Ocse: i pensionati italiani i più avvantaggiati al mondo, il conto lo pagheranno i giovani

Novità pensioni: nel rapporto Ocse si legge come gli attuali pensionati italiani siano quelli meglio retribuiti al mondo dopo aver lavorato meno. Per i giovani invece sarà il contrario.

Ocse: i pensionati italiani i più avvantaggiati al mondo, il conto lo pagheranno i giovani

Novità pensioni: è un’Italia a due facce quella dipinta dall’Ocse in materia previdenziale. Mentre continua la road map della legge di Bilancio in Parlamento, dove al suo interno è inglobata la riforma, l’ultimo rapporto della prestigiosa organizzazione internazionale mette in luce diverse contraddizioni presenti nel nostro paese.

Lo studio dell’Ocse infatti parla di un’Italia dove chi al momento è in pensione può godere di un assegno maggiore rispetto agli altri paesi, con anche l’età effettiva di ritiro dal mondo del lavoro tra le più basse al mondo. Un sistema quindi con molti privilegiati che però ha un costo altissimo, che sarà pagato dalle generazioni attuali e future di lavoratori che, al contrario, dovranno lavorare sempre di più per prendere poi meno.

L’Ocse sulle pensioni italiane

L’Ocse, per esteso Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, è un’importante e rinomata organizzazione internazionale di studi economici con sede a Parigi. Fondata nel 1948, l’Italia è uno dei 35 paesi più sviluppati che ne sono membri.

Tra i suoi rapporti quest’anno l’Ocse ha appena diffuso il “Pensions at Glance 2017”, ovvero un approfondito studio comparativo dei vari sistemi previdenziali al mondo. Un lavoro titanico dove il nostro paese si è guadagnato l’onore di un capitolo appositamente dedicato.

Secondo l’organizzazione internazionale l’Italia infatti è il paese con il sistema previdenziale più caro al mondo, visto che ogni anno consuma il 15% del Pil del paese contro una media europea del 10%.

Una spesa considerevole anche perché fino a qualche anno fa da noi si andava in pensione con il sistema retributivo, con l’assegno previdenziale italiano che è l’83% dell’ultima busta paga percepita mentre la media Ocse è del 53%.

Per quanto riguarda poi l’età effettiva in cui i nostri pensionati si sono ritirati dal mondo del lavoro, anche qui l’Italia è ai primi posti con una media di 63 anni molto meno di paesi come Regno Unito, Stati Uniti o Spagna solo per citarne alcuni.

Naturalmente c’è però un rovescio della medaglia. Non è una novità in materia di pensioni il fatto che la spesa previdenziale nel nostro paese sia ormai un macigno cui le nostre traballanti casse statali fanno difficoltà a farsi carico.

Con il passaggio dal retributivo al contributivo e con il meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, chi attualmente sta lavorando e chi invece ancora deve iniziare pagherà il conto dei privilegi elargiti negli anni passati.

I giovani entrano sempre più tardi in un mondo del lavoro che ormai è segnato dalla precarietà e dalla incostanza dei rapporti lavorativi. Molti dei giovani nostrani in pratica arrivano alla soglia dei trent’anni a volte con pochissimi mesi di contributi.

Futuro grigio

Se in questo momento l’età media in cui un pensionato italiano si è ritirato dal mondo del lavoro è di 63 anni, nei prossimi anni questo sarà una vera e propria chimera. Guardando la tabella del meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile, si nota bene come i nostri figli e nipoti dovranno lavorare anche ben oltre i 70 anni.

  • 2018 - uomini e donne tutti a 66 anni e 7 mesi
  • 2019 - 67 anni
  • 2021 - 67 anni e 3 mesi
  • 2023 - 67 anni e 5 mesi
  • 2025 - 67 anni e 7 mesi
  • 2027 - 67 anni e 9 mesi
  • 2029 - 67 anni e 11 mesi
  • 2031 - 68 anni e 1 mese
  • 2033 - 68 anni e 3 mesi
  • 2035 - 68 anni e 5 mesi
  • 2037 - 68 anni e 7 mesi
  • 2039 - 68 anni e 9 mesi
  • 2041 - 68 anni e 11 mesi
  • 2043 - 69 anni e 1 mese
  • 2045 - 69 anni e 3 mesi
  • 2047 - 69 anni e 5 mesi
  • 2049 - 69 anni e 7 mesi
  • 2051 - 69 anni e 9 mesi
  • 2053 - 69 anni e 11 mesi
  • 2055 - 70 anni e 1 mese
  • 2057 - 70 anni e 3 mesi
  • 2059 - 70 anni e 5 mesi
  • 2061 - 70 anni e 7 mesi
  • 2063 - 70 anni e 9 mesi
  • 2065 - 70 anni e 11 mesi
  • 2067 - 71 anni e 1 mese
  • 2069 - 71 anni e 3 mesi

Fra cinquant’anni quindi i nostri giovani potranno andare in pensione a 71 anni e 1 mese, quasi 10 anni più tardi della media dei loro genitori o nonni. Anche l’assegno che poi verrà elargito sarà molto più leggero di quello del passato.

Una necessità questa dettata dall’enorme costo della spesa previdenziale in un paese come l’Italia che è tra i più vecchi al mondo. Se poi ci mettiamo anche la crisi demografica nel nostro paese il quadro si fa ancora più preoccupante.

Naturalmente non si può dare la colpa a chi ora è in pensione dopo una vita di duro lavoro in condizioni spesso molto più difficili rispetto al presente. Però tra privilegi riservati ad alcune categorie, pensioni baby e sistema retributivo, alla fine si è creata una spesa troppo elevata.

Il conto lo stanno pagando gli attuali lavoratori e lo pagheranno quelli che inizieranno nei prossimi anni. Non essendoci neanche particolari novità pensioni nella riforma che a breve verrà approvata, il destino ormai sembra essere segnato: in Italia si lavorerà sempre di più per ottenere poi un assegno previdenziale esiguo, con buona pace di politici e sindacati che in passato non sono stati capaci di comprendere il “mostro” che stavano creando.

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OCSE Pensione

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