Matteo Renzi è stato ospite della trasmissione Otto e Mezzo su La7 condotta da Lilli Gruber, affrontando diversi temi, tra cui il suo ormai noto Job Act.
Ieri sera Matteo Renzi è stato ospite della trasmissione «Otto e mezzo» su La7 condotta da Lilli Gruber.
Tanti i temi affrontati: legge elettorale (su cui non accetterà diktat da Berlusconi o altri), la volontà di ricandidarsi ancora a sindaco («le elezioni non si terranno prima del 2015»), la liberalizzazione della Cannabis («occorre prima di tutto rifare una distinzione tra droghe leggeri e droghe pesanti»), le tasse sulla casa 2014, le dimissioni di Fassina (che vengono considerate da Renzi un mero gesto politico), la web tax («una barzelletta»), il tema delle pensioni e il suo ormai famoso Job Act, che verrà presentato a metà mese.
E quando la Gruber esprime il legittimo sospetto che Renzi non voglia mettere i propri ministri al Governo perché si comprometterebbe troppo con il Governo Letta, il segretario PD ribadisce che non vuole alcun rimpasto, perché insiste:
«Io voglio cambiare il Paese non il governo».
Il Job Act di Matteo Renzi
Abbiamo già messo i vantaggi che si celano dietro le minori tutele giuridiche per il lavoro per favorire l’occupazione a cui ambisce Renzi, ma vogliamo soffermarci su un punto.
Perché Job Act? Perché non Piano Lavoro? Renzi risponde:
«Perché ci piace copiare i democratici americani».
Ma la risposta della Gruber è pungente ed apre la strada alla riflessione che molti stanno facendo:
«Forse per evitare di chiamarlo Riforma dell’art. 18?».
Renzi appare ancora reticente, come ogni volta che si tocca il tema dell’art. 18. «E’ qualcosa di più complesso» spiega e prosegue sostenendo che l’art. 18 è un chiaro esempio di come dinanzi alle questioni fondamentali si continui a guardare il dito piuttosto che la luna.
Il mercato del lavoro deve essere semplificato. Anche gli investitori stranieri hanno difficoltà ad investire in un Paese in cui le condizioni contrattuali sono disciplinate da più di 2000 articoli diversi.
Le regole del lavoro non sono chiare e i passaggi da affrontare secondo Renzi sono tre:
- condizioni economiche complessive;
- settori in cui creare occupazione (made in Italy, green economy, IT);
- regole contrattuali.
In tal senso Renzi si dice favorevole all’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, purché ci sia un bilanciamento e si riducano in egual misura le tasse sul lavoro, come l’IRAP.