La banca centrale della Nuova Zelanda taglia a sorpresa i tassi di interesse, pesa l’inflazione e il rallentamento mondiale. Aumenta la paura per una guerra valutaria in corso.
La banca centrale della Nuova Zelanda ha tagliano inaspettatamente i tassi di interesse ad un minimo record del 2.25%, alimentando una discesa del dollaro neozelandese e le paure per una guerra valutaria in corso, il cui vari Paesi nel mondo cercano di rivitalizzare le proprie economie contro la crescita mondiale troppo lenta.
La decisione della Reserve Bank of New Zeland prevede un taglio dei tassi di interesse sul contante di 25 punti basi, a seguito della decisione della banca centrale del Giappone di adottare i tassi di interesse negativi e in attesa degli aggiornamenti di politica monetaria della BCE, in programma oggi nel primo pomeriggio, in cui ci si aspetta un ulteriore taglio in territorio negativo dei tassi sui depositi.
Gli investitori internazionali attendono l’annuncio della BCE, seguito dalla riunione della Fed la prossima settimana. Ma, per ora, il mercato azionario è in rimbalzo, alimentato dai dati USA incoraggianti e dal rialzo del prezzo del petrolio. Il greggio statunitense ha toccato i massimi di 3 mesi durante la notte.
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La Reserve Bank della Nuova Zelanda (RBNZ) ha spiegato la decisione di tagliare i tassi sottolineando la bassa inflazione e il peggioramento del contesto economico mondiale.
Nello stesso giorno, l’agenzia di rating Moody’s ha avvertito di un forte rischio sul credito neozelandese, all’interno del suo sistema finanziario, a causa della discesa dei prodotti caseari - una delle forti basi dell’economia neozelandese.
Il governatore della RBNZ, Graeme Wheeler, ha riferito una certa preoccupazione da parte dei membri della banca centrare in riferimento alla crescita cinese, aumentata dalla svalutazione inaspettata dello yuan lo scorso agosto - una decisione ha spinto molti a temere una guerra valutaria in corso.
«Se la Cina portasse avanti una svalutazione molto significativa e prolungata, in sostanza diffonderebbe la deflazione in tutto il mondo»,
ha detto Wheeler ai giornalisti in conferenza stampa.
Dato il ruolo dominante della Cina nel sistema commerciale internazionale «in linea di massima ogni altra valuta si apprezzerebbe contro la valuta cinese».
Lo spettro delle svalutazioni monetarie aveva conquistato il centro della scena durante il recente G20 a Shanghai, soprattutto a seguito della decisione a sorpresa della Cina che ha alimentato la sfiducia sulla politica monetaria del Paese e della mossa a sorpresa del Giappone di passare a tassi negativi.
Nonostante il taglio dei tassi della RBNZ di giovedì non miri a far scendere il tasso di cambio della Nuova Zelanda, Wheeler ha commentato che «circa tutte le banche centrali vorrebbero vedere i loro tassi di cambio più bassi.»
Un calo del dollaro neozelandese sarebbe «opportuno data la debolezza dei prezzi all’esportazione».
Il dollaro neozelandese è sceso bruscamente alla notizia del taglio dei tassi, alimentato dai commenti della banca centrale secondo cui saranno necessari altri tagli in futuro.