Ocse taglia le stime di crescita mondiale. Anche l’Italia rallenta, di quanto?

Violetta Silvestri

8 Giugno 2022 - 12:38

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Previsioni economiche cupe anche dal report Ocse, che ha tagliato le stime di crescita mondiali allertando su tutti gli shock negativi conseguenti alla guerra in Ucraina. Quanto rallenta l’Italia?

Ocse taglia le stime di crescita mondiale. Anche l'Italia rallenta, di quanto?

La guerra in Ucraina ha reso le prospettive di crescita molto più fosche anche se l’economia globale dovrebbe evitare una stagflazione in stile anni ’70: così sintetizza il quadro mondiale l’Ocse nel report di stime economiche di giugno.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è diventata l’ultima istituzione internazionale a tagliare le sue previsioni per la crescita globale quest’anno, aumentando invece quelle sull’inflazione.

Il Pil globale raggiungerà il 3% nel 2022, con un declassamento di 1,5 punti percentuali rispetto a una proiezione fatta a dicembre. Anche l’Italia indietreggia: di quanto? Tutte le previsioni.

Previsioni economiche del mondo peggiorano: il quadro Ocse

Dopo la Banca mondiale, è la volta dell’Ocse a offrire un orizzonte prospettivo a tinte fosche.

L’invasione russa dell’Ucraina sta avendo enormi ramificazioni sull’economia globale, ma anche la politica cinese zero-Covid è un freno alla crescita globale data l’importanza del Paese nelle catene di approvvigionamento internazionali e nel consumo generale.

Nel dettaglio, l’organizzazione ha ridotto le sue prospettive di crescita globale quest’anno al 3% dal 4,5% previsto a dicembre e ha raddoppiato la sua proiezione di inflazione a quasi il 9% per i suoi 38 paesi membri. Nel 2023 stima un rallentamento della crescita al 2,8%.

L’economia statunitense aumenterà del 2,5% quest’anno, per poi rallentare all’1,2% nel 2023, al di sotto delle precedenti previsioni di crescita del 3,7% nel 2022 e del 2,4% nel 2023.

La Cina, che è stata colpita da una nuova ondata di pesanti restrizioni anti-Covid, si attesterà a un +4,4% quest’anno e a +4,9% il prossimo, in calo rispetto al 5,1% previsto in entrambi gli anni.

Più esposta alle importazioni di energia russe e alle ricadute della guerra in Ucraina, l’economia della zona euro vederà un incremento del 2,6% quest’anno e dell’1,6% nel 2023, in frenata rispetto alle previsioni rispettivamente del 4,3% e del 2,5%.

Il quadro macroeconomico globale si è oscurato per le economie emergenti, in particolare perché si prevede che saranno maggiormente colpite dalla carenza di approvvigionamento alimentare.

Tuttavia, l’organizzazione è cauta sul fatto che l’economia globale sia sull’orlo della stagflazione nonostante le somiglianze con lo shock petrolifero degli anni ’70.

Rispetto a quel momento, le principali economie consumano meno energia, le banche centrali hanno strutture e indipendenza più solide e i consumatori hanno uno stock di risparmi in eccesso rimasti dalla pandemia di Covid, ha affermato.

Il focus è anche sulle politiche monetarie. I primi effetti dell’aumento dei prezzi hanno già costretto le banche centrali a inasprire le decisioni, con la Federal Reserve statunitense che, ad esempio, ha appena alzato i tassi di interesse a un ritmo accelerato di 50 punti base il mese scorso. Nel frattempo i Governi stanno ripensando i piani di spesa mentre cercano di proteggere le famiglie.

Sebbene l’Ocse abbia affermato che è necessario che tutte le autorità monetarie riducano gli stimoli, ha esortato alla cautela in particolare nell’area dell’euro, dove l’aumento dei prezzi riflette principalmente le pressioni sull’offerta.

Italia in frenata e occhio all’inflazione: le previsioni

Nella proiezione di giugno, in Italia è stimata una crescita del 2,5% al 2022, rispetto alle previsioni per l’anno di un +4,6% risalenti a dicembre 2021.

Anche l’inflazione peggiorerà nel rapporto Ocse. I prezzi al consumo italiani passeranno da un rialzo stimato a fine 202 del 2,2% a uno del 6,3%.

L’organizzazione ha ribadito la necessità di riforme credibili per il Belpaese, nella cornice del Pnrr e un ritiro graduale degli stimoli fiscali.

Argomenti

# PIL
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