Il nuovo DPCM penalizza i piccoli Comuni: ecco perché

Alessandro Cipolla

4 Dicembre 2020 - 09:37

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Il DPCM Natale prevede lo stop agli spostamenti tra i Comuni il 25 e 26 dicembre e il 1 gennaio: una decisione questa che penalizza i piccoli centri rispetto alle grandi città.

Il nuovo DPCM penalizza i piccoli Comuni: ecco perché

Nonostante il pressing delle Regioni, che anche questa non poco si sono lamentate, alla fine il governo ha deciso di tirare dritto per la sua strada nella stesura del DPCM Natale che andrà a regolamentare le festività degli italiani in tempo di pandemia.

Una delle norme più contestate dai vari Presidenti è quella riguardante lo stop agli spostamenti tra Comuni, a prescindere dal colore della zona, nei giorni del 25 e 26 dicembre e del 1 gennaio.

Non è un mistero che il governo con l’ultimo DPCM abbia voluto dare un segnale forte di come, sotto il periodo di Natale, non si dovrà abbassare la guardia vista la situazione sanitaria legata al coronavirus che rimane molto critica.

Con la curva del contagio che inizia a essere in discesa, nel bollettino del 3 dicembre si è registrato però il triste record dei decessi in un solo giorno: ben 993 nelle 24 ore precedenti.

DPCM Natale: piccoli Comuni penalizzati

La scelta del governo di vietare gli spostamenti tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e del 1 gennaio, è dettata dalla logica di evitare il più possibile assembramenti nei giorni rossi del calendario.

A prescindere dall’essere d’accordo o meno sulla misura inserita nel DPCM Natale, questa stretta è evidente che andrà a penalizzare chi vive nei piccoli Comuni rispetto a chi invece nelle grandi città.

Se il presupposto è la sanità pubblica - ha sottolineato il Presidente del Veneto Luca Zaia intervistato dal Corriere - il confronto tra un Comune piccolo di poche centinaia di abitanti e uno da tre milioni come Roma non regge”.

Il fatto che nel DPCM non sono state inserite deroghe, porterà al paradosso che in provincia dei parenti non potranno vedersi anche se abitano a una manciata di chilometri di distanza, mentre chi abita nelle maggiori città avrà una mobilità ben maggiore.

A questo punto i Comuni non possono che sperare in qualche deroga emanata in extremis, magari ristretta ai congiunti e ai piccoli centri, anche se il sentore è che il governo per non creare confusione difficilmente farà passi indietro.

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