Numeri e tendenze dei Certificati

Sul mercato dei certificati d’investimento dominano le cedole e la protezione condizionata del capitale

Numeri e tendenze dei Certificati

Il 2018 verrà ricordato come l’anno dei record per il mercato dei certificati di investimento.

Con i 4 miliardi raccolti nell’ultimo trimestre dagli associati ACEPI, il saldo annuale si è attestato oltre gli 11 miliardi di euro, in rialzo del 44% rispetto ai 7,6 miliardi con cui si era concluso il 2017, evidenziando una netta controtendenza rispetto alle asset class e agli strumenti tradizionali.

Questo incremento della domanda è stato alimentato dalle opportunità di diversificazione e ottimizzazione del portafoglio, anche da un punto di vista fiscale, offerte dai Certificati e particolarmente ricercate dai consulenti finanziari.

Investitori alla ricerca di cedole e protezione condizionata del capitale

Dall’esame dell’ammontare collocato sul mercato primario per categoria ACEPI, il primo gradino del podio spetta ai certificati a capitale condizionatamente protetto che rappresentano il 93,3% della totalità delle emissioni, mentre il restante si divide tra certificati a capitale protetto (3,74%) e a capitale non protetto. Da segnalare che nel corso del 2018 il 6,3% dei certificati ha consentito di trarre profitto dai ribassi (tipologia Reverse).

Analizzando più in dettaglio i dati del 2018, si può notare come i certificati in grado di riconoscere dei proventi periodici siano stati proposti in larga maggioranza, con il 57,47% dei 2549 ISIN emessi.

Una tendenza, peraltro, confermata anche nei primi mesi del 2019 con 271 prodotti che prevedono il pagamento di uno o più coupon su un totale di 563 emissioni quotate sul mercato a metà marzo. Analizzando ulteriormente i dati, prioritaria è stata l’emissione di certificati con frequenza mensile dei coupon, presente per il 46% delle emissioni, seguita da quella trimestrale con il 23,6%.

Sempre apprezzati dagli investitori si sono rivelati anche i Bonus Certificates, con il 30% del totale delle emissioni del 2018.

Un dato significativo riguarda anche il tipo di barriera utilizzata per l’emissione dei certificati a capitale protetto condizionato: 3 certificati su 4 sono stati dotati di una barriera europea, osservata cioè esclusivamente alla scadenza, mentre solo il 25% delle emissioni ha previsto una barriera americana.

Per quanto riguarda i sottostanti utilizzati, le dinamiche di mercato e in particolare la volatilità ai minimi hanno fatto propendere per l’utilizzo di basket multisottostante, con il 33% delle emissioni scritte su panieri di tipo worst of, che, in virtù dell’effetto correlazione, consentono agli emittenti di costruire strumenti con profili di rischio rendimento più attraenti. Ciò nonostante il 53% del totale dei certificati emessi sul primario si conferma su singoli titoli azionari, di cui i due terzi italiani, mentre il 10% sono quelli scritti su indici.

Per quanto concerne infine il mercato secondario di negoziazione, sul Cert-X di EuroTLX è approdato il 54% degli ISIN con volumi che nel 2018 si sono attestati a 4,8 miliardi di euro, mentre il restante 46% è andato sul Sedex di Borsa Italiana per un controvalore scambiato pari a 4,56 miliardi.

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