No Tav, chi sono e cosa vogliono: i motivi dell’opposizione alla Torino-Lione

Lo scontato via libera da parte del Parlamento alla Torino-Lione riaccende la protesta dei No Tav: ma chi sono e cosa vuole questo movimento di protesta nato subito dopo la presentazione del progetto della linea ad alta velocità?

No Tav, chi sono e cosa vogliono: i motivi dell'opposizione alla Torino-Lione

Si avvicina all’epilogo la lunga e complessa vicenda della Tav, con il governo ormai proiettato verso il sì definitivo al via libera ai lavori per la Torino-Lione nonostante le proteste del Movimento 5 Stelle che comunque appaiono più che tardive.

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Una svolta questa che di certo non è piaciuta al movimento No Tav, che da anni si oppone al progetto della linea ad alta velocità. “La nostra lotta non si ferma” hanno annunciato gli oppositori, con tanto di manifestazione al cantiere Chiomonte prevista per sabato.

Ma chi sono e cosa vogliono i No Tav? I motivi e chi guida questa protesta che va avanti ormai dagli anni novanta, in pratica fin da quando è stato annunciato il progetto della Torino-Lione, con il movimento che sabato 27 luglio si riunirà a Chiomonte per una manifestazione dove sono attese migliaia di persone.

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Il progetto Tav

Nonostante che ancora adesso si sta discutendo sul fare o no questa opera, il progetto della Tav che andrà a collegare Torino a Lione, creando così un corridoio di treni ad alta velocità con il resto del continente, è stato ideato nel lontano 1990.

Dopo che nel 1994 l’Unione Europea andò a inserire il progetto tra le opere prioritarie per il settore dei trasporti, soltanto nel 2001 però Italia e Francia hanno trovato un accordo con il totale dei 270 km dei chilometri che è stato diviso in tre parti.

La parte principale è quella della tratta internazionale, ovvero il tunnel di base dalla lunghezza di 57 km tra Susa e Saint Jean de Maurienne, con i costi in parte rimborsati dall’Unione Europea. Le altre due sezioni poi sono quelle relative alle tratte nazionali, con i costi a carico dei rispettivi paesi.


Fonte Agi.it

In generale il percorso della linea, che per l’89% è in galleria, si snoda per 189 km (il 70% del totale) nel territorio francese, mentre per i restanti 81 km in quello italiano.

Chi sono i No Tav

In contemporanea con il lancio del progetto, in Val Susa iniziarono subito le prime proteste delle comunità locali coinvolte dai lavori per la nuova ferrovia. Dall’iniziale comitato Habitat, si venne a creare ben presto un movimento unitario denominato poi No Tav.

A formare questo movimento sono gli amministratori dei vari comuni della zona, buona parte della popolazione locale (tra cui professionisti e tecnici), la sinistra antagonista e persone riconducibili ai centri sociali e agli ambienti anarchici.

La prima grande manifestazione avviene nel maggio 1995, quando circa 4.000 persone con in testa i sindaci della Comunità Montana sfilarono per le strade del piccolo comune di Sant’Ambrogio di Torino.

Con gli anni oltre al susseguirsi delle manifestazioni non mancarono anche gli atti di sabotaggio verso i cantieri, tanto che vennero usate bombe incendiarie e in una circostanza anche cariche di dinamite.

Tanti furono i conseguenti arresti, tra cui spicca il caso dei tre anarchici Maria Soledad “Sole” Rosas, Edoardo “Baleno” Massari e Silvano Pelissero, con i primi due che poi si suicidarono in carcere prima che emergesse la loro totale estraneità ai fatti contestati.

Per capire come il passare del tempo non ha comunque affievolito la protesta dei No Tav, c’è da considerare come la loro manifestazione più numerosa, circa 80.000 persone, si sia svolta a Torino l’8 dicembre del 2018.

Dal punto di vista politico, oltre ai partiti di estrema sinistra è sempre stato il Movimento 5 Stelle il grande promotore della protesta, tanto che adesso appare un paradosso che l’ok definitivo sia arrivato proprio dal governo gialloverde nonostante l’opposizione dei pentastellati.

Ce lo aspettavamo - ha commentato il portavoce dei No Tav Lele Rizzo - è una manovra per salvare il governo e la faccia dei 5 Stelle. Per noi non cambia nulla, abbiamo solo qualche nemico in più”.

Cosa vogliono

Dopo le grandi proteste del 2006 che riuscirono a bloccare i lavori, venne decisa la creazione di un Osservatorio che ha visto la partecipazione dei ministeri di competenza, di Ferrovie, di Telt (ovvero il promotore pubblico) ma anche degli amministratori locali, delle associazioni e di diversi tecnici.

Nonostante i dieci “quaderni” redatti a seguito degli incontri dell’Osservatorio, non si è riusciti ad arrivare a una mediazione con i No Tav fermi sulla loro convinzione che la Torino-Lione sia un’opera dannosa per il territorio, inutile e costosa.

Queste sono le principali critiche dei No Tav al progetto in essere:

  • Costi: la relazione tecnica sul rapporto costi-benefici per la Tav ha stimato una possibile perdita tra i 5,7 e gli 8 miliardi per lo Stato.
  • Impatto ambientale: presenza di uranio, radon e amianto nelle aree dove si dovrà realizzare il tunnel di base del Moncenisio lungo 57,5 km.
  • Opera inutile: il trasporto merci nel traforo ferroviario del Frejus è calato da 9 milioni di tonnellate del 2000 ai 2,9 milioni del 2016.
  • Risorse da utilizzare altrove: con i soldi preventivati si potrebbe sistemare la rete nazionale e locale invece che finanziare un singolo progetto.
  • Lavori non iniziati: per il tunnel di base sono stati scavati 25 km di gallerie tecniche, di cui solo 6 km riadattabili per far transitare la linea.

“La manfrina di questi mesi giunge alla parola fine - si legge nel comunicato dei No Tav dopo il via libera del premier Conte - il governo ha gettato anche l’ultima maschera allineandosi a tutti quelli precedenti, pertanto adesso fermare la Torino-Lione tocca a noi”.

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