, chiede agli altri partiti di scrivere insieme le regole del gioco. Berlusconi - che pochi mesi prima era stato condannato in via definitiva nel processo Mediaset ed estromesso dal Senato - accetta di sedersi al tavolo e il 18 gennaio 2014 si reca nella sede del Pd per incontrare Renzi.

I due gettano le basi per un’intesa che dura fino all’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, avvenuta il 31 gennaio 2015.

Patto del Nazareno: i sospetti sull’intesa tra Renzi e Berlusconi

L’accordo sulle riforme siglato tra Renzi e Berlusconi presta il fianco a dietrologie e sospetti d’ogni sorta. Alcuni esponenti delle opposizioni arrivano a ipotizzare che il Patto altro non sia che una sorta di salvacondotto per Berlusconi e le sue aziende in cambio dei voti di Forza Italia per realizzare il programma di riforme del governo Renzi.

Secondo altri, uno dei punti segreti dell’accordo riguarderebbe l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, scrive a proposito sul suo blog:

“Anche se del Patto non si sa una fava, ogni negoziazione elettorale ricade o deve ricadere nel perimetro del Patto del Nazareno. Il problema è che nessuno conosce questo perimetro e neppure un singolo articolo del suddetto Patto che sta sempre più prendendo un alone leggendario, come certi testi antichi. E’ un testo segreto che riguarda tutti, ma inconoscibile. Chissà cosa contiene? In mancanza di un accesso diretto al nuovo testo della democrazia pregiudicata, non si possono che avanzare congetture. A pensar male si fa peccato e allora si pecchi senza freni”.

Patto del Nazareno: la fine dell’intesa

L’intesa in Parlamento tra Pd e Forza Italia si infrange con l’arrivo al Quirinale di Sergio Mattarella. Berlusconi non gradisce la mossa di Renzi, kingmaker dell’ex parlamentare democristiano, e decide di rompere il Patto del Nazareno privando il governo dei voti di Forza Italia sulle riforme istituzionali, fino a quel momento appoggiate dagli azzurri.

Renzi non si scompone e grazie anche al supporto dell’ex forzista Denis Verdini (uscito da Forza Italia nel 2015) riesce a portare a casa sia l’Italicum (approvato in via definitiva dalla Camera il 4 maggio 2015) sia la tanto agognata riforma costituzionale (che passa nell’aprile del 2016).

Con il referendum del 4 dicembre, però, il ddl Boschi viene sonoramente bocciato dal voto popolare. Mentre l’Italicum (che vale solo per la Camera) sarà modificato dalla Consulta il prossimo 24 gennaio.

Renzi - dimessosi nel frattempo dalla guida del governo - vorrebbe sostituire l’attuale elegge elettorale con il vecchio Mattarellum, mentre Berlusconi preme per un ritorno al sistema proporzionale. Insomma: sembra passata un’era geologica da quel lontano 18 gennaio 2014.

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